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Coronavirus, secondo Harvard “l’Italia ha fallito”

Quello che è accaduto nel nostro paese, secondo i ricercatori Usa, è stato "un fallimento sistematico nell’assorbire e agire rapidamente ed efficacemente in base alle informazioni esistenti"

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 30 Mar. 2020 alle 18:41 Aggiornato il 30 Mar. 2020 alle 18:45
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Coronavirus, secondo Harvard “Il modello Italia ha fallito”

“Gli Usa e gran parte dei Paesi europei, si sono mossi in netto ritardo così da non riuscire a contenere il Covid-19 nelle sue fasi iniziali. Oggi si può solo cercare di limitare il dilagare del contagio; ma, nel farlo starebbero ripetendo quegli stessi errori iniziali che in Italia avrebbero reso la pandemia un vero e proprio disastro: nel giro di pochissimo tempo il Paese è stato colpito da un violentissimo tsunami, costellato da un quotidiano stillicidio di morti, e oggi saremmo di fronte alla più grande crisi mai attraversata dal Paese dal secondo conflitto mondiale”.

Questo è il quadro, impietoso, tracciato sulla nota rivista scientifica Harvard Business Review da Gary P. Pisano (professor of Business Administration all’Harvard Business School), Raffaella Sadun (professor of Business administration all’Harvard Business School) e Michele Zanini (managing director of the Management Lab).

La prima parte del saggio fotografa la situazione italiana appena è scoppiata l’epidemia: “Nel giro di alcune settimane (dal 21 febbraio al 22 marzo), l’Italia è passata dalla scoperta del primo caso ufficiale di Coroanvirus al lockdown dell’intero Paese, e ciò attraverso una serie di decreti finalizzati a inibire i movimenti della popolazione, a imporre il distanziamento sociale e che hanno portato alla progressiva chiusura di tutte le attività non essenziali”.

Un “fallimento sistemico nell’agire rapidamente”

Quello che è accaduto nel nostro paese, secondo i ricercatori Usa, è stato “un fallimento sistematico nell’assorbire e agire rapidamente ed efficacemente in base alle informazioni esistenti”. Perché, spiegano gli esperti, non c’era “una completa mancanza di conoscenza di ciò che doveva essere fatto”, in quanto c’era “l’esempio della Cina”.

Esistono, secondo i ricercatori, fattori dominabili e altri fuori dal controllo umano, come la sfortuna, banalmente. Ma altri fattori sarebbero sintomatici dell’incapacità della leadership italiana di riconoscere la portata della minaccia e di mettere in campo una risposta complessiva in grado di tener conto di errori e successi nel breve periodo.

Gli autori riconoscono la difficoltà nel prendere decisioni critiche sotto stress, in tempo reale, con dati scarsi e nel pieno dispiegarsi della crisi, ma individuano alcuni elementi teorico/pratici che potrebbero diventare patrimonio comune nella gestione complessiva dell’emergenza.

Rischi sottostimati

Uno dei primi fattori ad aver condizionato le scelte del governo italiano sarebbe un meccanismo psicologico che ci fa cercare informazioni che confermino il nostro modo di vedere le cose, scartando quelle che sono in contrasto alla nostra visione. In pratica abbiamo fatto di tutto per sottovalutare i rischi. “I problemi come le pandemie, che si evolvono in modo non lineare (per esempio, iniziano in piccolo ma si intensificano in modo esponenziale), sono difficili da affrontare a causa delle difficoltà nell’interpretare in modo rapido ciò che sta accadendo” scrivono gli esperti. Il momento ideale per l’azione è all’inizio, “quando la minaccia sembra essere piccola” o inesistente, cosa che invece non è avvenuta in Italia.

Minimizzazione dell’epidemia

All’inizio in Italia la minaccia non è stata considerata in modo adeguato. E gli esempi parlano da soli. Lo studio di Harvard ricorda la campagna “Milano non si ferma” in cui a fine febbraio molti politici si sono stretti la mano sottolineando la necessità di “non andare nel panico. E Nicola Zingaretti organizzò un aperitivo nel cuore di Milano. I ricercatori puntano il dito contro i politici parlando di “incapacità sistematica di ascoltare gli esperti” e comportarsi nel modo corretto.

Per i due scienziati non c’è tempo da perdere, lo stesso Borrelli ha affermato senza giri di parole che “il virus corre più velocemente della nostra burocrazia”. Inoltre, un approccio efficace contro il Covid-19 deve essere pari a una mobilitazione bellica nei termini delle risorse umane ed economiche disponibili, della piena consapevolezza dell’opinione pubblica, di un efficace coordinamento tra pubblico e privato.

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