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“Com’è possibile che ci sia voluto un solo anno per arrivare al vaccino quando per gli altri ci sono voluti decenni?”: rispondono gli esperti

Di Redazione TPI
Pubblicato il 29 Dic. 2020 alle 12:58 Aggiornato il 30 Dic. 2020 alle 10:14
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Immagine di copertina
Credits: ANSA/Luigi Avvantaggiato

Domande e risposte sul vaccino anti Covid

Con l’avvio della campagna vaccinale contro il Sars Cov 2 in Italia e in Europa alcuni dubbi sul vaccino Covid pervadono i più scettici: ci si può fidare anche se è stato prodotto in così poco tempo? Che effetti ha il vaccino Covid ? Qual è la sua composizione? Qui alcune domande e risposte elaborate sulla base delle indicazioni dell’Agenzia italiana del farmaco.

1. Che cos’è e a che cosa serve il vaccino Covid?

Come spiega l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), il vaccino Covid è un vaccino destinato a prevenire la malattia da Coronavirus 2019 (COVID-19) nei soggetti di età pari o superiore a 16 anni. Contiene una molecola denominata RNA messaggero (mRNA) con le istruzioni per produrre una proteina presente su SARSCoV-2, il virus responsabile di COVID-19, e bloccarla. Il vaccino non contiene il virus e non può provocare la malattia.

2. Come funziona il vaccino Covid?

I virus SARS-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre. Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule. Il vaccino Covid prodotto da Pfizer è fatto con molecole di Rna messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike. Nel vaccino le molecole di mRNA sono inserite in una nanoparticella di grasso che permette l’ingresso del mRNA nelle cellule. Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito dalle cellule e avvia la sintesi delle proteine Spike. Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici.

In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule. La vaccinazione, inoltre, attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni a SARS-CoV-2. Il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata dovesse entrare nuovamente in contatto con il SARSCoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo. L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo ma si degrada poco dopo la vaccinazione.

3. Perché ci è voluto così poco a produrre il vaccino Covid quando di solito si aspettano anni?

Esistono vari motivi per cui il vaccino Covid è stato trovato in tempi molti brevi. Da un lato, la partecipazione di un numero assai elevato di persone: dieci volte superiore agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini. Perciò è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni, sufficienti per dimostrare efficacia e sicurezza in meno tempo. Inoltre i ricercatori delle case farmaceutiche hanno sfruttato l’esperienza già messa in campo con la prima Sars, nel 2003, quando era stato messo a punto un vaccino che rimase inutilizzato perché nel frattempo quel virus si estinse.

Nel frattempo, l’uso dell’Rna messaggero si è diffuso nella cura dei tumori e ha aiutato gli scienziati. Ma vi è anche un altro motivo per cui la scienza si è mossa prima: normalmente infatti le fasi di sperimentazione – sviluppo in laboratorio, test e produzione – avvengono in sequenza. Ma per contenere l’emergenza Covid sono avvenute in contemporanea. Non vuol dire che non sono state completate secondo gli standard di efficacia sicurezza, ma che la produzione di alcune dosi, per esempio, è iniziata mentre la sperimentazione era in corso. Se il vaccino si fosse rivelato inefficace con i test, ovviamente la produzione sarebbe stata interrotta. Le case farmaceutiche si sono prese il rischio finanziario di vedere una delle tappe fallire mentre le altre erano già in corso, ma i governi hanno messo a disposizione più risorse trattandosi di un’emergenza.

4. Che cosa contiene il vaccino?

La composizione dipende dalle aziende produttrici: come già spiegato, il vaccino Covid di Pfizer, così come quello di Moderna, contiene un RNA messaggero che induce la sintesi di antigeni del virus SARS-CoV-2 (che esso stesso codifica). Gli antigeni del virus stimolano la risposta della persona vaccinata con produzione di anticorpi neutralizzanti. L’RNA messaggero è racchiuso in una nanoparticella di grasso, che contribuisce a veicolare il vaccino. Il vaccino non contiene altro, a eccezione di alcuni eccipienti. Al momento dell’iniezione va diluito con una normale soluzione fisiologica.

5. La protezione è efficace subito dopo l’iniezione?

No, l’efficacia è stata dimostrata dopo una settimana dalla seconda dose, che va somministrata a una distanza di almeno 21 giorni dalla prima.

6. Quanto dura la protezione indotta dal vaccino?

La durata della protezione non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi. Non è escluso per questo che la somministrazione dovrà essere ripetuta ogni anno.

7. Il vaccino protegge solo dai sintomi o anche dal contagio?

Gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino Covid sui sintomatici. È necessario più tempo per verificare se i vaccinati si possono infettare in forma asintomatica e contagiare così altre persone. Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti Covid-19.

8. Quanti e quali sono i vaccini in via di approvazione o approvati?

Sono in tutto 7 i vaccini approvati nel mondo fino ad adesso: tre dalla Cina, due dalla Russia e due dalle americane Moderna e Pfizer-BioNTech. Le procedure di approvazione differiscono a seconda del continente: se, infatti, in Europa il vaccino è stato sottoposto all’autorizzazione dell’Ema e in America a quella dell’autorità regolatoria Fda, la Cina e la Russia non hanno simili autorità indipendenti. Altri vaccini stanno per essere immessi nel mercato: dopo quello di Moderna, che l’Europa attende a gennaio, sono attesi anche quelli della svedese AtraZeneca, di Johnson &Johnson e di Sanofi 3, che devono completare le sperimentazioni e essere approvati

9. Quante dosi di vaccino toccheranno all’Italia? E agli altri Paesi europei?

Le dosi opzionate dall’Italia per il 2021 attraverso gli accordi stretti dall’Unione Europea con le aziende Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca, Johnson&Johnson, Sanofi e CureVac, sono 202 milioni. A queste potrebbero aggiungersi le dosi della biotech italiana ReiThera, che deve iniziare la fase due delle sperimentazioni. Entro l’anno dunque la dotazione dovrebbe essere sufficiente per 101 milioni di persone, perché il vaccino va somministrato due volte. I vaccini non sono acquistati direttamente dagli Stati, ma dalla Commissione Europea, e suddivisi in base alla popolazione. A noi spetta il 13,5 per cento di quelli comprati da Bruxelles.

10. Quando si potrà tornare alla vita di prima?

Se tutto va come previsto, si potrà tornare alla normalità quando si completerà la campagna di vaccinazione, e quindi intorno all’autunno del 2021. A quel punto si apriranno diversi scenari: Sars-Cov-2 potrebbe diventare più mite e simile agli altri 4 coronavirus già mutati, che causano solo un raffredore. Il virus però potrebbe anche restare pericoloso per anni, costringendoci a vaccinazioni ripetute e al mantenimento delle norme anti Covid ancora a lungo. Molto dipenderà dalla sua rapidità di mutazione, dall’efficacia dei vaccini, dalla loro capacità di proteggerci dal contagio e dalla durata dell’immunità.

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