Nave Mare Jonio, via libera allo sbarco dei migranti a Lampedusa

Da cinque giorni la nave di Mediterranea è attraccata al largo dell'isola, bloccata dal divieto di ingresso del governo

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 2 Set. 2019 alle 13:10 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:20
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Immagine di copertina
Una foto scattata a bordo della Mare Jonio (Credits: Mediterranea/Facebook)

Nave Mare Jonio, via libera allo sbarco dei migranti

Nave Mare Jonio, via libera allo sbarco dei migranti. “Ci hanno appena comunicato che tra poco la Guardia Costiera farà sbarcare ‘per motivi sanitari’ le ultime 31 persone rimaste a bordo della Mare Jonio. La loro odissea è finita ed all’orizzonte si intravede un po’ di umanità. Benvenuti in Europa!”. La nave di Mediterranea Saving Humans era in mare da 5 giorni, ferma al largo di Lampedusa, esposti con 31 migranti a bordo esposti al maltempo che si sta concentrando sulla zona.

“Basta. Per quanto tempo ancora si intende torturare questi esseri umani?”, è stato l’appello lanciato da Mediterranea questa mattina, assieme all’annuncio che “alcune delle persone soccorse hanno smesso di bere e di mangiare. Ieri si è dovuta imbarcare e rimanere a bordo una psichiatra per dare tutta l’assistenza possibile”. Nel pomeriggio di ieri, domenica 1 settembre, tra l’altro, per tre dei migranti c’era stata l’evacuazione medica a Lampedusa. Per gli altri 31 rimaneva in vigore ancora il divieto firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e siglato anche dai colleghi M5s Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli.

Oggi lo sblocco della situazione, dopo che anche il capitano tedesco della nave Eleonore, Klaus Peter Reisch, ha deciso di forzare il blocco imposto dal governo italiano e attraccare a Pozzallo. La nave della Lifeline è stata sequestrata e i migranti hanno potuto toccare terra.

L’appello di Mediterranea per la nave Mare Jonio

Ad aggravare la situazione della Mare Jonio, il peggioramento delle condizioni meteorologiche. “Il temporale ha terrorizzato i 31 naufraghi ancora a bordo. Lampi, tuoni e vento forte sono bastati per farli iniziare a tremare. Sono persone traumatizzate da un vissuto di violenze e torture di cui portano i segni addosso, e da una tragica traversata in mare in cui hanno perso tra le onde almeno sei compagni di viaggio. Per tutti si è tornati a chiedere un’evacuazione”.

La Ong aveva inviato “una richiesta di revoca del divieto di ingresso in acque territoriali ai ministri che l’hanno firmato e siamo tornati a chiedere un porto sicuro di sbarco prima possibile, come è nostro diritto, e soprattutto diritto dei naufraghi, avere”. “A bordo della Mare Jonio ci sono 31 uomini e donne che sono sopravvissuti all’inferno libico, prima, e a un naufragio poi. Da cinque giorni la follia del Decreto sicurezza bis li tiene in ostaggio in mezzo al mare. Ripetiamo, se non fosse chiaro: sopravvissuti a un naufragio dove hanno visto morire i loro amici, terrorizzati dal mare, sono bloccati in mezzo alle onde”, scrive la Ong su Facebook.

“Migranti ostaggio del Decreto Sicurezza”

“Il Decreto sicurezza bis – aggiunge Mediterranea, ong proprietaria della nave Mare Jonio – è illegittimo e incostituzionale e si basa sulla presunzione del pericolo di ingresso delle persone rispetto alla sicurezza dello Stato. Abbiamo allegato alla richiesta le loro storie. Rappresentano un insieme di sofferenze e diritti negati, sono davvero questi i nemici di cui avere paura?”.

“L’equipaggio – prosegue la Ong – continua a prendersi cura, ora dopo ora, di ognuna di loro, mentre è previsto un peggioramento importante delle condizioni meteomarine che metterà ulteriormente a repentaglio la sicurezza di tutti. Queste donne e questi uomini non devono essere il nuovo oggetto di liti politiche e propaganda, ma rappresentare il simbolo di un cambiamento culturale possibile, che restituisca l’anima a questo paese rimettendo al centro l’umanità e i diritti. A chi serve questo spettacolo della cattiveria? Devono sbarcare tutti in barella? Fateli scendere sulle loro gambe. E basta”.

E l’appello è stato accolto, in una giornata favorevole per le navi che hanno salvato i migranti e nera per il ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha perso due sfide con le Ong.

> Eleonore forza il blocco, la reazione di Matteo Salvini

L’Unione europea: “Non siamo stati coinvolti”

La Commissione europea segue da vicino le situazioni delle navi Mare Jonio e Alan Kurdi, ma per il momento “non è stata attivamente coinvolta” nel coordinamento per i ricollocamenti dei migranti a bordo, dopo il loro sbarco. Lo ha fatto sapere la portavoce dell’Esecutivo comunitario per la Migrazione, Natasha Bertaud, che accoglie con favore l’evacuazione delle persone più vulnerabili.

La Alan Kurdi, nave della ong tedesca Sea Eye con 13 migranti soccorsi ieri a bordo, si sta dirigendo verso Malta dopo che, giunta in prossimità delle acque territoriali italiane a Lampedusa, si è vista consegnare dalla Guardia di finanza il divieto di ingresso firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e sottoscritto anche dai colleghi Elisabetta TRenta e Danilo Toninelli. L’intervento di salvataggio di ieri era avvenuto in acque Sar (Ricerca e soccorso) maltesi.

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