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Omicidio Vannini, Antonio Ciontoli di nuovo indagato: punta la pistola a un automobilista

Le indagini dopo il racconto in Tv

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 13:49
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Immagine di copertina
Antonio Ciontoli in una intervista televisiva

Antonio Ciontoli indagato minaccia

Antonio Ciontoli, l’uomo condannato per aver ucciso il ventenne Marco Vannini, è di nuovo indagato. Stavolta l’accusa è di minaccia aggravata ai danni di un automobilista.

Ciontoli, sottufficiale della marina arruolato nei servizi segreti, ieri, giovedì 18 luglio, è stato portato in caserma a Civitavecchia per essere sentito dai carabinieri dopo il racconto di un signore sulla sessantina alla giornalista della trasmissione Quarto Grado, Anna Boiardi.

La vicenda risale all’estate del 2014 e pare si sia verificata sul tratto della via Aurelia, poco prima di Castel di Guido.

Il racconto dell’automobilista

“Ero su una discesa  – ha raccontato l’automobilista – e per una trentina di secondi una macchina che mi stava dietro mi voleva tagliare la strada e mi abbagliava.  Ho rallentato un po’ perché pensavo fosse alterato da qualche sostanza”.

Poi l’accusa che ha portato all’indagine per minaccia aggravata: “Quando mi ha accostato e io ho abbassato il finestrino lui, con viso molto duro senza dire niente, mi ha puntato la pistola”.

L’automobilista non ha dubbi sull’identità di chi lo ha minacciato: “L’ho riconosciuto subito appena l’ho visto in tv. Era il signor Ciontoli”.

L’interrogatorio di Antonio Ciontoli è durato circa un paio d’ore. Non si sa cosa abbia detto l’ufficiale della Marina ai carabinieri. Ma le indagini proseguono.

Ciontoli condannato per l’omicidio di Marco Vannini

Antonio Ciontoli è stata condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, con pena ridotta in appello a 5  anni per omicidio colposo, per la morte di Marco Vannini.

Era il 17 maggio 2015 e Marco Vannini, ventunenne di Ladispoli, fu ucciso da un colpo di pistola che gli trapassò un polmone e il cuore.

Vannini, che lavorava come bagnino in uno stabilimento, quel giorno era andato a casa della sua fidanzata, Martina Ciontoli, figlia di Antonio.

Al centro delle indagini c’è la telefonata dei familiari della ragazza al 118: l’operatore sostiene di aver sentito le grida e i lamenti d’aiuto della vittima, i Ciontoli invece avevano minimizzato l’accaduto, spacciando un foro d’arma da fuoco con un buco con il pettine.

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