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Michela Murgia: “Non so quanto tempo ho ancora, sto facendo una cura sperimentale”

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La notizia della malattia di Michela Murgia ha sorpreso e commosso tutti. La scrittrice ha affrontato vari temi in una lunga intervista a La Stampa. “Il mio oncologo è un genio, non ha mai pronunciato la parola carcinoma, ma mi ha detto: ‘E’ così creativa che si è fabbricata una colonia di cellule in corpo e queste per sopravvivere vanno a prendere l’energia dai suoi polmoni. Noi le chiamiamo metastasi ma lei può considerarle come pozzi di petrolio in Iraq. Quando me l’ha detto ero sotto morfina, qualsiasi cosa mi dicevano mi sembrava bellissima”, ha rivelato parlando del cancro.

Murgia si sta sottoponendo a una cura sperimentale, ma non sa quanto le resta ancora da vivere: “Mi sono affidata a una nuova cura, che in Italia si sta sperimentando solo da un anno. Non so quanto tempo ho ancora, ma so che a un certo punto finirà. Non mi dispero perché non è nella mia indole”.

La scrittrice non rinuncia ad alcune stoccate al governo di Giorgia Meloni, un esecutivo che definisce “fascista”: “Si manifesta nel controllo dei corpi, della libertà personale, nella discriminazione delle comunità già discriminate. Siamo abituati ai fascismi nati da situazioni non democratiche, regni, dittature e crediamo che la democrazia ci protegga. C’è un passaggio invece che i sociologi chiamano democratura: è l’autoritarismo che passa attraverso i codici della democrazia. Il risultato finale è lo stesso”.

Infine Murgia parla della sua famiglia queer e delle difficoltà che in Italia devono affrontare le famiglie omogenitoriali: “Fino a ieri io e mia moglie potevamo avere una bambina assieme, ora un atto di legge ha deciso che solo chi ha dato l’ovulo può chiamarla figlia, l’altra mamma è un’estranea”.

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