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“Sono cinese, ma non sono un virus”: la campagna social contro il razzismo generato dal Coronavirus

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 31 Gen. 2020 alle 12:45 Aggiornato il 4 Feb. 2020 alle 08:32
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Immagine di copertina

Coronavirus e razzismo, la campagna social #JeNeSuisPasUnVirus. “Sono cinese, ma non sono un virus”

Il Coronavirus ha creato una vera e propria psicosi che ha generato anche sentimenti di razzismo ai danni degli asiatici, e in particolare dei cinesi. Il virus, infatti, ha avuto il suo ceppo di diffusione iniziale nella città di Wuhan, in Cina. Ed è proprio per la provenienza di questa nuova polmonite che sono aumentati negli ultimi giorni episodi di intolleranza di cui sono vittime i cinesi.

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Su Twitter è diventata virale una campagna social pubblicata da Lou Chengwang per lottare contro il razzismo nei confronti dei cinesi fomentato dal Coronavirus. “Je ne suis pas un virus”, recita il cartello che mostrano le persone nei selfie diffusi sui social con l’hashtag.

“Sono cinese, ma non sono un virus. Capisco che tutti abbiano paura, ma non abbiate pregiudizi, per favore”, dice Lou Chengwang nell’appello iniziale.

Lo slogan è un richiamo a “Je suis Charlie”, lanciato nel 2015 dopo l’attentato terroristico avvenuto nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi. L’Associazione dei giovani cinesi di Francia (Ajcf) ha denunciato una serie di episodi razzisti cominciati con le prime notizie del virus diffuse sulla stampa.

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