La bandiera fuori legge in Indonesia

Nella ricorrenza del Global Flag Raising Day, 150 manifestanti sono stati arrestati per aver esposto la bandiera simbolo dell'indipendenza perduta della Papua Occidentale

Di TPI
Pubblicato il 1 Dic. 2016 alle 19:00 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:07
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Immagine di copertina

La bandiera di Papua, la Morning Star flag, è stata alzata al cielo per la prima volta l’1 dicembre 1961, per celebrare l’indipendenza. Ma nell’arco di un anno l’Indonesia, guidata dal presidente Muhammad Suharto, ha invaso la regione, trasformandola in una sua provincia.

Da quel momento la repressione del governo indonesiano nei confronti delle popolazioni indigene è stata “continua e spietata”, secondo Octavius Motte, leader del Comitato nazionale per Papua Occidentale.

Nonostante Giacarta abbia concesso un’autonomia formale, i controlli e gli arresti si sono fatti sempre più frequenti. “Ogni manifestazione pacifica è stata brutalmente bloccata dalle forze dell’ordine e, negli ultimi 50 anni, 500mila papuani sono stati arbitrariamente arrestati; molti torturati e uccisi”, si legge sul sito web del comitato Free West Papua Campaign.

Oggi ricorre l’anniversario dalla celebrazione dell’indipendenza, il Global Flag Raising Day, e migliaia di persone stanno aggiornando le proprie immagini profilo di Facebook includendo il filtro della Morning Star flag. Centinaia di messaggi di supporto e solidarietà sono inviati da tutto il mondo in sostegno della Free West Papua Campaign.

Attivisti dentro e fuori il paese stanno invitando le masse a unirsi a questo grido di indipendenza. A dimostrare all’Indonesia che il mondo non è indifferente a quanto sta accadendo.

Nell’isola, esporre la bandiera di Papua può provocare l’arresto immediato e una detenzione che può durare fino a 12 anni. I network Bbc e Cnn hanno riportato che solo nella giornata di oggi 150 manifestanti sono stati arrestati per aver esposto la Morning Star flag e per essere scesi nelle strade a rivendicare i propri diritti.

Il centro di Giacarta è bloccato da fiumi di manifestanti, contrastati da posti di blocco della polizia. Le forze dell’ordine tentano di disperdere la folla con cannoni d’acqua, arrestando i leader dei movimenti indipendentisti. Veronika Koman, consulente legale presso l’istituto Jakarta Legal Aid, ha dichiarato agli informatori della Cnn che i tentativi di mettere a tacere la libertà di espressione dei papuani sono vani: “Il movimento indipendentista è più unito che mai e determinato a far udire la propria voce”.

Da anni la comunità internazionale sta tentando di richiamare l’attenzione del mondo sugli abusi e le violazioni dei diritti umani che si verificano nella regione.

Lavorare dall’interno del paese è particolarmente complicato e pericoloso. “Giornalisti e media non sono ammessi, e attivisti e manifestanti sono arrestati e incarcerati con ogni pretesto”, confida Octavius Motte. Per questo motivo, l’attenzione internazionale è il motore del movimento di liberazione e di indipendenza di Papua.

Nel 2004, il progetto Free West Papua è stato lanciato da Oxford, nel Regno Unito. Da allora, il coinvolgimento di istituzioni, organizzazioni internazionali e governi si è fatto sempre più intenso. A ottobre 2016, il Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni razziali delle Nazioni Unite ha inviato un richiamo al governo indonesiano, innescando la procedura d’allerta per la situazione nel paese: gli abusi e le intimidazioni devono essere sospesi immediatamente.

All’Assemblea generale dell’Onu a New York, diversi leader hanno pronunciato parole di solidarietà e interesse per gli abitanti di Papua.

*A cura di Giulia Squadrin

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