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Michela Murgia contro CasaPound: “Non lasceremo ai fascisti lo spazio fisico e simbolico del Salone del Libro”

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 6 Mag. 2019 alle 12:40 Aggiornato il 6 Mag. 2019 alle 17:30
Immagine di copertina
Michela Murgia. Credit: Facebook

Salone del libro 2019 Michela Murgia – Michela Murgia si inserisce a gamba tesa nella polemica che vede come protagonista il Salone del Libro di Torino. Al centro della questione il fatto che la kermesse culturale torinese ospiterà lo stand dell’editore sovranista Altaforte.

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Per questo motivo piovono le defezioni di molti: i primi a dire no sono stati gli scrittori del collettivo Wu Ming, che sui social hanno aperto e portato avanti la discussione contro la decisione del Salone del Libro di mantenere lo stand di Altaforte. “Mai gomito a gomito con i neofascisti: Altaforte è di fatto la casa editrice di Casapound”, ha spiegato il collettivo.

Dopo di loro a farsi sentire è il saggista e storico Carlo Ginzburg, che ha detto di “condividere pienamente” le motivazioni di Wu Ming: “Annullo la mia partecipazione, per una scelta politica, che non ha nulla a che fare con la sfera della legalità”.

A pensarla diversamente, però, è la scrittrice sarda Michela Murgia, che con un lungo post su Facebook ha spiegato perché parteciperà al Salone del Libro di Torino: “Se CasaPound mette un picchetto nel mio quartiere che faccio, me ne vado dal quartiere?  Se Forza Nuova si candida alle elezioni io che faccio, straccio la tessera elettorale e rinuncio al mio diritto di voto?
Se la Lega governa il paese chiedo forse la cittadinanza altrove? No. Non lo faccio”.

“E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. Per questa ragione al Salone del libro di Torino io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre. Lo faremo non ‘nonostante’ la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista, ma proprio ‘a motivo’ della loro presenza. Siamo convinti che i presidii non vadano abbandonati, né si debbano cedere gli spazi di incontro e di confronto che ancora ci restano”, ha spiegato Murgia.

“Ci sono casi – casi come questo – in cui l’assenza non ci sembra la risposta culturalmente più efficace. Per questo motivo non lasceremo ai fascisti lo spazio fisico e simbolico del più importante appuntamento editoriale d’Italia. Saremo invece l’uno accanto all’altra per leggere, parlare, testimoniare e incontrare i lettori e le lettrici in un momento in cui ogni spazio democratico va difeso palmo a palmo”, ha continuato la scrittrice.

“Personalmente non cancellerò alcun incontro, ma userò l’unico in cui presentavo un libro mio per leggere un testo che ricordi cosa ha fatto il regime fascista in questo paese, chi ha perseguitato, chi ha ucciso, chi ha mandato al confino e quale responsabilità mai affrontata si porta addosso chi lo rimpiange”, si legge ancora nel post su Facebook.

Poi la scrittrice ha invitato i lettori all’appuntamento, con una presenza che veste i panni della protesta: “Chiedo ai lettori e alle lettrici che verranno a sentirmi SABATO 11 ALL’ARENA BOOKSTOK ALLE 18:30 di venire con un libro che per loro incarni e rappresenti i valori della democrazia, dell’umanità e della convivenza offesi dal fascismo e dal nazismo. Alla fine del reading vorrei vedere quei libri sollevati come uno scudo silenzioso, come un argine di storie potenti da contrapporre a chi la storia la vorrebbe negare e riscrivere. L’unica difesa contro un presente senza coscienza è ricominciare a proteggere la memoria insieme”.

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