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Gli sciacalli del Covid-19 e il rischio dei vaccini venduti al mercato nero

La speranza di uscire da questa lunga crisi sanitaria aumenta l'attesa sulle prime dosi, ma con essa cresce anche il timore di infiltrazioni della criminalità organizzata, pronta a lucrare sulla salute pubblica. Ecco come si stanno attrezzando gli addetti ai lavori

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 24 Nov. 2020 alle 13:23
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Cresce l’attesa per i primi vaccini per il Covid-19, a seguito degli incoraggianti annunci che diverse case farmaceutiche hanno diramato sui rispettivi candidati. Ma c’è il concreto rischio che la forte domanda possa solleticare gli interessi della criminalità organizzata, pronta a inserirsi in maniera illecita nella commercializzazione dei vaccini, come peraltro già successo in altri Paesi.

A evidenziare il problema è SIFO (Società Italiana Farmacia Ospedaliera) che paventa il rischio di furti per le prime dosi di vaccino che, secondo le previsioni, saranno in circolazione già a gennaio. L’aspetto più delicato riguarda la cosiddetta “catena del freddo”, ovvero il sistema di distribuzione dei vaccini, che devono essere conservati a basse temperature. Se non si riuscirà a organizzare tale processo in modo più che efficiente, si potrebbero creare occasioni “d’oro” per un vero e proprio sciacallaggio: una volta caduti in mani sbagliate, i vaccini verrebbero rivenduti al mercato nero, con prezzi esorbitanti.

“Come società scientifica siamo molto attenti al fenomeno”, spiega il Presidente di SIFO Arturo Cavaliere. “Il valore economico, clinico e sociale dei vaccini è così alto, che potrebbe richiamare l’attenzione di soggetti della criminalità organizzata, gli stessi che già negli anni scorsi si sono fatti protagonisti di furti in tante farmacie ospedaliere del nostro Paese. Non possiamo rischiare oggi di rivivere quelle situazioni inserite in un contesto ben più drammatico e diffuso e per questo abbiamo deciso di alzare il livello di attenzione di tutto il sistema per non farci trovare impreparati”.

Se già in condizioni di normalità il fenomeno del furto dei farmaci è tristemente noto, la pandemia di Covid-19 solletica interessi enormi, come si è già visto in diversi altri Paesi del mondo. In Cina, nonostante un regime particolarmente severo nel punire l’illegalità, già lo scorso aprile sono state immesse sul mercato nero dosi di un vaccino non ancora approvato dall’autorità regolatoria. Allo stesso modo, erano state messe in vendita mascherine e altri DPI contraffatti.

Il dilagare dell’e-commerce, anche a causa del lockdown, ha favorito la proliferazione del fenomeno anche in Europa, dove lo scorso marzo una massiccia operazione di Europol ha consentito di effettuare 121 arresti, sgominando 37 bande criminali organizzate e sequestrare 4,4 milioni di farmaci contraffatti. Nei meandri del “dark web”, la parte oscura della Rete, dove prolifera il crimine cibernetico, si trova veramente di tutto. Basta poterselo permettere: se le mascherine col filtro nella prima fase della pandemia sono arrivate a costare ben 20 dollari ciascuna, quelle integrali (tipo antigas) sono schizzate oltre i 100 dollari e, soprattutto, sedicenti “vaccini anti-Covid” venivano offerti a 25mila dollari a dose, quando ancora la comunità scientifica era ai primi passi della sua rincorsa al virus.

Oltre a consigliare particolare attenzioni agli acquisti in Rete, dove si rischia di incorrere in truffe, le autorità guardano con una certa apprensione alla complicata sfida logistica rappresentata dalla necessità di rifornire di vaccini tutti coloro che ne hanno necessità. In particolare preoccupa il cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero il tratto di strada tra i magazzini e gli ospedali che effettueranno le vaccinazioni: è questo il momento nel quale il rischio di rapine è più alto.

In una intervista al quotidiano tedesco Die Welt, Detlef Trefzger, CEO della Kuehne+Nagel, colosso dei trasporti e della logistica, si è detto molto preoccupato da possibili assalti ai mezzi che trasporteranno i preziosissimi vaccini sulle strade della Germania e ha quindi ipotizzato sia il ricorso a localizzatori GPS che a più tradizionali scorte armate.

Il tema non è nuovo, nemmeno in Italia. Già negli anni scorsi (ben prima, quindi, della crisi pandemica) la SIFO aveva collaborato sul tema sia con i NAS, sia con l’Agenzia del Farmaco, avviando il progetto “Padlock” e stilando delle linee guida che oggi diventano di strettissima attualità. Il coordinatore del progetto Marcello Pani invita tutti gli attori della filiera del farmaco a “elevare al massimo il livello di attenzione, affinché il prezioso bene-vaccino sia protetto in tutte le fasi della sua gestione, con particolare riferimento al sito di stoccaggio che dovrà essere valutato con un approccio preventivo al fine di intraprendere le eventuali azioni di messa in sicurezza come ben descritto nelle linee guida sopradette”.

A tali linee guida si richiama anche Domenico Di Giorgio, Dirigente AIFA dell’Area Ispezioni, Certificazioni, Contrasto al Crimine Farmaceutico: “Il contrasto al furto ed al riciclaggio dei farmaci rimane al centro dell’attenzione di AIFA. La collaborazione consolidata da anni con SIFO e col nostro network di esperti ha già permesso lo sviluppo di linee guida che possono rappresentare un riferimento per gli operatori, anche in queste situazioni nuove determinate dalla situazione attuale. Le attività operative e la ricerca coordinate dall’Agenzia sul tema del contrasto ai furti farmaceutici rappresentano un’eccellenza a livello internazionale: in questi giorni, la letteratura relativa è stata aggiornata con una pubblicazione quadro realizzata con il Poligrafico dello Stato, che presenteremo a dicembre in un evento che vedrà anche il coinvolgimento di SIFO, per sottolineare l’importanza che diamo a questa collaborazione”.

L’esperienza sul campo è un fattore sul quale, in questo frangente, l’Italia può fare leva: Le Farmacie ospedaliere hanno una lunga esperienza di gestione dei prodotti termosensibili e tutta la ‘Cold chain’ è da tempo governata con sicurezza e riferimenti chiari, a partire dai concetti di Good Distribution Practices (GDP), Good Pharmacy Practice (GPP) e Good Storage Practices (GSP) su cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilasciato linee guida specifiche”, si legge in una nota della SIFO proprio sul vaccino per il Covid-19.

Un know-how che la Società Italiana Farmacia Ospedaliera mette a disposizione della collettività in questo delicato frangente: “Confermiamo la disponibilità immediata a collaborare con le Istituzioni e la Cabina di Regia che dovrà gestire con urgenza questo delicato processo attraverso un nuovo modello di Logistica Integrata con le Aziende Sanitarie per assicurare su tutto il Territorio Nazionale la corretta gestione del vaccino anti-Covid-19, curando la sicurezza di conservazione lo stoccaggio e la successiva distribuzione”.

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