Guerra e crisi energetica complicano i piani per le vacanze degli italiani
Molti rinunceranno a viaggiare all’estero. Ecco alcuni consigli per evitare brutte sorprese
Circa 13 milioni di italiani in questi giorni stanno cambiando i loro piani per le vacanze estive e non. La guerra in Iran, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, ha causato un forte impatto sulle nostre vite. Sia nel presente sia nel prossimo futuro.
L’aumento dei prezzi per la benzina sta infatti causando tanti disagi ai viaggiatori italiani, ma non solo, con ripercussioni in particolare sul settore turismo che, in tanti Paesi, sta frenando. Il motivo? La cancellazione di migliaia di voli, i rincari significativi dei costi dei biglietti, la chiusura parziale dello spazio aereo di alcuni Paesi e il timore di attentati. Insomma, un clima non proprio ideale per chi vuole godersi il meritato riposo. Un vero e proprio caos, denunciato anche dal Codacons, secondo cui la crisi in Medio Oriente ha generato una enorme incertezza sul fronte dei viaggi e sta modificando profondamente le abitudini degli italiani che ogni anno, in questo periodo, programmano le proprie vacanze estive, acquistando voli o pacchetti e prenotando alberghi e strutture ricettive.
Una valigia di dubbi
In molti – vista la situazione di incertezza globale – starebbero valutando di restare in Italia, considerata meta più sicura di fronte ai rischi logistici e ai temuti aumenti dei costi di trasporto. A confermarlo è l’ultimo report di Radar Swg, dedicato all’impatto della guerra in Iran sulle vacanze. Gli esperti sottolineano infatti come per ben l’87 per cento degli italiani quest’anno il turismo domestico sarà in crescita.
«Quest’anno la pianificazione delle vacanze estive è messa a dura prova dal conflitto in Iran», si legge nel report: «Le incertezze sui trasporti aerei e navali e l’incremento nei prezzi dei carburanti stanno costringendo gli italiani a ripensare la propria programmazione».
Un intervistato su cinque ha “pronta la valigia”, avendo già prenotato le vacanze estive, il 22 per cento sta pianificando ma non ha ancora prenotato, il 27 per cento non ha ancora iniziato a prenotare e il 31 per cento dice che non andrà in vacanza o lo farà senza prenotare.
«Per più della metà degli intervistati (57 per cento) il conflitto sta avendo un peso sulla pianificazione delle proprie vacanze estive». Tra questi il 29 per cento ha confermato di monitorare la situazione in Iran per cambiare eventualmente i propri programmi; il 26 per cento ha escluso a priori mete estere extra-europee o vicine all’area di crisi; e il 23 per cento ha deciso di rimanere in Italia perché «più sicuro».
I dati di Radar Swg confermano «gli italiani prevedono un’estate segnata da rincari e disagi sul fronte dei voli e delle prenotazioni, con un certo timore di attentati nelle principali mete turistiche».
L’87 per cento degli intervistati si è detto convinto che il turismo domestico crescerà, l’89 per cento ritiene probabili forti aumenti per i biglietti di voli e traghetti e il 53 per cento che ci siano rischi di attentati nelle principali destinazioni turistiche.
«Il conflitto – conclude il report – sta quindi condizionando fortemente le vacanze degli italiani, che tra incertezze e rincari optano per la massima flessibilità, sia nella scelta delle mete che nella gestione dei programmi».
Tra i Paesi più colpiti sul fronte turistico ci sono gli Emirati Arabi, con Dubai che a marzo ha visto un crollo verticale: 600 milioni persi ogni giorno. Una crisi enorme che il Paese arabo spera di essersi messo alla spalle. Ma è ancora tutto da vedere. La ripresa infatti sembra essere molto lenta.
Per quanto riguarda il turismo in entrata, invece, il nostro Paese – considerato una meta molto ambita dai turisti sia occidentali sia orientali – non dovrebbe risentire molto della crisi nel Golfo Persico. Certo, possibile qualche contrazione, specie da Est, ma in molti ipotizzano che verrà compensata dal turismo interno.
Cambi di rotta
Tra fine febbraio e inizio marzo, a causa degli attacchi dell’Iran alle basi americane nei Paesi del Golfo Persico e su Israele, per una settimana il traffico aereo in tutta la zona mediorientale è rimasto bloccato. Un problema enorme anche per noi occidentali, considerato che la zona negli ultimi anni ha rappresentato uno dei punti nevralgici del traffico aereo mondiale, specie per quel che riguarda i voli tra Europa ed Estremo Oriente, ma anche Australia e Nuova Zelanda.
Dagli aeroporti di Dubai – il più trafficato del mondo (solo nel 2025 i passeggeri in transito sono stati 95 milioni) –, Doha e Abu Dhabi passa un quarto del traffico a lungo raggio internazionale. Traffico che è parzialmente ripreso, ma con una operatività limitata e con un grande punto interrogativo sul futuro. Cosa succederebbe in caso di una ripresa del conflitto o di attacchi da parte dell’Iran?
