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L’omicidio del vice ministro in Bolivia di cui nessuno parla

Il presidente boliviano Evo Morales sostiene che le proteste dei minatori siano una cospirazione delle opposizioni per far cadere il governo. Cosa sta succedendo

Di TPI
Pubblicato il 30 Ago. 2016 alle 19:02 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 11:02
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Immagine di copertina

Sabato 27 agosto 2016 tre minatori sono stati accusati di aver assassinato il vice ministro dell’Interno Rodolfo Illanes (ne abbiamo parlato qui).

Tra gli arrestati c’era anche il presidente del sindacato dei minatori che aveva organizzato manifestazioni e proteste.

Gli uomini sono stati incarcerati con l’accusa di omicidio, associazione criminale, furto aggravato, aggressione a pubblico ufficiale e possesso illegale di armi da fuoco.

L’uccisione di Illanes, massacrato di botte dopo essere stato rapito da alcuni minatori che chiedevano al governo la modifica di una legge, ha scioccato la nazione e ha messo il presidente boliviano Evo Morales di fronte a una delle peggiori situazioni da quando è stato eletto la prima volta, nel 2006.

L’ultima settimana, un gruppo di minatori aveva bloccato l’autostrada che collega la capitale La Paz con la città di Oruro. Negli scontri con la polizia sono morti tre minatori e 17 sono rimasti feriti e il governo aveva deciso di mandare Illanes per tentare un dialogo con i manifestanti.

La maggior parte dei 100mila minatori boliviani, una delle nazioni più povere dell’America Latina, lavorano in cooperative che estraggono argento, zinco e stagno, dopo che Morales ha nazionalizzato le compagnie petrolifere.

I minatori sono stati colpiti dal crollo globale del prezzo delle materie prime e chiedevano al governo più sussidi e di permettergli di associarsi alle compagnie private che promettono stipendi più alti.

Il presidente Morales ha definito la protesta una “cospirazione politica” organizzata dall’opposizione di centro destra: “Abbiamo informazioni e documenti che provano che è una mossa per far cadere il governo”, ha detto durante una conferenza stampa.

L’opposizione si è difesa negando qualsiasi coinvolgimento e ha chiesto al governo di non dare credito a “false teorie cospirazioniste”.

Il governo, dopo il brutale assassinio del vice ministro ha escluso qualsiasi trattativa con i minatori, ha rimosso con la forza il blocco stradale e ha chiesto ai giudici di condannare i colpevoli con il massimo della pena.

Il caso Illanes è un altro esempio di come il presidente Evo Morales, uno degli ultimi leader di sinistra a governare nell’America Latina, abbia perso negli ultimi tempi la sintonia con quelle classi più povere che avevano contribuito al suo successo politico.

Ex coltivatore di coca, Morales è stato il primo presidente boliviano indigeno e ha dato al paese un governo stabile, si è impegnato nella difesa dei diritti degli indigeni e nella riduzione delle disuguaglianze (l’indice di povertà assoluta è sceso dal 38 per cento al 17 per cento della popolazione). Tuttavia la popolarità di Morales è stata erosa recentemente da alcuni scandali.

Una sua ex amante, Gabriela Zapata, da cui Morales ha ammesso di aver avuto un figlio, ricopre una posizione di rilievo nella società di ingegneria cinese Camc, che ha ottenuto più di 500 milioni di dollari in contratti con il governo boliviano e l’opposizione ha parlato di conflitto di interesse. Inoltre, accuse nella gestione di un fondo di sviluppo statale hanno investito alti funzionari del partito di Morales.

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