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Valentina Pitzalis, archiviata l’indagine per omicidio volontario e incendio doloso

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 1 Ott. 2020 alle 15:22 Aggiornato il 1 Ott. 2020 alle 17:34
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Immagine di copertina

Archiviata indagine per omicidio volontario a carico di Valentina Pitzalis

Il caso Valentina Pitzalis è definitivamente chiuso: il Tribunale di Cagliari ha emesso oggi, giovedì 1 ottobre, l’ordinanza che dispone l’archiviazione dell’indagine per omicidio volontario e incendio doloso a carico della 37enne sarda, rimasta vittima di un tentato femminicidio nella notte tra il 17 e il 18 aprile 2011, quando il suo ex marito cercò di darle fuoco per poi morire nell’incendio a Bacu Abis, in Sardegna.

Rimasta con il volto completamente trasfigurato dopo giorni di coma, nei nove anni trascorsi da quella tremenda notte Pitzalis ha dovuto difendersi dalle accuse della famiglia dell’ex marito, Manuel Piredda, secondo cui era stata lei a tentare di uccidere l’ex. Dopo l’archiviazione per tentato omicidio, i familiari del ragazzo, un muratore originario di Gonnesa, hanno avviato una violenta campagna stampa e social ai danni di Pitzalis – sfociata anche in una condanna di risarcimento per diffamazione e un ulteriore rinvio a giudizio per la madre di Piredda, Roberta Mamusa – volta a convincere l’opinione pubblica che Pitzalis aveva causato la morte del marito.

Tre anni fa la famiglia era riuscita a far riaprire le indagini presso la procura di Cagliari e a supportare il team dell’accusa era subentrato il noto medico legale del caso Cucchi, Vittorio Fineschi. Pitzalis si è ritrovata indagata per omicidio volontario e incendio doloso, con un lunghissimo incidente probatorio che ha addirittura portato alla riesumazione del corpo di Piredda. Ma il 4 giugno scorso il pm Gilberto Ganassi ha avanzato richiesta di archiviazione dell’indagine, confermando la versione iniziale dei fatti, quella che Pitzalis ha sempre sostenuto, ovvero che era stata lei la vittima del tentato omicidio da parte dell’ex.

“Può dirsi ragionevolmente certo che Manuel Piredda sia morto per una causa asfittica”, è scritto nelle motivazioni della richiesta di archiviazione, in cui il giudice riconosce che a favore dell’ipotesi che Manuel avesse attirato la moglie in una trappola e che poi fosse stato asfissiato dai fumi dopo averle dato fuoco sussistevano numerosi elementi. Inoltre, da un’analisi dei messaggi che Manuel e Valentina si erano scambiati nelle ore precedenti il loro incontro a casa di Manuel, emergeva che Piredda aveva esercitato “un’azione tanto pressante quanto pretestuosa per ottenere la presenza della sua ex moglie quella stessa sera a casa sua”. “La ricostruzione cronologica dei fatti (della notte dell’agguato ndr) sembra confermare la versione di Valentina Pitzalis”, si legge nella richiesta del pm.

Con l’ordinanza di oggi il giudice per le indagini preliminari Gabriella Muscas ha accolto la richiesta, archiviando definitivamente il caso a meno di due settimane dall’udienza del 18 settembre con cui la famiglia del muratore sardo si era opposta alla richiesta. Dopo nove anni d’inferno, l’ennesimo tentativo di riscrivere la storia della vicenda da parte dei familiari di Piredda non è andato a buon fine, e Valentina Pitzalis – difesa dagli avvocati Adriana Onorato e Cataldo Intrieri – può tirare un sospiro di sollievo. Come rilevato dai giudici, quella notte di nove anni fa non fu lei a uccidere Manuel, ma Manuel le tese una trappola, le lanciò del liquido infiammabile addosso, diede fuoco a lei e ad alcune stanze, cadde a terra dopo aver respirato i fumi sprigionati nell’incendio e morì di asfissia.

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