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Le ragazze in vendita dopo il terremoto in Nepal

In seguito al sisma che ha colpito in Nepal lo scorso 25 aprile, decine di migliaia di giovani donne e bambine sono a rischio di sfruttamento sessuale

Di Lorena Cotza
Pubblicato il 24 Mag. 2015 alle 18:00 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 12:37
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Immagine di copertina

In seguito al devastante terremoto che ha colpito il Nepal lo scorso 25 aprile, decine di migliaia di ragazze sopravvissute rischiano di finire a lavorare nei bordelli del sudest asiatico.

Il terremoto ha causato la morte di oltre 8mila persone e si stima che in migliaia vivano ancora in accampamenti di fortuna. Nel caos in cui è precipitato il Paese nei giorni successivi al sisma, molte giovani donne sono state rapite o reclutate da trafficanti, per essere vendute come schiave sessuali.

“Dopo il disastro del terremoto, i trafficanti si avvicinano alle donne con la scusa di voler portare aiuti umanitari e le rapiscono o le convincono a seguirli”, ha raccontato al quotidiano britannico The Guardian Sunita Danuwar, direttrice di Shakti Samuha, organizzazione umanitaria con sede nella capitale nepalese Kathmandu.

Ogni anno in Nepal tra le 12 e le 15mila ragazze sono vittime di una rete di trafficanti di esseri umani che le sfruttano sessualmente, secondo i dati delle Nazioni Unite. La maggior parte finisce a lavorare nei bordelli in India, ma alcune vengono vendute anche in Sud Corea e Sudafrica.

Il governo nepalese non è riuscito a gestire con tempismo l’emergenza del terremoto e migliaia di persone si sono ritrovate a dormire all’aperto per settimane. In questo contesto, le violenze sulle fasce più vulnerabili come donne e bambini sono diffuse.

“Quasi ogni settimana veniamo a conoscenza di un caso di una giovane ragazza stuprata da un gruppo di ragazzi nelle tendopoli costruite dopo il terremoto”, ha detto alla Thomson Reuters Foundation Anand Tamang, direttore della no-profit nepalese Crehpa.

La vulnerabilità delle ragazze rischia inoltre di provocare un aumento drammatico del fenomeno delle spose bambine. “I genitori con giovani figlie a carico hanno paura e pensano che il modo migliore per proteggerle sia darle in sposa il prima possibile”, racconta Tamang.

Altre vengono fatte sposare per ragioni economiche, dal momento che diverse famiglie hanno perso gran parte del loro patrimonio in seguito al terremoto. In Nepal, una ragazza su dieci si sposa sotto l’età di 15 anni e quattro ragazze su dieci prima del diciottesimo compleanno.

Il fenomeno è causato in parte dalla povertà del Paese, in parte dal sistema delle doti: il prezzo che la famiglia della sposa deve pagare al marito cresce con l’età della ragazza. Per questo i genitori cercano di far sposare le figlie quando sono giovanissime.

“I matrimoni precoci sono un male della società”, dice Tamang. “Le bambine sono private della possibilità di godersi l’adolescenza e del diritto all’istruzione. I loro sogni non vengono rispettati”.

Secondo le associazioni che lottano contro il fenomeno, le spose bambine rischiano inoltre di avere complicazioni durante il parto e c’è una maggiore possibilità che possano essere vittime di abusi domestici.

Tamang riferisce che il governo nepalese avrebbe dovuto inaugurare un piano nazionale per la lotta ai matrimoni precoci, ma con il terremoto le discussioni sul tema sono state interrotte.

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