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Omicidio Vannini, Antonio Ciontoli di nuovo indagato: punta la pistola a un automobilista

Immagine di copertina
Antonio Ciontoli in una intervista televisiva

Le indagini dopo il racconto in Tv

Antonio Ciontoli indagato minaccia

Antonio Ciontoli, l’uomo condannato per aver ucciso il ventenne Marco Vannini, è di nuovo indagato. Stavolta l’accusa è di minaccia aggravata ai danni di un automobilista.

Ciontoli, sottufficiale della marina arruolato nei servizi segreti, ieri, giovedì 18 luglio, è stato portato in caserma a Civitavecchia per essere sentito dai carabinieri dopo il racconto di un signore sulla sessantina alla giornalista della trasmissione Quarto Grado, Anna Boiardi.

La vicenda risale all’estate del 2014 e pare si sia verificata sul tratto della via Aurelia, poco prima di Castel di Guido.

Il racconto dell’automobilista

“Ero su una discesa  – ha raccontato l’automobilista – e per una trentina di secondi una macchina che mi stava dietro mi voleva tagliare la strada e mi abbagliava.  Ho rallentato un po’ perché pensavo fosse alterato da qualche sostanza”.

Poi l’accusa che ha portato all’indagine per minaccia aggravata: “Quando mi ha accostato e io ho abbassato il finestrino lui, con viso molto duro senza dire niente, mi ha puntato la pistola”.

L’automobilista non ha dubbi sull’identità di chi lo ha minacciato: “L’ho riconosciuto subito appena l’ho visto in tv. Era il signor Ciontoli”.

L’interrogatorio di Antonio Ciontoli è durato circa un paio d’ore. Non si sa cosa abbia detto l’ufficiale della Marina ai carabinieri. Ma le indagini proseguono.

Ciontoli condannato per l’omicidio di Marco Vannini

Antonio Ciontoli è stata condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, con pena ridotta in appello a 5  anni per omicidio colposo, per la morte di Marco Vannini.

Era il 17 maggio 2015 e Marco Vannini, ventunenne di Ladispoli, fu ucciso da un colpo di pistola che gli trapassò un polmone e il cuore.

Vannini, che lavorava come bagnino in uno stabilimento, quel giorno era andato a casa della sua fidanzata, Martina Ciontoli, figlia di Antonio.

Al centro delle indagini c’è la telefonata dei familiari della ragazza al 118: l’operatore sostiene di aver sentito le grida e i lamenti d’aiuto della vittima, i Ciontoli invece avevano minimizzato l’accaduto, spacciando un foro d’arma da fuoco con un buco con il pettine.

LEGGI ANCHE > Omicidio Marco Vannini: i dubbi e le incongruenze mai chiarite sulla morte del giovane di Ladispoli

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