Non si fa più l’amore come una volta

Di Giulia Amandolesi
Pubblicato il 17 Set. 2020 alle 06:19 Aggiornato il 17 Set. 2020 alle 06:20
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Adriano Celentano cantava “Chi non lavora non fa l’amore”, ma è davvero così o dovremmo forse iniziare a dire il contrario? Le statistiche dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle, ci dicono che 1,6 milioni di italiani tra i 18 e i 40 anni non fanno sesso. In vent’anni la percentuale è passata dal 3% del totale all’11,6%. Sono 220mila le “coppie bianche” in Italia: ossia persone con relazioni affettive stabili ma senza alcun rapporto sessuale e 700mila quelle che dichiarano di non esser interessate al sesso in questo periodo.

Cosa sta succedendo agli italiani? “Il lavoro nobilita l’uomo”, ma è forse un caso che proprio in Lombardia si riscontri la percentuale più bassa di italiani con vita sessuale attiva e la più alta di quelli che non ne hanno affatto? I dati sopra evidenziati dal Rapporto Censis-Bayer sui nuovi comportamenti sessuali sembrano suggerire una correlazione tra la vita lavorativa e quella sessuale della nostra popolazione. Ma vediamo queste condizioni a quali risvolti psicologici ci espongono.

Collasso dell’autostima

Stimare sé stessi significa riuscire a non mettere in discussione il proprio valore anche quando le cose non ci riescono o non vanno come vorremmo, significa che il valore assegnato alla nostra performance non è inversamente proporzionale a quanto valiamo. Purtroppo, spesso questo ragionamento risulta poco intuitivo, soprattutto quando a farci sentire inadeguati sono proprio le relazioni più intime, quelle da cui corriamo al riparo per cercare conforto.

La mancanza di rapporti sessuali all’interno della coppia può rappresentare per i partner un elemento di forte messa in discussione. Il concetto stesso di mascolinità e femminilità risulta silenziato, inibito, castrato, perdendo così parte del suo potere erotico. Il risultato di un distacco fisico della coppia e di una mancata intesa sessuale, può portare quindi il singolo a svalutarsi, colpevolizzarsi e a cambiare rapporto con il proprio corpo, diminuendo così il livello di gradimento personale e autostima.

Dispercezione corporea

Il termine dispercezione fa riferimento a una rappresentazione mentale distorta che un individuo ha del proprio corpo. Molto spesso chi interrompe il rapporto con il sesso, per volere suo o del partner, può andare incontro a svariate interpretazioni che giustifichino tale assenza, una delle quali è spesso riconducibile all’inadeguatezza fisica. Capita infatti che sentirsi poco desiderati possa innescare nella mente di uno dei due una ricerca ossessiva di ciò che può risultare all’altro sgradevole, poco accattivante e sexy, fomentando così una cura eccessiva per i dettagli, accompagnato da un forte senso di inadeguatezza. In alcuni casi il soggetto può smettere di provare piacere anche nel praticare l’autoerotismo, escludendo così totalmente la sessualità dalla propria vita.

Insicurezze relazionali

Il calo del desiderio sessuale incide sulle dinamiche relazionali dei partner così come a loro volta le difficoltà relazionali incidono sul desiderio sessuale. È il cane che si morde la coda per intenderci. Un sano equilibrio di coppia si basa e si struttura su somiglianze e sincronia non su diversità e discrepanze. O meglio, se inizialmente le differenze sono ciò che ci attraggono e che inconsciamente speriamo ci compensino, la verità è che poi scegliamo chi è simile a noi, chi condivide abitudini, valori ed esigenze analoghe alle nostre. L’importanza data alla sfera sessuale, dunque, deve trovare un tacito accordo tra le parti per far sì che funzioni e non determini piuttosto malessere, disappunto, carenze e incomprensioni.

Inibizione

Più si è inibiti, più ci si inibisce. L’astinenza da sesso, al contrario di quanto si possa pensare non sempre fomenta il desiderio della coppia, ma piuttosto ne amplifica le difficoltà soprattutto per quanto riguarda l’approccio allatto sessuale. Quest’ultimo infatti perde la sua naturalezza, il suo istinto e la sua pulsionalità, lasciando spazio, sempre più di frequente, a gesti artificiosi e pilotati che rispondono più al doverismo che al piacere e al soddisfacimento personale.

Allora le domande sorgono spontanee. È davvero possibile, oggi, integrare la vita sessuale a quella di coppia? Quanto incide il lavoro sul desiderio sessuale? L’unico epilogo possibile è quello di un contatto occasionale, limitato al mero scambio di piacere e non alla ricerca di una vicinanza affettiva? È questo ciò di cui abbiamo bisogno o è solo ciò che abbiamo bisogno di credere per sentirci meno vulnerabili?

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