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Mascherine per tutti e negozi che riaprono: il “miracolo” del borgo sperduto tra Lazio e Umbria

Di Arnaldo Casali
Pubblicato il 21 Apr. 2020 alle 12:31
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Immagine di copertina
Credit: Comunità Montana Sabina

Il “miracolo” di Vacone in Sabina: mascherine per tutti e negozi che aprono

C’è un paese, nel cuore del Paese, che sul Coronavirus va in controtendenza. Vacone in Sabina, borgo montano di 237 anime al confine tra Umbria e Lazio, è diventato infatti un modello di efficienza, solidarietà ed economia virtuosa: qui tutti gli abitanti hanno ricevuto a casa la mascherina, e chi è in situazione di disagio anche pacchi alimentari acquistati dai volontari della parrocchia. Non solo: mentre in tutta Italia i negozi chiudono, a Vacone l’emporio del paese, chiuso a Natale dopo quasi 80 anni di attività, ha riaperto in piena emergenza sanitaria con una nuova gestione.

Al negozio di Adele – così lo chiamano tutti – si poteva comprare qualsiasi genere di prodotto: dai salumi alle sigarette, dal pane ai liquori, da latte, formaggi, verdure fresche e altri generi alimentari ad accendini, palloni da calcio, giornali, lampadine, giochi e persino vestiti. Ma era anche un luogo di ritrovo dei paesani e un punto di riferimento per l’organizzazione di feste e gite sociali. La titolare, che lo aveva ereditato dalla madre (che a sua volta aveva ripreso un’attività della nonna) schiacciata dalla burocrazia e dalla concorrenza dei supermercati, a dicembre ha deciso di andarsene in pensione, gettando il paese nello sconforto. Tanto più dal momento che la popolazione è composta in massima parte da anziani e per raggiungere il paese più vicino ci vogliono non meno di venti minuti di viaggio in automobile o nell’unico autobus che passa tre volte al giorno.

L’emergenza Coronavirus, poi, ha aggravato ulteriormente la situazione, non solo per il blocco che ha complicato gli spostamenti, ma anche perché se il Covid-19 ha risparmiato il borgo caro alla Dea Vacuna (divinità protettrice della Sabina) ha colpito invece pesantemente le zone circostanti e addirittura la famiglia del panettiere che riforniva il paese. A sorpresa, però, qualche giorno fa è arrivato il piccolo miracolo: nel pieno dell’emergenza il negozio ha riaperto con un nuovo nome: Emporio Vacone Style. Filomena Minicucci, la nuova titolare, ama definirsi “l’ultima vera vaconese” perché è l’ultima donna del borgo ad essere nata in casa.

In quel negozio, spiega, ci è cresciuta, anche perché Adele è sua zia. “Trent’anni fa, oltre al negozio, Adele aveva anche un bar, e io ci ho passato l’adolescenza. Spesso la aiutavo e lì dentro mi è venuta la voglia di fare la barista”. In seguito Filomena – che ha lasciato Vacone dopo essersi sposata – ha lavorato in supermercati, servizi di catering e villaggi turistici, e ha anche gestito un bar a Terni. Poi ha deciso di tornare nel borgo nativo, determinata a fare qualcosa per risollevarlo dal declino a cui sembra destinato come, d’altra parte, la maggior parte dei piccoli borghi montani.

“Questo è un luogo meraviglioso – spiega – che fa innamorare tutti quelli che ci vengono, a cominciare da mio marito, che è tunisino ma è diventato più vaconese di me! Ma non c’è una pizzeria, il circolo è aperto a giorni alterni e la chiusura del negozio sarebbe stato il colpo di grazia. I miei figli vivono qui e voglio che crescano in un paese vivo, non in agonia”. Così, il 19 gennaio, Filomena ha deciso di rilevare il negozio.

“Il Coronavirus, però, ha complicato tutto: non si trovava più un notaio, Camera di Commercio e Ufficio delle entrate sono chiusi. Fortunatamente sono riuscita a fare tutto online, anche grazie all’incoraggiamento e al sostegno di tutto il paese”. Che è poi una grande famiglia – visto che è molto difficile trovare due paesani che non siano parenti – e si è stretta attorno al suo punto di ritrovo, a cominciare dal Comune che ha assicurato incentivi. E che, nel frattempo, si è adoperato per proteggere i suoi cittadini più deboli: l’amministrazione ha infatti acquistato 200 mascherine che sono state distribuite, casa per casa, a tutti i residenti e a tutti i domiciliati. A queste se ne sono aggiunte altre fornite dalla Comunità Montana e dalla Pro Loco, consentendo di mettere a disposizione dei paesani anche diversi ricambi.

Oltre a distribuire i buoni spesa stanziati dal Governo per le persone in situazioni di necessità, poi, il Comune li ha potuti integrare con una serie di pacchi alimentari acquistati da un’associazione di volontariato, Adesso, promossa dai volontari della parrocchia. Una testimonianza di come la vera forza dell’Italia sta proprio in quei piccoli borghi “invisibili” che nel silenzio stanno già dimostrando di essere in grado di dare un futuro al Paese.

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