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Chi è l’uomo che ha ucciso 19 disabili in Giappone?

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Satoshi Uematsu aveva lavorato nel centro che è diventato teatro della sua strage. Mesi fa aveva scritto delle lettere in cui preannunciava il massacro

Un giorno prima di aver tentato di consegnare una lettera nella quale si offriva di uccidere centinaia di disabili a un deputato giapponese, l’uomo sospettato di aver compiuto la più grave strage del paese in decenni aveva twittato: “Non so se sia giusto o meno, ma agire è l’unica soluzione”.

A sei mesi da questi due episodi, segnali d’allarme ignorati, Satoshi Uematsu, 26 anni, è stato arrestato per aver pugnalato a morte 19 persone e averne ferite 45 mentre dormivano in un centro per disabili dove ha lavorato per oltre tre anni e fino al febbraio scorso.

La polizia non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione in merito alla follia omicida che si è abbattuta su un paese in cui il tasso di criminalità è tra i più bassi al mondo e gli omicidi di massa sono rarissimi.

Informazioni sull’aggressore emergono intanto dal suo account Twitter e dai racconti di vicini e conoscenti. Un giovane uomo sempre educato che ha fatto del suo lavoro in un centro per persone con disabilità fisiche e mentali a 40 chilometri da Tokyo la sua ossessione.

Akihiro Hasegawa, che ha vissuto alla porta accanto per otto anni, sostiene di non aver mai notato nulla di strano in lui. “Sorrideva sempre nel salutarmi, era molto educato e di buone maniere. Davvero un ragazzo cortese”, ha dichiarato il 73enne.

“Sarebbe più facile capire le ragioni del suo gesto se avesse dato dei segnali d’allarme, ma non ce ne sono stati. Forse il suo lavoro gli ha dato alla testa”, ha detto ancora Hasegawa. “Non conoscevamo l’oscurità che si celava nel suo cuore”.

Uematsu, tuttavia, era finito sotto la lente d’ingrandimento delle autorità a febbraio, quando disse che avrebbe potuto annientare 470 disabili.

“Sono del tutto consapevole che questa dichiarazione sfida il buon senso”, aveva scritto nelle lettere indirizzate al presidente della camera. “Tuttavia, non posso darmi pace nel pensare all’aria esausta delle persone che devono prendersi cura di loro e allo sguardo folle dello staff nei centri. Perciò, nell’interesse del Giappone e del mondo, mi sono deciso ad agire oggi”.

Nelle lettere Uematsu prometteva di agire rapidamente, senza fare del male allo staff, e che sperava che sarebbe stato riconosciuto innocente per incapacità di intendere e volere.

Scriveva che il suo obiettivo era un mondo in cui alle persone affette da gravi disabilità era concessa l’eutanasia, se non potevano vivere nelle proprie case ed essere membri attivi della società.

Dopo essere stato convinto a dimettersi volontariamente dal suo posto di lavoro, per cinque mesi se ne era stato tranquillo.

Aveva detto alla polizia che avrebbe ucciso se il governo avesse approvato la sua iniziativa e così il 19 febbraio era stato deciso che doveva essere internato in un ospedale psichiatrico.

Ma il due marzo i dottori decisero che poteva essere dimesso, e a cinque mesi di distanza Uematsu ha trasformato in azioni le sue parole.

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