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Brexit, cosa prevede l’accordo raggiunto tra Ue e Regno Unito

Doppio controllo delle dogane nell'Irlanda del Nord, tutela dei cittadini comunitari e transition period alla fine del 2020: questi alcuni dei punti principali siglati da Unione europea e Regno Unito

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 17 Ott. 2019 alle 13:24 Aggiornato il 17 Ott. 2019 alle 17:32
Immagine di copertina

Brexit, cosa prevede l’accordo raggiunto tra Ue e Regno Unito

Fumata bianca a Bruxelles sulla Brexit: giovedì 17 ottobre è stato trovato l’accordo tra Ue e Regno Unito. “Quando c’è volontà, c’è anche un accordo, e noi ne abbiamo uno, a testimonianza nell’impegno messo nella ricerca di un’intesa. Suggerisco al Consiglio europeo di sostenere questo accordo”, annuncia il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker.

Anche il premier britannico Boris Johnson trionfa per l’accordo raggiunto, ma c’è il rischio che l’intesa trovata (ora in discussione al Consiglio europeo) non riesca comunque a trovare il sostegno necessario nel Parlamento di Londra, come minaccia il partito nazionalista nordirlandese.

Accordo Ue-Regno Unito sulla Brexit: cosa prevede

Il protocollo raggiunto fornisce una soluzione “giuridicamente operativa che evita una frontiera dura sull’isola d’Irlanda, protegge l’economia di tutta l’isola, l’accordo del Venerdì Santo (Belfast) in tutte le sue dimensioni e salvaguarda l’integrità del mercato unico. Questa soluzione risponde alle circostanze uniche dell’isola d’Irlanda con l’obiettivo di proteggere la pace e la stabilità” spiega la Commissione.

Tutti gli altri elementi dell’Accordo di recesso rimangono “invariati nella sostanza”, come previsto dall’accordo raggiunto il 14 novembre 2018. L’Accordo apporta certezza giuridica “laddove il ritiro del Regno Unito dall’Ue ha creato incertezza”: i diritti dei cittadini, la soluzione finanziaria, un periodo di transizione almeno fino alla fine del 2020, la governance, i protocolli su Gibilterra e Cipro, nonché una serie di altre questioni di separazione.

Ma quali sono i punti principali contenuti nell’accordo?

Il doppio controllo per l’Irlanda del nord. Confermato l’accordo sulle dogane, con l’Irlanda del Nord che seguirebbe “de jure” Londra nella Brexit uscendo dall’Ue, ma che “de facto” rimarrebbe per almeno quattro anni allineata alle norme dell’unione doganale e del mercato comune europei.

Ciò per evitare il pericoloso ritorno delle frontiere tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, col rischio di disordini e di una nuova guerra civile, e dunque il confine doganale sarebbe idealmente spostato nel Mar d’Irlanda, tra Belfast e la Gran Bretagna, spaccando così il Regno Unito. Questo garantisce che il Partito Democratico Unionista non possa porre il veto alle nuove norme doganali e normative in quanto non avranno una maggioranza semplice a Stormont, sede dell’assemblea dell’Irlanda del Nord.

Il Regno Unito ha mantenuto le promesse di lasciare condizioni di parità tra gli standard dell’Ue, cosa che il primo ministro britannico Boris Johnson ha voluto eliminare. E non è possibile porre il veto Dup entro i primi otto anni dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni.

Tutela cittadini comunitari. L’accordo di uscita appena siglato mantiene i diritti esistenti nell’Ue degli oltre 3 milioni di cittadini nel Regno Unito e di circa 1 milione di cittadini britannici che vivono nel vecchio continente. L’accordo consente a un cittadino dell’Ue di richiedere la residenza permanente nel Regno Unito e mantenere la maggior parte dei diritti di ricongiungimento familiare goduti.

Fra le altre cose, il fatto che i cittadini dell’Ue e del Regno Unito potranno uscire ed entrare nelle due aree con il passaporto o con la carta d’identità. Dopo 5 anni dalla fine del periodo di transizione, le carte di identità potrebbero essere rifiutate se non rispetteranno gli standard di identificazione biometrica. Se i familiari dei cittadini di Ue e Regno Unito sono cittadini di Paesi terzi, sarà necessario da subito per loro un passaporto valido.

