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In Usa il Coronavirus fa strage di poveri, la Spagna migliora: a che punto è l’emergenza nel mondo | VIDEO

Di Fabio Salamida
Pubblicato il 11 Apr. 2020 alle 17:36 Aggiornato il 11 Apr. 2020 alle 17:46
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Continua il prezioso lavoro dei corrispondenti dell’associazione “Insieme in rete”, professionisti che vivono all’estero e che con l’iniziativa “Insieme nel mondo” informano tramite la loro pagina Facebook su come l’emergenza Covid-19 viene affrontata nei loro Paesi di residenza. Martina D’Orazio, psicologa, passeggia per un centro commerciale di Stoccolma pieno di gente, mostrando come in Svezia le misure per prevenire il contagio siano decisamente blande. La giornalista Cristina Marconi da Londra è stata invece la prima a informare dell’uscita del premier Boris Johnson dalla terapia intensiva e del miglioramento delle sue condizioni di salute. Nel Regno Unito il governo prepara una grande campagna di comunicazione per convincere la gente a restare a casa nei giorni di Pasqua.

Ancora difficile la situazione in Spagna, ma diminuiscono i contagi e i decessi. A raccontarlo è Steven Forti, anche lui giornalista, che pone l’accento sulle misure che il Governo della nazione iberica intende prendere per contrastare la forte crisi economica dovuta al lockdown e per contrastare il preoccupante aumento della povertà. Continua il lento ritorno alla normalità della Cina, luogo in cui tutto è cominciato. Nel suo puntuale report, l’ambasciatrice culturale Ilham Mounssif parla della graduale riapertura di parte delle attività commerciali e delle scuole, ma anche della preoccupazione per un ritorno del “nemico invisibile” che spinge alla prudenza: resteranno ancora chiusi a lungo locali, pub, discoteche e siti turistici.

Decisamente più grave la situazione negli Stati Uniti. A parlarne è ancora una volta l’attrice Isabella Weiss, che racconta come il Coronavirus abbia acuito le disuguaglianze: “A New York, come a Detroit, come a New Orleans – spiega – si muore di più se si è afroamericani o latinos. I quartieri più poveri sono i più colpiti e il 70% dei morti sono afroamericani. Si prospetta una società divisa in due: per censo e per razza”.

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