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Condannati a morte in Iran

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Un uomo è stato impiccato per eresia e una donna deve negare di essere stata stuprata se vuole essere risparmiata

Il 37enne iraniano Mohsen Amir-Aslani è stato impiccato la scorsa settimana dopo essere stato giudicato colpevole di eresia e di avere insultato il profeta Giona.

Amir-Aslani era stato arrestato nove anni fa e secondo alcuni attivisti per i diritti umani ciò era avvenuto a causa delle sessioni di lettura del Corano da lui organizzate, dove offriva la sua personale interpretazione del libro sacro dell’Islam.

Tuttavia, le autorità iraniane negano che l’esecuzione sia legata a ragioni religiose. Dietro all’arresto di Amir-Aslani, secondo loro, ci sarebbero rapporti sessuali illegittimi avvenuti tra lui e le persone che partecipavano ai suoi incontri.

Non è tutt’ora chiaro se l’uomo avesse il permesso di svolgere queste sessioni di lettura coranica.

Sempre in Iran, ieri, è stata rinviata di dieci giorni la condanna a morte della 26enne Reyhaneh Jabbari, accusata di avere ucciso sette anni fa Morteza Abdolali Sarbandi, l’uomo che secondo quanto ha dichiarato la ragazza stava cercando di stuprarla.

La donna ha confessato di avere accoltellato la vittima, ma ora i genitori dell’uomo vogliono che Reyhaneh Jabbari dichiari anche di non aver subito alcuno stupro, e che solo in quel caso potranno prendere in considerazione il perdono.

Lo ha riferito la madre della ragazza iraniana condannata a morte, la quale dice di aver parlato con i genitori dell’uomo ucciso.

Se Reyhaneh Jabbari negasse di essere stata stuprata potrebbe venire risparmiata. In base alle leggi iraniane, la famiglia della vittima ha l’ultima parola sull’esecuzione di una condanna a morte e, se perdona il condannato, può evitare che venga ucciso.

“Ma come possiamo soddisfare una richiesta simile? – si chiede la madre di Reyhaneh – Come possiamo dire una falsità del genere? È contro i principi di mia figlia. Ci si chiede di dire una cosa non vera. Siamo distrutti, mia figlia è affranta e depressa”.

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