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Fame e conflitti stanno trascinando il nord del Burkina Faso verso una crisi

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La scarsità di cibo e l’attività jihadista nel nord del Burkina Faso rischiano di far sprofondare la regione verso una crisi umanitaria qualora non dovessero essere presi provvedimenti immediati, hanno riferito nei giorni scorsi diverse agenzie umanitarie.

Gran parte del Sahel occidentale, un’area semi arida immediatamente a sud del deserto del Sahara, sta affrontando la sua peggiore crisi alimentare dopo anni a causa delle piogge irregolari che hanno fatto crescere poca vegetazione.

Si prevede che quasi un milione di persone in Burkina Faso necessitino di aiuti alimentari, mentre una su dieci è già colpita da malnutrizione acuta, secondo le statistiche del governo.

L’intensificarsi degli attacchi da parte del gruppo armato locale Ansasrul Islam nel nord del paese renderà più complesso per le agenzie umanitarie contribuire ad aiutare la popolazione in una zona distante 250 chilometri dalla capitale Ouagadougou, hanno affermato Croce Rossa e ONU.

Ansarul Islam è nato nel 2016, fondato da un predicatore islamico radicale, e i loro attacchi sono diventati sempre più frequenti e mortali nell’ultimo periodo, come riferito dall’International Crisis Group questo mese.

Oltre 18mila persone nella zona hanno lasciato le loro case dallo scorso settembre, ha dichiarato Christian Munezero della Croce Rossa all’agenzia giornalistica Reuters, così come che numerosi presidi ospedalieri hanno chiuso. L’UNICEF ha invece reso noto che decine di scuole hanno chiuso battenti.

Come il Burkina Faso, anche il vicino Mali sta affrontando una situazione simile.

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