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Neonati in crisi d’astinenza da cocaina: decine di casi in Italia nel giro di poche settimane

"Ho fumato eroina in gravidanza": è emergenza neonati positivi alle sostanze stupefacenti. A Roma quattro casi in un solo ospedale, allarme anche a Milano e in Toscana

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 3 Nov. 2019 alle 10:52
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Immagine di copertina
Credit: Ansa

Neonati in crisi d’astinenza da cocaina: “È emergenza”

Numerosi casi di neonati in crisi di astinenza da cocaina sono stati rilevati in diversi ospedali italiani nelle ultime settimane.

Si tratta di un evento drammatico che non è nuovo in Italia, dove sono registrati diversi casi durante l’anno. Questa volta però a Roma si è avuto un picco notevole, con quattro bambini nati a poca distanza l’uno dall’altro in preda alle crisi d’astinenza.

Questi neonati sin da subito devono assumere metadone e seguire terapie specifiche durante i loro primi giorni di vita. Ma il loro calvario, purtroppo, non finisce qui: perché crescendo potrebbero manifestare dei problemi gravi che non si presentano immediatamente. Alcuni di loro potrebbero avere danni neurologici e potrebbero non avere una vita normale in futuro.

Neonati in crisi d’astinenza da cocaina: a Roma, Milano e in Toscana

Non è, ovviamente, solo un fenomeno circoscritto alla capitale. A Grosseto, ospedale non grande di una città di provincia, negli ultimi tre mesi i neonati positivi alla cocaina sono stati tre.

A Milano, negli ultimi due mesi, è stata trovata droga nelle urine di sei bambini appena nati e ieri l’arresto di un uomo di 44 anni che picchiava la compagna ha riportato alla luce il caso di uno dei figli di lei, nato con un’astinenza alla cannabis.

A Padova il 20 settembre un bimbo è stato tolto ai genitori perché appena dopo il parto si è scoperto che era sotto effetto di sostanze stupefacenti.

Neonati positivi alla cocaina: non ci sono stime

La cronaca riporta esempi che non saranno trasferiti in uno studio scientifico. All’Istituto superiore di sanità dicono di non aver intenzione di farlo, perché si tratterebbe di “schedare” le persone appena nate. In più è molto difficile avere una lettura del fenomeno perché non sempre le condizioni di salute del neonato e quelle personali e sociali dei genitori spingono gli operatori sanitari a fare approfondimenti.

Per svolgere l’esame tossicologico sui bambini è necessario il consenso del padre e la madre, che spesso non hanno alcuna intenzione di dare l’ok agli approfondimenti. Dalla Società italiana di neonatologia confermano che anche a livello internazionale gli studi in questo campo sono pochi.

Gli esperti lanciano l’allarme

Il primario della clinica Casilina Piermichele Paolillo ha spiegato: “Ci capiteranno una ventina di casi ogni anno di bambini positivi alle sostanze stupefacenti, con picchi di ricoveri come in questo momento”.

“Di solito – continua Paolillo — capita che qualcosa non ci quadri nella mamma o nel padre. Se abbiamo sospetti chiediamo un esame delle urine. Si trovano cocaina, metadone oppiacei. Così si avvia un percorso che può portare a una segnalazione al tribunale dei minori che fa partire l’iter per nominare un tutore”.

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