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Open Arms: “La Guardia Costiera italiana ha soccorso 40 migranti e li sta portando a Lampedusa”

Open Arms Guardia Costiera migranti Lampedusa | “Water Water” e il gesto per indicare la presenza di una donna incinta.

Questa è stata la prima comunicazione tra la nave Open Arms e un piccolo peschereccio proveniente dalla Libia, partito 3 giorni prima e con a bordo tra le 30 e le 40 persone tra cui 3 bambini piccoli, un neonato e molte donne tra cui, appunto, una incinta. La piccola imbarcazione si trovava a poche miglia da Lampedusa ma in zona SAR (ricerca e soccorso) maltese e per questo il capo missione Riccardo Gatti ha chiamato il Centro di Coordinamento Marittimo de La Valletta, che però non ha dato istruzione di intervenire.

Il motore del peschereccio andava ma le persone, sotto il sole e senza cibo e acqua, erano molte a bordo. Dopo aver passato acqua e cibo, il peschereccio ha ripreso la sua rotta. La Open Arms li ha seguiti per evitare che l’alto numero di persone a bordo potesse creare problemi di stabilità e rischiasse di far imbarcare acqua dalla poppa. Poco dopo aver passato dalla zona SAR maltese a quella italiana, la motovedetta italiana CP 302 e una della Guardia di Finanza sono intervenute.

Quest’ultima però ha puntato verso la Open Arms, come per bloccarla da chissà quale azione. Si è avvicinata molto e ha urlato: “Mi metti la prua addosso?”.

Dopo uno scambio di battute con Gatti, sono tornati vicino al peschereccio e alla motovedetta della Guardia Costiera. La Open Arms ha continuato a fare osservazione mentre le persone a bordo del peschereccio sono state portate a Lampedusa dalla Guardia Costiera.

“Non pensavo che qui ci fosse una guerra contro chi salva le persone in mare. Una vergogna” | Diario di bordo dalla Open Arms

Open Arms | Diario di bordo del reporter di TPI | Giorno 3

Open Arms | Diario di bordo del reporter di TPI | Giorno 2

Open Arms | Diario di bordo del reporter di TPI | Giorno 1 

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