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Vigilante ucciso a Napoli, permesso premio a uno dei ragazzini condannati: festa per i 18 anni

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 10 Set. 2019 alle 14:00 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:37
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Immagine di copertina
Francesco Della Corta, guardia giurata, fu ucciso brutalmente a sprangate il 13 marzo 2018

Vigilante ucciso a Napoli, permesso premio a uno dei ragazzini per il compleanno

Uno dei ragazzi che uccise il vigilante Francesco Della Corta davanti alla stazione della metropolitana di Piscinola, a Napoli, ha chiesto e ottenuto un permesso premio per festeggiare il suo diciottesimo compleanno con amici e parenti.

La decisione del pm sta facendo discutere. La figlia della vittima, Marta, parla di un fatto “vergognoso” e si domanda “come sia possibile concedere un permesso premio a una persona che, solo un anno fa, è stata condannata per omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà“.

Francesco Della Corta, guardia giurata, fu ucciso brutalmente a sprangate il 13 marzo 2018 mentre prestava servizio davanti alla stazione di Piscinola della metropolitana. I tre ragazzini lo aggredirono con l’obiettivo di rapinargli la pistola d’ordinanza.

Uno di loro ha avuto il permesso di permesso di uscire temporaneamente dal carcere minorile di Airola (Benevento) per festeggiare il suo diciottesimo compleanno. La notizia è riportata da La Repubblica.

I tre all’epoca minorenni sono stati condannati a 16 anni e 6 mesi di reclusione dal Tribunale dei minori di Napoli al termine del rito abbreviato, a fronte di una richiesta del pm di 18 anni.

La festa di compleanno di uno dei tre ragazzi si è tenuta in una canonica a poca distanza da Airola. Sono state scattate alcune foto che, qualche giorno dopo, una familiare del giovane ha condiviso sui social.

Marta Della Corta ricorda sulle pagine del quotidiano che solo uno degli imputati, alla vigilia del processo di primo grado, “ci ha scritto tre righe di scuse. In udienza, li ho sentiti parlare. Spiegavano come avevano ucciso un uomo, un padre di famiglia che usciva di casa tutti i giorni per lavorare, senza piangere, senza lasciar trasparire alcuna emozione. Nelle loro parole non c’era alcun sentimento. Come famiglia, ci siamo affidati sin dal primo giorno alla giustizia, ma oggi comincio ad avere paura”.

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