Me

Arabia Saudita, ribelli houthi attaccano la raffineria più grande del mondo con i droni

Colpito anche un importante giacimento di petrolio, gestito dalla compagnia petrolifera nazionale Saudi Aramco

Di Anna Ditta
Pubblicato il 14 Set. 2019 alle 16:14 Aggiornato il 16 Set. 2019 alle 15:08
Immagine di copertina
Credit: AFP

I ribelli houthi dello Yemen hanno messo sotto attacco con dei droni due installazioni petrolifere in Arabia Saudita. Gli obiettivi colpiti sono la raffineria più grande del mondo e un importante giacimento di petrolio gestito dalla compagnia petrolifera nazionale Saudi Aramco.

Esplosioni e incendi sono stati causati dall’attacco nella raffineria di Abqayq (Buqyaq), dove per il momento non si hanno notizie di morti o feriti nella struttura. Neanche presso il giacimento di Khurais si registrano vittime secondo le prime notizie.

Arabia Saudita: attacco con droni alla raffineria

Secondo alcuni video pubblicati online, nella raffineria di Abqayq sono stati anche sparati colpi di arma da fuoco, ma su questa circostanza non si hanno per ora conferme.

Il ministero dell’Interno saudita ha reso noto in un comunicato che gli incendi sono scoppiati dopo che il sito è stato “preso di mira da droni”, aggiungendo che è in corso un’inchiesta.

In un breve messaggio trasmesso dal canale satellitare Al-Masirah degli houthi, il portavoce militare dei ribelli Yahia Sarie ha detto che nell’attacco alla raffineria sono stati utilizzati 10 droni e che l’azione contro l’Arabia Saudita si intensificherà se la guerra in Yemen non finirà.

Secondo i media statali ora gli incendi sono sotto controllo in entrambe le strutture. Non è ancora chiaro, tuttavia, l’impatto che gli attentati avranno sulla produzione.

L’attacco è stato rivendicato dai ribelli houthi dello Yemen, gruppo sciita sostenuto dall’Iran.

Già in passato gli houthi  hanno lanciato attacchi con droni all’interno del territorio dell’Arabia Saudita, che da anni guida una coalizione militare in guerra contro i miliziani separatisti.

Yemen, la foto shock dei bambini a scuola nell’edificio distrutto dalla guerra