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Solo 6 convogli umanitari su 33 sono giunti a destinazione in Siria

L'Onu denuncia che dalle scorte sono state rimosse quelle mediche, mentre Aleppo è sull'orlo di una catastrofe umanitaria

Di TPI
Pubblicato il 1 Ott. 2016 alle 10:42 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:02
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Immagine di copertina

Nel corso dell’ultimo mese, l’80 per cento dei convogli di aiuti umanitari delle Nazioni Unite destinati alla popolazione siriana non sono arrivati a destinazione.

Solo sei convogli avrebbero raggiunto le aree designate e da alcuni di essi le autorità siriane avrebbero rimosso medicinali e strumenti per la chirurgia.

È questa la preoccupante rivelazione che ha diffuso ieri, venerdì 30 settembre 2016, il quotidiano britannico The Guardian, che sottolinea come milioni di persone nelle zone maggiormente colpite dalla guerra civile ormai nel suo sesto anno restino così senza accesso a scorte vitali. 

Una situazione drammatica che verrà raccontata nel dettaglio da un rapporto dell’Onu che sarà diffuso nelle prossime settimane. 

Helena Fraser, un alto funzionario dell’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), ha usato termini come “scioccante” e “catastrofico” per descrivere l’impatto del conflitto, e soprattutto i continui attacchi alle strutture mediche.

In particolare, la parte orientale di Aleppo, quella in mano ai ribelli, subisce attacchi continui. L’Onu non ha accesso a quei quartieri da quasi tre mesi e descrive la situazione come una catastrofe umanitaria. 

“Lasciate che sia chiaro: Aleppo est in questo momento si trova sull’orlo del precipizio. Sta discendendo in un abisso crudele e impietoso”, ha detto Stephen O’Brien, sottosegretario Onu agli Affari umanitari.

Quando è stato concordato un cessate il fuoco il mese scorso, il governo siriano aveva infine acconsentito all’invio di 33 convogli umanitari delle Nazioni Unite e dei suoi partner. Ma gli aiuti sono rimasti bloccati fino al 19 settembre e uno di essi è stato attaccato in circostanze ancora da chiarire, anche se i sospetti sono caduti sui jet dell’aeronautica militare russa, schierata ormai da un anno al fianco del presidente siriano Bashar al-Assad.

Altri due convogli sono stati rispediti indietro dopo aver quasi raggiunto la propria destinazione perché la strada che dovevano percorrere era sottoposta a bombardamenti.

Sei convogli sono invece riusciti a raggiungere aree assediate: Moadamiya, Madaya, Zabadani, Foua, Kafriya, al-Waer e Talbiseh, ma le Nazioni Unite hanno denunciato che dai camion sono state scaricate alcune delle scorte, in particolare quelle mediche.

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