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“In ospedale a Sassari gente col Covid che chiede prosecco anziché pensare a guarire”: lo sfogo di un medico a TPI

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 28 Ago. 2020 alle 18:18 Aggiornato il 28 Ago. 2020 alle 18:58
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“In ospedale a Sassari gente col Covid che chiede prosecco anziché pensare a guarire”: lo sfogo di un medico a TPI

I contagi in Sardegna sono aumentati dopo l’apertura delle discoteche? Secondo un operatore sanitario dell’ospedale di Sassari, che preferisce rimanere anonimo, è così. Nell’ultima settimana, sono aumentati a dismisura i contagi dopo il rientro dalle vacanze dalla Sardegna, contagi che coinvolgono anche personaggi più o meno noti del mondo dello spettacolo e che sembrano dare del filo da torcere alle strutture ospedaliere pubbliche della Sardegna. Noi di TPI abbiamo parlato con un medico del posto che ci ha spiegato cosa sta succedendo negli ultimi giorni: “Abbiamo avuto diversi personaggi che sono venuti dalla costa – frequentatori di Billionaire e tutti questi locali famosi – e dobbiamo confrontarci con delle persone che forse sono abituate ad avere tutto ciò che vogliono con delle richieste che ci lasciano un po’ basiti”.

Il medico ha proseguito spiegando: “Se uno viene ricoverato in ospedale pensa a guarire e ad andare via il prima possibile, quindi quando ti chiedono ‘C’è il vino per cena?’ oppure ‘Posso prendere il prosecco?’ e ancora ‘Ma c’è il bar all’ospedale dove si può ordinare l’aperitivo?’, o addirittura ‘Non ci sarebbe una carta igienica più morbida?’, ecco questo ci lascia un po’ basiti. I vip come Briatore hanno preso la via di fuga verso ospedali privati, ma negli ospedali pubblici questo non è possibile”.

“Se risulti positivo al Covid non puoi andare in giro a contagiare gli altri”, ha proseguito il medico. “Se li abbiamo ricoverati, vuol dire che erano pazienti che avevano un quadro da ricovero. Le nostre infermiere stanno impazzendo, i pazienti sono trattati tutti allo stesso modo, nessuno risponde male, per cui le infermiere si limitano semplicemente a dire di no al prosecco e alla carta igienica più morbida. Abbiamo anche altri pazienti da seguire, ad esempio i dipendenti dei villaggi e delle discoteche, ragazzi molto educati che non si permettono di fare queste cose”, ha specificato. “In questo periodo abbiamo un lavoro massacrante da fare e sentire che ci si mettono anche i capricci di chi è abituato ad avere tutto ai propri piedi diventa ancora più complicato”, ha continuato il medico. “Passiamo un turno di 15 ore dentro quella tuta dove ci sono 50 gradi, dopo dieci minuti che la indossi non vedi più niente”.

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