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Home » Esteri

Crisi Russia-Ucraina, venti di guerra soffiano alle porte dell’Europa: cosa sta succedendo

Immagine di copertina
Credit: Ansa foto

La tensione tra Russia e Ucraina cresce sempre di più. Soffiano freddi venti di guerra mentre l’Europa prende posizione e gli Stati Uniti preparano migliaia di soldati all’eventualità di un’invasione russa in Ucraina. Un botta e risposta, quello tra Washington e Mosca, che rischia di far peggiorare le cose. Nel frattempo, mentre i soldati russi stazionano al confine con l’Ucraina, gli alleati della Nato annunciano i loro schieramenti con caccia e navi. “Accolgo con favore gli alleati che contribuiscono con ulteriori forze alla Nato” che “continuerà ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere e difendere tutti gli Alleati, anche rafforzando la parte orientale dell’Alleanza. Risponderemo sempre a qualsiasi deterioramento del nostro ambiente di sicurezza, anche rafforzando la nostra difesa collettiva”, ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

TRUPPE RUSSE AL CONFINE

La Russia ha cominciato a inviare soldati lungo il confine ucraino già da aprile dello scorso anno, facendo nascere già allora timori per un nuovo conflitto con l’Ucraina. In quell’occasione il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e il capo dello Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato una dichiarazione congiunta con la quale si impegnavano a sostenere l’adesione dell’Ucraina alla Nato, chiedendo anche la fine dell’annessione della Crimea da parte della Russia e lo stop all’occupazione del Donbass. La Turchia aveva detto anche di essere pronta a fornire il proprio sostegno per bloccare l’escalation delle tensioni.
Al confine non si vedevano così tante truppe dal 2014, dopo l’invasione della Crimea da parte di Mosca che aveva appoggiato i combattenti separatisti del Donbass. L’invio dei soldati è andato avanti anche durante l’estate e poi ancora a novembre. Attualmente sono ammassate oltre centomila unità. Il presidente russo Vladimir Putin, da parte sua, ha detto che nel suo territorio può muovere le truppe a su piacimento. È a dicembre, però, che la situazione ha iniziato a precipitare, quando la Russia ha chiesto agli Stati Uniti che la Nato si impegnasse a negare l’ingresso dell’Ucraina e della Georgia nell’Alleanza.
Un’escalation di tensioni che si è poi articolata negli schieramenti e nelle decisioni prese in questi giorni. Scenari che alzano lo stato di allerta e che fanno muovere uomini, donne e mezzi.

LE SCELTE DELL’OCCIDENTE

Gli Stati Uniti, l’Australia e la Gran Bretagna hanno ritirato parte del personale diplomatico dalle ambasciate a Kiev. Gli Usa hanno consigliato ai cittadini di non andare in Ucraina. Secondo il premier Boris Johnson “la Russia è pronta a un blitz per invadere l’Ucraina”, come riportato dal Financial Times. Il primo ministro ha anche specificato che qualsiasi invasione non sarà “a costo zero”, ma “ci saranno molte vittime”.
Per il portavoce del Pentagono, John Kirby, “è chiaro che i russi non hanno alcuna intenzione ora di ridurre le tensioni”. Il presidente statunitense, Joe Biden, ha valutato, quindi, la possibilità di schierare migliaia di truppe Usa nei Paesi baltici e in Europa dell’Est e potrebbero partire verso l’Europa Orientale dai mille ai 5000 soldati americani, un numero che potrebbe anche aumentare di dieci volte. Questa la decisione presa durante l’incontro a Camp David con gli alti funzionari del Pentagono.

La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha annunciato poi un pacchetto di aiuti per Kiev di “1,2 miliardi di euro” che aiuterà l’Ucraina a fronteggiare “il fabbisogno finanziario dovuto al conflitto”.
L’Italia, nel corso del summit dei ministri degli Esteri europei, ha sottolineato il sostegno a favore dell’Ucraina. Qualsiasi azione aggressiva da parte della Russia nei confronti di Kiev sarebbe “inaccettabile” e comporterebbe costi per Mosca.
Anche l’Irlanda ha preso posizione: “Vorrei informare i miei colleghi oggi su una notifica che l’Irlanda ha ricevuto dalla Russia nei giorni scorsi, che intendono intraprendere esercitazioni militari a circa 240 chilometri al largo della costa sud-occidentale irlandese. Questo sono acque internazionali, ma fanno anche parte della zona economica esclusiva dell’Irlanda. E quindi non abbiamo il potere di impedire che ciò accada. Ma certamente ho chiarito all’ambasciatore russo in Irlanda che non è il benvenuto”, ha detto il ministero degli Esteri irlandese, Simon Coveney.
La Lituania, poi, è pronta a schierare quattro caccia F-16 e a inviare una fregata nel Mar Baltico. I Paesi Bassi invieranno due aerei F-35 in Bulgaria e la Spagna manda navi per unirsi alle forze navali valutando anche lo schieramento dei caccia in Bulgaria.

La Germania, invece, non accetta che le armi tedesche siano utilizzate contro i russi. Lo ha fatto sapere la ministra degli esteri tedesca, Annalena Baerbock, aggiungendo però di essere “molto vicini all’Ucraina sia in termini di supporto finanziario che di supporto economico”.

“MANTENERE LA CALMA”

Il Cremlino intanto ha accusato i Paesi occidentali di isteria. Secondo il portavoce, Dmitri Peskov, sarebbero state diffuse informazioni “intrise di bugie”, confermando però che “le tensioni stanno crescendo”.
Anche Josep Borell, capo della diplomazia europea, ha chiesto di evitare “un esaurimento nervoso” e di mantenere la calma, pur conoscendo “l’entità delle minacce”.

Nel vertice organizzato da Biden sull’Ucraina, ieri 24 gennaio, con gli alleati europei è stata sottolineata “l’esigenza di una risposta comune, capace di tenere aperto un canale di dialogo con la Russia per allentare le tensioni, chiarendo nel contempo le gravi conseguenze che un ulteriore deterioramento della situazione potrebbe comportare”. All’incontro tenutosi da remoto era presente anche il premier Mario Draghi e ci sarebbe stata un’unanimità totale con i leader europei, hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi.
E mentre sale la tensione, i caccia sono pronti a decollare e le navi a salpare, in giornata a Parigi si terranno i colloqui sull’Ucraina con i consiglieri politici di Russia, Ucraina, Francia e Germania.

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