Realtà e dubbi che hanno spinto il traffico aereo internazionale ad aggirare l’area e cambiare le rotte. Prima per andare dall’Europa al Sud Est Asiatico o in Australia i voli passavano per l’Iraq, l’Iran e i Paesi del Golfo; ora per collegare Europa e Asia sorvolano il Caucaso e l’Asia Centrale, oltre che la Turchia e all’Egitto a nord, oppure l’Arabia Saudita e l’Oman a Sud. Insomma, la priorità è evitare lo spazio aereo di Iran e Iraq, ma la nuova geografia impone un allungamento delle distanze e quindi una maggior necessità di carburante con l’effetto negativo di un rialzo dei costi e conseguentemente delle tariffe destinate ai viaggiatori. Una situazione che ovviamente è in continua evoluzione.
E le navi da crociera? Il Golfo Persico negli ultimi anni è diventano una destinazione ambita anche dal punto di vista turistico. A causa del conflitto in Medio Oriente e le tensioni con l’Iran, però, la stagione crocieristica 2026 ha subito pesanti ripercussioni, con la sospensione delle rotte negli Emirati e nel Golfo Persico. Costa Crociere ha cancellato la stagione invernale 2026/27, e altre compagnie, inclusa Explora Journeys, hanno sospeso le operazioni, lasciando passeggeri bloccati a Dubai. Risultato? Chi pensa ad una crociera sta virando convintamente su mete alternative come i Caraibi.
Dove si andrà?
Ma quindi dove si sposterà il turismo nel corso dei prossimi mesi? Come detto, in molti opteranno per mete interne o vicine al proprio Paese. Per noi italiani, quindi, starebbero riprendendo quota mete nazionali come Sardegna, Sicilia, Puglia ed europee come le isole spagnole o greche per chi cerca il mare; Dolomiti e Alpi italiane o francesi per chi ama la montagna. Tra le mete più distanti: Caraibi, Stati Uniti e Giappone.
Informazioni utili
La situazione di incertezza in cui ci troviamo ha spinto il Codacons a stilare una guida per aiutare i cittadini a orientarsi tra cancellazioni, rincari e tutele previste dalla legge. Informazioni su diritti, rimborsi, risarcimenti e assicurazioni, anche alla luce delle nuove linee guida dell’Unione europea sul trasporto aereo.
Nello specifico, chi ha acquistato autonomamente una vacanza, in caso di cancellazione del volo, ha diritto al rimborso del prezzo del biglietto o all’imbarco su un volo alternativo quanto prima possibile, oppure a un volo alternativo in una data successiva più conveniente per il passeggero.
Se la cancellazione avviene a ridosso della partenza, quando il passeggero è già in aeroporto, si ha diritto anche all’assistenza sotto forma di pasti, sistemazione in albergo, trasferimenti, eccetera.
Il diritto al risarcimento fino a 600 euro a passeggero – cosa diversa dal rimborso – è previsto se la cancellazione non rientra nelle «circostanze eccezionali»: la carenza di carburante lo è, mentre la decisione della compagnia aerea di tagliare voli a causa del caro-jet fuel no.
Chi ha prenotato strutture ricettive e pagato altri servizi turistici, nel caso in cui non riesca a raggiungere il luogo di destinazione a causa della cancellazione del volo, potrebbe perdere quanto versato, a meno che non abbia stipulato un’apposita assicurazione di viaggio o le condizioni di contratto prevedano la rimborsabilità totale o parziale in caso di annullamento anticipato. Capitolo assicurazione di viaggio. Prima di stipularne una – avverte il Codacons – occorre ricordare che hanno un costo (in media tra il 3 per cento e l’8 per cento dell’intero viaggio), non coprono tutti i rischi e prevedono franchigie, massimali ed esclusioni.
I motivi di rinuncia al viaggio devono essere validi e documentati, così come previsto dalle condizioni di contratto delle varie compagnie assicuratrici.
Maggiori tutele hanno invece coloro che hanno acquistato un pacchetto turistico, anche se possono vedersi richiedere prima del viaggio aumenti del prezzo del pacchetto fino a un massimo dell’8 per cento, come previsto dal Codice del turismo. In caso di cancellazione del volo, il consumatore ha diritto a usufruire di un altro pacchetto di qualità equivalente o superiore senza supplementi di prezzo, oppure a un altro pacchetto turistico qualitativamente inferiore, previa restituzione della differenza di prezzo. Qualora decida di recedere dal contratto, ha diritto al rimborso integrale delle somme già corrisposte.
Se la cancellazione di un volo avviene a vacanza già iniziata, l’organizzatore offre, senza supplemento di prezzo a carico del viaggiatore, soluzioni alternative adeguate di qualità, ove possibile equivalente o superiore, rispetto a quelle specificate nel contratto, affinché l’esecuzione del pacchetto possa continuare.
Se le soluzioni alternative proposte comportano un pacchetto di qualità inferiore rispetto a quella specificata nel contratto di pacchetto turistico, l’organizzatore concede al viaggiatore un’adeguata riduzione del prezzo. Se l’aumento di prezzo eccede l’8 per cento del prezzo complessivo del pacchetto il viaggiatore può accettare la modifica proposta oppure recedere dal contratto senza corrispondere spese di recesso. In caso di recesso, l’organizzatore può offrire al viaggiatore un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore.