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Polonia, entra in vigore il bando quasi totale dell’aborto: un giorno nero per i diritti delle donne

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 28 Gen. 2021 alle 13:35
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Immagine di copertina
Manifestazioni in Polonia. Le donne contrarie alla legge sull'aborto Credits: ANSA

Aborto in Polonia: entra in vigore il divieto quasi totale

In Polonia è entrata in vigore la norma che vieta l’aborto anche in caso di malformazione del feto e che in pratica sancisce il divieto quasi totale di abortire.

La norma era stata fissata da una sentenza della Corte costituzionale a ottobre 2020 ma la sua entrata in vigore era stata ritardata per via delle enormi manifestazioni e proteste che avevano coinvolto studenti, movimenti femministi, organizzazioni per i diritti LGBT+ e gran parte della società civile per diverse settimane. L’annuncio del governo circa la pubblicazione della norma in Gazzetta Ufficiale è arrivato senza preavviso e ha da subito provocato proteste e manifestazioni di migliaia di persone.

Non sono bastate le proteste

Secondo i sondaggi, il 70 per cento della popolazione non è d’accordo con le nuove restrizioni sull’aborto, ma il governo va avanti. Infatti, nonostante i mesi di proteste e le critiche da parte delle istituzioni europee, ieri il governo polacco ha annunciato che la nuova legge sull’interruzione di gravidanza sarebbe entrata comunque in vigore.

In diverse città della Polonia, in particolare nella capitale Varsavia, nella giornata del 27 gennaio si sono radunate migliaia di persone che hanno ripreso a protestare contro la decisione del governo, che negli ultimi anni è diventato sempre più autoritario. Durante i cortei di Varsavia sono stati intonati cori e canzoni; c’erano anche numerose bandiere arcobaleno e striscioni che dicevano cose come “Io penso, io sento, io decido” oppure “Libertà di scelta e non terrore”. Stajk Kobiet che significa sciopero delle donne – è uno dei principali movimenti femministi polacchi e ha annunciato ulteriori proteste per oggi e domani.

Le uniche eccezioni

La sentenza di ottobre della Corte Costituzionale era arrivata in risposta a un appello di un centinaio di parlamentari che sostenevano che l’interruzione di gravidanza a causa di malformazioni fetali violasse i princìpi della Costituzione, che protegge la vita di ogni individuo.

La sentenza modificava una legge sull’interruzione di gravidanza che era già una delle più restrittive d’Europa, perché ammetteva la possibilità di abortire soltanto in caso di malformazioni del feto, gravidanze causate da stupro o incesto e pericolo di vita per la donna. Con la nuova norma anche la motivazione di malformazione del feto è stata tagliata fuori.

La situazione politica

Va ricordato che il governo polacco è guidato dal partito di destra Diritto e Giustizia (PiS), sostenuti dal mondo cattolico. Secondo i critici negli ultimi anni il governo di PiS ha progressivamente diminuito le libertà dei cittadini, e negli ultimi mesi è stato criticato anche per la cattiva gestione della pandemia da Coronavirus, che adesso prevede un piano di vaccinazioni considerato troppo debole.

Aborto in Polonia: i veri rischi della nuova legge

Per i sostenitori dei diritti civili l’entrata in vigore della nuova legge è un ulteriore passo verso l’autoritarismo e la limitazione delle libertà delle donne. Ci sono anche seri rischi medici: rendere vietato l’aborto implica che sempre più persone ricorreranno a metodi illegali per abortire o viaggeranno all’estero per farlo.

Leggi anche: Come funziona il diritto all’aborto nei vari paesi del mondo

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