Transition period alla fine del 2020. Durante il periodo di transizione fono al 2020 entrerebbe in atto una sorta di blocco in cui continuerebbero gli attuali accordi commerciali tra l’Ue e il Regno Unito. L’idea è quella di concedere il tempo per un nuovo accordo sulle relazioni future tra l’Ue e il Regno Unito da elaborare dopo la partenza del Regno Unito.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Durante il periodo di transizione, il Regno Unito accetta di continuare a rispettare le norme dell’Ue e di essere soggetto alle sentenze dei tribunali dell’Ue, ma non avrà voce in capitolo sul tavolo europeo. Questo è un aspetto della transizione che non è popolare tra i Brexiteers. In parte a causa di tali sensibilità, la parte britannica spesso si riferisce ad esso come al “periodo di attuazione”, presumibilmente per dare l’impressione che si tratti comunque di un passo in avanti verso la separazione.

Se entrasse in gioco, il periodo di transizione eliminerebbe gran parte del rischio economico immediato per l’Irlanda dovuto alla Brexit, sebbene rimangano serie minacce a lungo termine e molto dipenderà da come progrediranno i futuri colloqui commerciali.

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Il testo dell’accordo

Accordo sulla Brexit, le reazioni

Le Borse europee hanno reagito bene e sono tutte in rialzo dopo l’accordo sulla Brexit trovato tra la Gran Bretagna e l’Ue. Londra avanza dello 0,61 per cento, Milano dello 0,82 per cento, Francoforte dell’1 per centoe Parigi dello 0,55 per cento. Anche la sterlina inverte la rotta e s’impenna: avanza a 1,2990 sul dollaro, a un soffio da quota 1,30.

Le istituzioni europee esultano. Messaggi di soddisfazione arrivano anche dal presidente del Parlamento, David Sassoli, che si è detto “molto contento. Abbiamo lavorato tutti perché ci fosse un’uscita ordinata del Regno Unito. Adesso dovremo vedere i testi, ci sarà un pronunciamento del Consiglio e poi di Westminster. Naturalmente il Parlamento europeo è pronto a fare la propria parte e il proprio dovere”. Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, accoglie la notizia, pur invitando alla prudenza: l’accordo sulla Brexit è una “buona notizia” e “sembra essere positivo” sia per l’Unione europea sia per la Gran Bretagna, ha detto aggiungendo tuttavia che “bisogna restare ragionevolmente prudenti”. Macron ha quindi sottolineato che l’intesa sembra “rispondere alle preoccupazioni” delle due parti europea e britannica.

Dal punto di vista politico, BoJo evita qualunque riferimento all’atteggiamento negativo annunciato alcune ore fa dagli alleati unionisti nordirlandesi del Dup, ma incoraggia il Parlamento britannico a dare il via libera all’intesa in modo che il Regno possa poi “muoversi – scrive – per affrontare le altre sue priorità, come il costo della vita, l’Nhs (sanità pubblica), la criminalità violenta e l’ambiente”.

Brexit, i prossimi passaggi

Ora l’accordo è al vaglio del Consiglio europeo che darà il suo ok entro venerdì 18 ottobre. “Spetta al Consiglio europeo (articolo 50) approvare integralmente l’Accordo di ritiro rivisto e approvare la dichiarazione politica rivista sul quadro delle future relazioni” chiarisce la Commissione.

“Prima di poter entrare in vigore – conclude la nota – l’Accordo di recesso deve essere ratificato dall’Ue e dal Regno Unito. Per l’Ue, il Consiglio dell’Unione europea deve autorizzare la firma dell’accordo di recesso prima di inviarlo al Parlamento europeo per l’approvazione. Il Regno Unito deve ratificare l’Accordo secondo le proprie disposizioni costituzionali”.

Sabato 19 ottobre ci sarà infatti il voto di Westminster durante una seduta straordinaria. Il primo ministro inglese Boris Johnson con uno slogan afferma: “#GetBrexitDone”.