Coronavirus, così Google trends aiuta a individuare nuovi focolai grazie alle ricerche localizzate dei sintomi

"Non sento gli odori": in Italia o a New York questo tipo di ricerca era alta tra i trends di Google ben prima che i focolai di Covid-19 esplodessero. Un ricercatore statunitense spiega perché lo studio delle tendenze di Google può guidare nel rintracciare in anticipo le aree del mondo in cui stanno per emergere nuovi casi positivi. E anche l'incidenza di sintomi non ancora studiati

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 6 Apr. 2020 alle 15:31 Aggiornato il 7 Apr. 2020 alle 14:58
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Google trends aiuta a rintracciare nuovi focolai di Coronavirus

Google può aiutare i ricercatori a reperire più informazioni sulla diffusione del Coronavirus? Secondo “Negli Stati Uniti, durante la scorsa settimana, la ricerca della frase ‘non sento gli odori’ era altissima su Google trends a New York, in New Jersey, Louisiana e Michigan – quattro degli stati in cui l’epidemia è più diffusa. Le ricerche relative alla perdita dell’olfatto in questo periodo corrispondono quasi perfettamente all’incidenza dei casi all’interno di uno Stato”, osserva il ricercatore in un articolo del New York Times.

Anche uno scienziato informatico dello University College di Londra ha scoperto che le ricerche Google di alcuni sintomi – perdita dell’olfatto, febbre e respiro affannoso – sono andate di pari passi con l’esplosione di focolai in tutto il mondo. Per questo motivo, spiega l’autore, si possono usare le tendenze del motore di ricerca per individuare l’emergere di nuovi focolai in anticipo, prima che i casi positivi al Covid-19 siano testati in una determinata area. Un esempio di questa situazione potrebbe essere l’Ecuador, dove secondo i dati ufficiali è presente il più alto numero di casi del sud America, ma comunque in misura minore rispetto agli Stati Uniti, al Canada, all’Australia, all’Iran e alla maggior parte dei Paesi europei.

Eppure, sempre più cittadini digitano su Google ‘queries’ relative alla perdita dell’olfatto, molto di più che rispetto al resto del mondo. “Le ricerche della parola chiave “no puedo oler’ (non sento gli odori) sono dieci volte più alte su Google trends in Ecuador che in Spagna, nonostante ufficialmente il Paese sudamericano riporti dieci volte meno casi di Coronavirus pro capite che a Madrid. Non solo, gli abitanti dell’Ecuador sono anche i primi nella ricerca di altri sintomi come febbre o brividi”, scrive

I dati di Google search suggeriscono insomma che l’Ecuador potrebbe essere un focolaio di contagio molto più significativo rispetto a quello che mostrano i dati ufficiali. Il che spiegherebbe anche i video di cadaveri impilati per le strade di Guayaquil, una città portuale del Paese, condivisi dai cittadini sui social media durante le ultime settimane. Ma il ricercatore avverte: bisogna prestare attenzione, perché non sempre le tendenze di Google sono lo specchio fedele della diffusione di un virus, come avvenuto con l’epidemia d’influenza nel 2009. In quella occasione i ricercatori statunitensi, basandosi sulla localizzazione delle ricerche dei sintomi dell’influenza, sbagliarono a tracciare i focolai, perché queste erano condizionate dalle notizie e dalla curiosità di comprendere in cosa consistesse la pandemia influenzale del 2009-2010, senza per forza avvertire alcun sintomo.

Da allora gli scienziati informatici hanno compreso che devono escludere dalle proprie analisi le ricerche di informazioni generiche su una malattia, concentrandosi esclusivamente sui sintomi. Infine, spiega Davidowitz nel suo saggio, lo studio delle ricerche su Google potrebbe servire anche un altro prezioso scopo, ovvero quello d’identificare i sintomi di una malattia che non sono ancora emersi. Basti pensare che la perdita di alcuni sensi è un sintomo di Coronavirus di cui si è parlato in uno stadio avanzato dell’epidemia rispetto alla tosse o al raffreddore.

“Joshua Gans, un professore della Rotman School of Management all’Università di Toronto, ha scoperto che la frase ‘non sento odori’ era cercata in Italia molto prima che il sintomo fosse riportato dai media come collegato al virus. Anche l’Iran ha mostrato un aumento delle ricerche sulla perdita dei sensi settimane prima che questi fossero resi noti”, scrive l’esperto, e spiega che, ragionando in modo analogo, si è concentrato sulle ricerche di sintomi non ancora trattati in aree in cui i tassi di contagio sono tra i più alti. Ha scoperto così che a New York o in New Jersey sta diventando sempre più alta nelle ricerche di Google la frase “mi fa male l’occhio”.

“La ricerca di questo sintomo sembra essere aumentata nelle ultime due settimane quasi esclusivamente in zone del Paese che hanno raggiunto tassi molti elevati di contagio da Covid-19 (anche se l’aumento non è così alto come altri sintomi). I medici e i funzionari della sanità pubblica”, osserva il ricercatore “dovrebbero probabilmente esaminare attentamente la relazione tra Coronavirus e dolore agli occhi. Se non altro, comprendere perché spesso moltissime persone dicono a Google di avvertire dolore agli occhi proprio dove i casi di Covid-19 registrano tassi estremamente alti”.

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