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Repubblica in sciopero dopo il cambio di direttore, oggi il sito non è aggiornato

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 24 Apr. 2020 alle 10:46 Aggiornato il 24 Apr. 2020 alle 11:53
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Immagine di copertina
I protagonisti dell'avvicendamento al vertice dei giornali del gruppo GEDI: Carlo Verdelli, Maurizio Molinari, Massimo Giannini

Repubblica in sciopero, oggi il sito non è aggiornato: ecco perché

Tutti gli affezionati di Repubblica hanno sicuramente notato che oggi, venerdì 24 aprile 2020, il sito non è aggiornato e il giornale non è uscito in edicola: il perché di tutto ciò è dovuto al fatto che i giornalisti del noto quotidiano hanno proclamato uno sciopero dopo il cambio di direttore stabilito dall’editore. Ieri, infatti, è stata ufficializzata la notizia dell’arrivo al vertice di Repubblica di Maurizio Molinari, ormai ex direttore de La Stampa, che prende il posto di Carlo Verdelli, nominato solo 14 mesi fa. Una notizia, questa, non presa benissimo dai giornalisti di Repubblica, soprattutto per la tempistica: in piena emergenza Coronavirus, alla vigilia di una ricorrenza così importante come quella della Festa della Liberazione e soprattutto nella stessa data in cui – nelle ormai note minacce arrivate in questi mesi ai suoi danni – si indicava la morte di Verdelli.

La giornata di ieri è stata molto turbolenta per Repubblica e l’intero gruppo GEDI: oltre al passaggio di Molinari a Repubblica, è stato infatti registrato quello di Massimo Giannini alla guida de La Stampa e quello di Mattia Feltri all’HuffPost. Una vera e propria riorganizzazione, arrivata a pochi mesi dall’assunzione del controllo di GEDI da parte di Exor (la holding della famiglia Agnelli che ha comprato il gruppo il 2 dicembre 2019 mettendo fine all’era della famiglia De Benedetti), che ha provocato lo sciopero dei giornalisti di Repubblica.

repubblica sito non aggiornato perché
Come si presenta l’apertura della homepage di Repubblica stamattina

Repubblica, perché il sito non è aggiornato: il comunicato del Cdr

Questo il comunicato del Comitato di redazione di Repubblica, che spiega il motivo per cui il sito oggi non è aggiornato e il giornale non è arrivato in edicola:

Cari lettori, Repubblica non sarà in edicola venerdì 24 aprile, giorno in cui anche il sito internet sarà fermo, a seguito dello sciopero deciso a larghissima maggioranza dai suoi giornalisti dopo la decisione del Cda del Gruppo Gedi di sostituire il direttore Carlo Verdelli come primo atto della nuova compagine proprietaria nel giorno del suo insediamento. L’iniziativa dei giornalisti di Repubblica non vuol essere un atto ostile nei confronti del nuovo direttore Maurizio Molinari, al quale sin da ora la redazione offre la propria collaborazione con lo stesso impegno, la dedizione e lo spirito di sacrificio che hanno accompagnato tutte le precedenti direzioni di questo giornale.

Ciò nonostante, la Redazione non può non rilevare come la scelta dell’editore cada in un momento mai visto prima per il Paese e per tutto il pianeta, aggrediti da una pandemia che sta seminando dolore e morte e sta chiamando tutti noi a uno sforzo straordinario. E proprio nel giorno indicato come data della morte del direttore Verdelli dagli anonimi che ormai da mesi lo minacciano, tanto da spingere il Viminale ad assegnargli una scorta. Una tempistica quanto meno imbarazzante. La Redazione di Repubblica, consapevole delle difficoltà che sta attraversando – e non da ora – il settore dell’editoria, continuerà a fare la sua parte, ma chiede al nuovo editore di rispettare i sacrifici che i giornalisti sopportano ormai da anni e di predisporre un piano industriale che preveda investimenti e non ulteriori tagli. Men che meno agli organici.  

Repubblica non è e non è mai stato un giornale come tutti gli altri. Ha sempre avuto una identità forte espressa in una linea chiara. “E’ un giornale d’informazione il quale anziché ostentare una illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente di aver fatto una scelta di campo”. Sono le parole usate dal fondatore Eugenio Scalfari nel suo primo editoriale del 1976. Parole che valevano allora. E valgono a maggior ragione oggi. 

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