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I due volti di Aleppo: un drone mostra il contrasto tra i quartieri della città

Immagine di copertina

Nei quartieri settentrionali regna una calma apparente, mentre la parte orientale controllata dai ribelli è completamente distrutta

Un satellite ha ripreso Aleppo dall’alto mostrando una frattura profonda e una netta contrapposizione tra le due parti della stessa città. Nei quartieri a nord della città siriana, la vita sembra scorrere apparentemente tranquilla, mentre nelle aree orientali controllate dai ribelli quasi tutto è stato distrutto dai continui bombardamenti. 

Le immagini satellitari sono state diffuse questa settimana dalle Nazioni Unite. Il conflitto, che si appresta a entrare nel suo sesto anno, ha cambiato notevolmente la morfologia di questa città, e l’acuirsi dei bombardamenti russi e siriani nelle aree orientali ha inferto un ulteriore colpo: case, scuole, negozi e soprattutto ospedali sono andati distrutti. 

Aleppo si mostra così nel suo doppio volto. Nella parte a nord della città, case ed edifici sono ancora in piedi e le strade perfettamente intatte. Questa apparente calma è stata perfino pubblicizzata dal ministero del Turismo siriano qualche giorno fa, che ha diffuso un video realizzato con un drone, mostrando edifici integri, lunghi viali alberati, abitazioni private con tanto di piscine, giardini rigogliosi e minareti. 

Non è la prima volta che il ministero del Turismo utilizza questo tipo di comunicazione per promuovere il turismo in Siria. Anche in questo caso, il video è stato pubblicato sulla pagina ufficiale del ministero nel tentativo di mostrare le bellezze della città accompagnate da una musica di sottofondo che si richiama alla sigla del Trono di spade

(Qui sotto il video diffuso dal ministero del Turismo siriano)

Nei quartieri a est la situazione è ben diversa. Gli scatti satellitari diffusi dalle Nazioni Unite mostrano che interi quartieri della periferia orientale appaiano vere e proprie macchie grigie. Il drone che ha sorvolato le aree della città siriana nel mese di settembre ha rivelato una situazione estremamente drammatica, catturando i quartieri devastati e pochi segni di vita sulle strade dove sono ammassate tonnellate di macerie delle strutture andate distrutte. 

A partire dalla metà del 2012, le aree orientali di Aleppo furono teatro di numerose manifestazioni di protesta sollevate da un’opposizione a livello locale contro il regime di Damasco. I quartieri, attualmente sotto il controllo dei ribelli, in passato sono stati occupati da gruppi di jihadisti prima, e miliziani dell’Isis poi, a partire dal mese di aprile del 2013. 

Nell’estate del 2012, le cicatrici della guerra ancora agli inizi erano già vivide ma non così profonde. Nella parte est della città, un gran numero di attività commerciali continuavano a rimanere aperti e tutto funzionava ancora regolarmente. Le strade continuavano a essere affollate e il traffico delle auto non era diminuito. 

La situazione si aggravò nel corso dei due anni successivi. Al posto delle auto sulle strade di Aleppo iniziavano a comparire i crateri delle bombe, al posto dei negozi c’erano solo macerie. Per molti residenti rimasti nei quartieri sotto assedio, Aleppo è diventata ben presto una tomba. 

— LEGGI ANCHE: SECONDO L’ONU ALEPPO È A DUE MESI DALLA ROVINA TOTALE

Le bandiere nere dell’Isis iniziarono a sventolare sugli edifici governativi a partire dall’aprile del 2013 fino al gennaio dell’anno successivo. Quelli furono i giorni più bui vissuti dalla città di Aleppo. Nei primi mesi del 2014, la situazione cambiò di nuovo. I miliziani del sedicente Stato islamico erano stati estromessi lasciando spazio ai ribelli che misero sotto assedio i quartieri orientali. 

Poi arrivarono i bombardamenti indiscriminati effettuati da jet russi ed elicotteri siriani, che distrussero centinaia di edifici e ucciso migliaia di civili, provocando effetti devastanti.

Attualmente solo cinque centri medici operano nella zona orientale di Aleppo, uno solo dei quali è un centro traumatologico. L’ultima clinica che ospitava il reparto di maternità è stata distrutta alla fine di settembre, mentre il più grande centro traumatologico rimanente è stato gravemente danneggiato lunedì 3 ottobre. 

La situazione drammatica non si registra solo per quanto riguarda le strutture di pronto soccorso e mediche, ma anche per le scuole. Secondo alcune stime, fino a 100mila bambini vivono ancora nella parte orientale della città e molte aule sono state realizzate nel sottosuolo, per proteggere i bambini dai continui attacchi aerei. 

(Qui sotto edifici distrutti da raid aerei nel quartiere di Tariq al-Bab, a est di Aleppo, il 5 ottobre 2016. Credit: Reuters)


(Qui sotto edifici distrutti da raid aerei nel quartiere di Tariq al-Bab, a est di Aleppo, il 5 ottobre 2016. Credit: Reuters)

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