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La Corte suprema egiziana respinge il ricorso contro la legge che vieta le proteste nel paese

Il testo stabilisce che ogni riunione di più di 10 persone sia notificata al ministero dell'Interno tre giorni prima, e prevede il carcere per chi viola alcuni divieti

Di TPI
Pubblicato il 3 Dic. 2016 alle 15:34 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:12
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Immagine di copertina

La Corte suprema egiziana ha confermato una legge che di fatto vieta le proteste nel paese, ponendo fine a una battaglia giudiziaria che si è protratta per due anni. La legge è stata approvata nel 2013 durante le manifestazioni che chiedevano il ritorno del leader dei Fratelli musulmani Mohammed Morsi dopo il colpo di stato con cui questo è stato deposto.

La norma richiede che ogni riunione pubblica di più di dieci persone venga notificata al ministero dell’Interno tre giorni prima, e stabilisce la pena della detenzione fino a cinque anni per chi violi un lungo elenco di restrizioni applicate alle proteste. La legge consente inoltre alle forze di sicurezza di disperdere le manifestazioni illegali usando cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.

Il verdetto della corte, che non è impugnabile, mantiene tutti questi aspetti del testo legislativo intatti. A essere ritenuto incostituzionale è solo il potere del ministro dell’interno, garantito dall’articolo 10, di vietare le richieste di manifestazioni.

A causa della sentenza, le centinaia di persone che sono state arrestate dal 2013 sulla base di questa legge rimarranno in prigione.

Le organizzazioni per la tutela dei diritti in Egitto sostengono che la legge abbia l’effetto di criminalizzare tutte le forme di assemblea pacifica e di consentire alle autorità di disperdere tutte le riunioni con la forza.

Il ricorso originario contro la norma era stato proposto nel 2014 da un gruppo di avvocati. Questi sostenevano che alcune parti della legge violassero l’articolo 73 della costituzione egiziana, il quale garantisce la libertà di riunione e di associazione.

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

A novembre la Corte di cassazione egiziana ha prima ritirato la condanna alla pena di morte dell’ex presidente egiziano Morsi e poi ha ribaltato la sua condanna all’ergastolo, ritirando le accuse relative a due casi di spionaggio, cospirazione e progettazione di attentati terroristici con organizzazioni straniere.

Morsi era stato il primo presidente ad essere eletto democraticamente dopo la rivolta 2011. Nel 2013 il suo governo fu rovesciato dal generale e attuale presidente Abdel Fattah al-Sisi in seguito a proteste popolari. Morsi sta scontando altre due condanne relative ad altri casi.

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