Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:59
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Economia

In Italia 100mila lavoratori in meno a dicembre, 99mila sono donne. Ma la politica le ignora

Immagine di copertina

Sembrano numeri impossibili: eppure su 101.000 nuovi inoccupati in Italia, 99.000 sono donne, secondo le stime dell’Istat, che ha pubblicato ieri i dati dell’occupazione del dicembre 2020.

La diminuzione degli occupati, rispetto al mese precedente, coinvolge soprattutto gli autonomi (-1,5%), e rispetto al dicembre 2019, gli occupati in Italia sono diminuiti di quasi mezzo milione di unità (444.000 per una media di -1.9%).

Dati che fotografano una dimensione di grave emergenza: sono donne e autonomi le categorie più colpite dagli effetti della pandemia sul mondo del lavoro.

Categorie essenziali per lo sviluppo di qualunque ecosistema economico e per la tenuta di un sistema sociale. L’istituto di ricerca non è preposto a identificare le cause di questo dato, che possono essere associate a più fenomeni: la crisi dei consumi ha obbligato 73.000 imprese a chiudere, e si stima che 17.000 di queste non riapriranno più. La didattica a distanza, necessaria per contenere il virus, ha imposto limiti alle donne lavoratrici, molte di loro costrette a scegliere tra carriera e famiglia, gli autonomi colpiti, oltre che dalla crisi, da malattia (e da Covid-19) rischiano ancora oggi di non avere alcun contributo o sostegno da parte dello Stato.

Se la dimensione “sociale” di uno Stato si misurasse dal grado di intervento dell’economia, il nostro Paese sarebbe senz’altro ai primi posti, e infatti è tra gli ultimi per libertà economica (80esimo posto, secondo l’Economic Freedom of the World Index), dopo Paesi come il Marocco o il Kyrgyzstan, eppure le tutele per categorie vulnerabili, come donne e autonomi (molti sono giovani) stentano a essere considerate dalla classe politica.

Da una valorizzazione dei servizi pubblici (come asili e scuole al pomeriggio) a sgravi fiscali, sarebbero numerose le possibilità di intervento politico su una fetta di popolazione che sembra ormai rassegnata ad essere considerata ultima tra le priorità della classe politica, sorpassata da gruppi di interesse statisticamente meno popolosi, ed economicamente meno rilevanti, ma meglio organizzati.

Se i nostri Governi continueranno a ignorare donne, autonomi e giovani rischieranno, però, di perderci tutti: senza un sostegno alla crescita demografica, senza sgravi a partite iva (che già scontano i rischi della precarietà), rischieremo di veder diminuire consumi nel privato e contributi al pubblico, con ripercussioni sull’intero sistema economico.

Queste categorie non possono contare su sindacati o associazioni di categoria che possano rappresentarli ai tavoli decisionali, ma rappresentano una parte indispensabile della nostra società a cui lo Stato dovrà necessariamente dare delle risposte.

La sfida è aperta: con lo sblocco dei licenziamenti nella primavera, una situazione già di per sé critica potrebbe ulteriormente peggiorare, causando ripercussioni non solo economiche ma anche sociali e di sicurezza nazionale.
Diamo risposte a donne, autonomi e giovani, prima che sia troppo tardi, anche per tutti gli altri.

Leggi anche: 1. Disuguaglianze: ricorderemo il 2020 come uno degli anni peggiori (di Alessandro Sahebi); // 2. Il 14% dei Paesi ricchi avrà il 53% delle dosi di vaccino: la bomba sociale che l’Europa finge di non vedere // 3. Non è vero che i poveri sono poveri perché hanno preso decisioni sbagliate

  

Ti potrebbe interessare
Cronaca / Gas, la Russia azzera le forniture all’Italia
Economia / Italgas, Gallo a TPI: “Il price cap europeo è la misura migliore per far fronte al caro bollette”
Economia / Istat: prezzi salgono del 8,9% nel 2022, da settembre inflazione più alta dal 1985
Ti potrebbe interessare
Cronaca / Gas, la Russia azzera le forniture all’Italia
Economia / Italgas, Gallo a TPI: “Il price cap europeo è la misura migliore per far fronte al caro bollette”
Economia / Istat: prezzi salgono del 8,9% nel 2022, da settembre inflazione più alta dal 1985
Economia / Ecco cosa c’è dietro la vendita di Eataly
Economia / Gas flaring: tutto il gas che non viene usato ma bruciato dalle compagnie petrolifere
Economia / Bollette, arriva la stangata: elettricità +59% nel quarto trimestre
Economia / Gas, Cingolani: “Serve il price cap ma i prezzi non torneranno mai al livello di un anno fa”
Economia / La sostenibilità di Banca Ifis
Cronaca / Bollette, allarme rincari: “Senza aiuti dal governo aumenti fino al 100%”
Economia / I mercati finanziari rassicurati dal risultato elettorale. Spread sale a 242 punti base