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In Ucraina la Turchia si schiera con i paesi occidentali mentre la Russia ammassa soldati lungo il confine

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Putin e Erdogan Credit: Ansa

In Ucraina la Turchia si schiera con i paesi occidentali mentre la Russia ammassa soldati lungo il confine

I timori di un’altra escalation in Ucraina hanno messo nuovamente in risalto il ruolo centrale per gli equilibri del Mar Nero della Turchia, che nello scontro con la Russia di Vladimir Putin si è fatta trovare dalla parte degli Stati Uniti e degli altri paesi della Nato. Un cambio di passo solo apparente nei rapporti con i paesi occidentali dopo le ripetute condanne alla politica estera e interna di Ankara degli ultimi anni, che invece conferma la rilevanza del “dittatore di cui si ha bisogno” per l’alleanza atlantica.

“Il sostegno della Turchia al ripristino della nostra sovranità e integrità territoriale è estremamente importante”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante una visita ufficiale ad Ankara lo scorso 10 aprile, in cui ha discusso con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan delle crescenti tensioni nella regione ucraina del Donbass, accompagnate dall’allarme per l’ammassamento di forze russe lungo il confine con l’Ucraina.

In una conferenza stampa con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Zelensky ha dichiarato di aver informato “nel dettaglio” Erdogan durante un incontro durato più di tre ore sulla situazione nel Donbass, dove dal 2014, secondo il governo ucraino, 14mila persone hanno perso la vita nel conflitto con le forze separatiste sostenute dalla Russia.

In una dichiarazione congiunta, entrambi i capi di Stato si sono impegnati a sostenere l’adesione alla Nato dell’Ucraina, chiedendo la fine dell’”annessione illegale e illegittima della Crimea, un ex dominio ottomano che ospita i tartari musulmani, da parte della Federazione Russa” e la fine della “occupazione” del Donbass. Durante la conferenza stampa, Erdogan ha anche dichiarato che la Turchia è pronta a fornire qualsiasi tipo di “sostegno” necessario affinché finisca il prima possibile la “preoccupante escalation”, invocando la risoluzione del conflitto tramite il dialogo.

Secondo Ucraina e Stati Uniti, nelle ultime settimane l’ammassamento di truppe russe nei pressi del confine con l’Ucraina ha raggiunto livelli che non si registravano dal 2014, quando la Russia ha invaso la Crimea e appoggiato i combattenti separatisti nel Donbass.

Il giorno precedente all’incontro con Zelensky, Erdogan ha tenuto una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, che ha accusato l’Ucraina di “gravi azioni provocatorie” nel Donbass. Nello stesso giorno, Ankara ha rivelato che gli Stati Uniti hanno ordinato il dispiegamento di due navi da guerra nel Mar Nero. Una decisione successivamente annullata da Washington, secondo quanto dichiarato oggi dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. La scelta di non inviare le navi sarebbe seguita a una telefonata tra Putin e il presidente statunitense Joe Biden tenuta martedì 12 aprile, in cui Biden ha proposto di tenere un vertice tra i due capi di Stato in un paese terzo.

Un rapporto complesso

Negli ultimi anni Turchia e Russia si sono trovati su fronti contrapposti in Siria, Libia e Azerbaigian nonostante i rapporti stretti sul piano economico e militare, evidenziati dall’acquisto da parte di Ankara del sistema di difesa missilistico S-400. Un accordo fortemente criticato dai paesi della Nato, che ha portato all’imposizione di sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Le differenze tra Ankara e Mosca sono state ancora più evidenti nel Mar Nero, dove lo scorso ottobre la Turchia ha annunciato la scoperta di un giacimento da 405 miliardi di metri cubi di gas, il più grande ritrovamento nella storia del paese.

“Il nostro obiettivo principale è che il Mar Nero continui ad essere un mare di pace, tranquillità e cooperazione”, ha dichiarato alla conferenza stampa del 10 aprile Erdogan, che in un discorso del 2016 aveva avvertito del rischio che il Mar Nero diventasse “un lago russo”. “Se non agiamo, la storia non ci perdonerà”, aveva dichiarato.

Negli ultimi anni la Turchia ha contestato sia il sostegno di Mosca ai separatisti in Ucraina orientale che l’annessione della Crimea da parte della Russia del 2014, pur dicendosi contraria all’imposizione di sanzioni. Nel 2018 ha concluso con Kiev un accordo da 69 milioni di dollari che comprende la vendita di 200 missili ad alta precisione e di sei droni Bayraktar TB2.

Lo scorso dicembre l’Ucraina ha siglato con la Turchia un altro accordo che comprende l’acquisto quattro corvette turche e il trasferimento di tecnologia turca in Ucraina, oltre alla coproduzione di droni armati turchi.

Turchia e Ucraina stanno anche finalizzando le trattative per un accordo di libero scambio, che dovrebbe raddoppiare il volume di scambi bilaterali portandoli a 10 miliardi di dollari l’anno. Nel 2017 hanno anche siglato un accordo per consentire di viaggiare senza passaporto tra i due paesi.

Droni turchi in Ucraina “nulla di cui rallegrarsi”

I droni Bayraktar TB2, con cui l’Ucraina spera di spostare gli equilibri nel conflitto contro i separatisti, sono già stati usati dalla Turchia con successo in Siria e Libia e dall’Azerbaigian in Nagorno-Karabakh, dove sono stati impiegati contro le forze armene. Una tecnologia che preoccupa la Russia, secondo quanto dichiarato dal viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov.  “Non ci può essere quasi nulla di cui rallegrarsi dato che i droni turchi, come si dice, stanno emergendo da qualche parte nel Donbass”, ha detto Ryabkov, definendo le esportazioni della Turchia “un tema serio”.

Recentemente la Russia ha sospeso la maggior parte dei voli e dei viaggi turistici verso la Turchia. Una decisione, attribuita ufficialmente a timori legati a Covid-19, che ha svuotato molte delle destinazioni turistiche preferite dai turisti russi. Le tensioni non sembrano però aver ancora fermato la cooperazione sul fronte vaccinale, dopo che a fine marzo il ministro della Salute turco ha annunciato che i due paesi hanno avviato colloqui per l’acquisto del vaccino russo Sputnik-V.

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