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Home » Esteri

Le autorità del Kirghizistan scagionano il sospettato dell’attentato di Istanbul

Immagine di copertina

Iakhe Mashrapov dunque è estraneo ai fatti e non si trovava in Turchia al momento della strage del Reina. Le autorità turche non hanno rilasciato alcuna dichiarazione

Le autorità del Kirghizistan hanno escluso che Iakhe Mashrapov, l’uomo sospettato di essere l’autore della strage di capodanno a Istanbul, sia coinvolto nell’attentato rivendicato dall’Isis.

Un’immagine del passaporto kirghizo dell’uomo era circolata su diversi media, ma Mashrapov è stato interrogato ed è stata stabilita la sua estraneità ai fatti. Mostrando il documento avrebbe infatti dimostrato che non era in Turchia il giorno dell’attentato.

Il malinteso si deve probabilmente alla somiglianza del kirghizo all’uomo che compare in alcune immagini video diffuse lunedì 2 gennaio dalla polizia turca.

I media locali hanno anche diffuso la notizia che l’autore dell’attacco nel nightclub Reina sulla sponda europea di Istanbul proviene dall’Asia centrale e che avrebbe affittato un appartamento nella città di Konya insieme alla moglie e due figli, che sarebbero stati presi in custodia e interrogati. 

Scagionato Mashrapov, le indagini sembrano in alto mare, anche se le autorità turche sono state restie a diffondere dettagli circa il loro andamento.

L’unica dichiarazione ufficiale, rilasciata per bocca del vice primo ministro turco Numan Kurtulmus lunedì, asseriva che la polizia è in possesso delle impronte digitali e di una descrizione del sospetto e che l’uomo verrà identificato rapidamente.

Nel frattempo, sono state arrestate dodici persone sospettate di essere fiancheggiatori dell’attentatore e altri due stranieri sono stati fermati all’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul martedì 3 dicembre.

Intanto sembra acquistare credito l’ipotesi che l’autore della strage del Reina, costata la vita a 39 persone tra cui 28 stranieri, abbia ricevuto qualche tipo di addestramento militare, seppur rudimentale, da cui sarebbe scaturita l’idea che l’attentatore abbia combattuto tra le fila dell’Isis in Siria e Iraq.

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