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Home » Esteri

La lotta delle donne saudite per rivendicare i propri diritti

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Una ragazza di 21 anni è stata arrestata per aver pubblicato su Twitter una sua foto in cui è vestita all'occidentale a Riad, ma il suo non è l'unico atto di ribellione

L’Arabia Saudita è il paese conservatore per antonomasia, sposato com’è alla rigida dottrina musulmana wahhabita o salafita, e le donne del regno degli al-Saud sono lontane dalle conquiste di libertà e uguaglianza raggiunte dalle altre donne nel mondo.

Tuttavia esistono segnali che indicano due diverse tendenze positive: da un lato, la famiglia reale sembra sentirsi (moderatamente) meno legata alle istituzioni religiose e alle fatwa (pareri religiosi) emessi dal clero saudita e voler sostenere alcune piccole rivoluzioni sociali; dall’altro, le donne saudite hanno a modo loro messo in atto alcune piccole ma significative ribellioni allo status quo.

In questo senso, è emblematica la vicenda della 21enne Malak al-Shehri che il 28 novembre ha affidato a Twitter la sua dichiarazione d’intenti: ha scritto infatti che il mattino seguente avrebbe indossato una gonna e una giacca alla moda per andare a fare colazione da McDonald’s e poi incontrare un amico per prendere un caffè e fumare insieme.

Il giorno dopo è uscita senza la sua abaya, il lungo e largo vestito nero che le donne saudite devono indossare in pubblico per celare le proprie forme, e ha avuto l’impudente, o forse imprudente, idea di postare una sua foto in abbigliamento non conforme alle rigide regole morali del regno.

(Qui sotto Malak al-Shehri possa senza abaya a Riad, in Arabia Saudita. Credit: Twitter. L’articolo prosegue sotto l’immagine)

Il 12 dicembre un portavoce della polizia ha reso noto di aver arrestato la ragazza in seguito a una richiesta specifica del Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio di Riad. L’accusa? Disobbedienza.

La vicenda di Shehri ha causato reazioni da ambo le parti, sia tra i conservatori offesi che tra gli attivisti che la difendono e ne chiedono il rilascio anche attraverso una campagna sui social media con l’hashtag #FreeMalakAlshehri.

Tra questi anche la scrittrice e consulente in materia di sicurezza informatica Manal Massoud al-Sharif, la quale ha a sua volta postato su Twitter una sua foto senza abaya in riva al mare.

Il testo del suo tweet rileva come nel paese si usino due pesi e due misure e si applichino certe regole restrittive solo alle comuni cittadine e non, per esempio, ai membri della famiglia reale o agli stranieri.

Per quanto riguarda la famiglia reale, un certo interesse per i diritti delle donne è stato manifestato anche dal principe al Walid bin Talal che il 19 novembre aveva pubblicato una lettera in favore dell’eliminazione del divieto di guida alle donne.

Il secondo in linea di successione, il principe Mohammed bin Salman, invece, pur asserendo che il paese non è pronto a vedere le donne al volante, aveva dichiarato qualche tempo fa che “nell’islam le donne hanno dei diritti che ancora non sono stati loro garantiti”.

Altri segnali incoraggianti sono la nomina della principessa Reema bint Bandar bin Sultan a capo della sezione femminile dell’Autorità generale per lo sport, e le sue apparizioni in pubblico a volto scoperto, e anche la creazione di un posto di segretaria diplomatica per la quale si richiede che la funzionaria sia disponibile a viaggiare e stringere la mano a uomini stranieri.

— LEGGI ANCHE: Un principe saudita si è schierato a favore delle donne alla guida

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