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Home » Esteri

L’attacco di al-Qaeda in Burkina Faso

Immagine di copertina

Un gruppo estremista affiliato ad al-Qaeda ha rivendicato l'attacco a Ouagadougou, in Burkina Faso, che ha causato la morte di 23 persone. Liberati 150 ostaggi

Nella notte di venerdì 15 gennaio 2016 uomini armati hanno preso d’assalto tre diversi locali, tra cui un hotel frequentato perlopiù da diplomatici e occidentali, Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

L’attacco, rivendicato da al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), ha causato la morte di almeno 23 persone provenienti da 18 paesi diversi.

I miliziani hanno attaccato lo Splendid hotel, un bar-ristorante lì di fronte chiamato Restaurant Cappuccino e un altro albergo. Le autorità credono che gli attentatori fossero almeno quattro, due dei quali donne: tutti quanti sarebbero morti.

Gli uomini armati hanno preso d’assalto lo Splendid hotel alle otto e trenta di sera, ora locale, un orario solitamente affollato di persone.

Hanno dato fuoco alle macchine e sparato in aria per allontanare le persone prima di fare irruzione nell’edificio e prendere diversi ostaggi. Secondo un uomo che era presente sul luogo, gli assalitori avrebbero avuto l’obiettivo di colpire gli occidentali.

(Nella foto qui sotto: lo Splendid Hotel)


Nella notte la polizia locale ha condotto un’operazione congiunta con le forze di sicurezza francesi e statunitensi che ha portato alla liberazione di almeno 150 ostaggi, una volta riottenuto il controllo dell’hotel, in parte dato alle fiamme dagli stessi attentatori.

I miliziani hanno anche lasciato diversi esplosivi ancora inesplosi, fatto che ha rallentato le operazioni di soccorso. Gli scontri a fuoco sono andati avanti fino alla mattina di sabato, quando anche l’ultimo attentatore è stato ucciso presso l’hotel Yibi, nelle vicinanze del luogo dell’attentato.

(Nella foto qui sotto: operazioni di polizia in corso)


Il Burkina Faso è un paese dell’Africa occidentale abitato da quasi 19 milioni di persone. Il 61 per cento è di religione musulmana, il 23 per cento cattolica.

Ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia nell’agosto del 1960, anno in cui è anche diventato membro dell’Onu. La lingua ufficiale è il francese. Nell’ex colonia ci sono fino a 200 forze speciali francesi in servizio stabile per via di un’operazione volta a limitare l’avanzata di gruppi estremisti.

L’attacco in Burkina Faso giunge a due mesi di distanza da un attentato – simile nelle dinamiche – avvenuto a novembre del 2015 a Bamako, capitale del Mali (esattamente una settimana dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre).

In seguito all’attacco contro l’hotel Radisson di Bamako morirono 20 persone, tra cui cittadini russi, cinesi e americani (qui un riassunto). Il Burkina Faso confina a nord con il Mali (vedi mappa qui sotto).


Il Burkina Faso è alleato con diversi governi occidentali nella notta contro i gruppi estremisti che da diversi anni danno del filo da torcere ai paesi dell’Africa occidentale e del Sahara occidentale, primo fra tutti al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) appunto.

In questo senso, l‘attacco a Ouagadougou evidenzia l’ambizione da parte di Aqmi di ampliare il proprio raggio d’azione nella regione, in linea con la strategia di crescita e d’espansione dell’Isis in Medio oriente.

“La situazione cui oggi dobbiamo fare fronte in Burkina Faso è senza precedenti”, ha detto il presidente del paese Roch Marc Christian Kabore dopo aver visitato il luogo dell’attacco. “Questi sono atti vili e codardi, le vittime sono persone innocenti”.

Testimoni che si trovavano sul posto nel momento dell’attacco hanno riferito di aver assistito a un bagno di sangue. Cecchini francesi e statunitensi, venuti in sostegno delle forze di sicurezza locali, sono stati messi di guardia in seguito all’attacco.

Nel frattempo è giunta la notizia che un dottore australiano e sua moglie sono stati rapiti nel corso della notte nel nord del Burkina Faso, al confine con il Mali (vedi mappa sopra). Non è ancora chiaro se il rapimento sia in qualche modo legato all’attacco.

(Forze di sicurezza francesi intervenute sul luogo dell’attentato)

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