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ESCLUSIVO TPI – “Mia madre è morta per la legionella contratta in ospedale. Dopo 16 anni aspetto ancora giustizia”

Antonia Contillo è morta nel 2005 a Matera, dopo aver contratto la legionella in ospedale. Cinque giorni prima del suo ricovero, come evidenzia il perito nominato dal tribunale, un controllo aveva evidenziato la presenza del batterio proprio nella stanza in cui si è trovata la paziente, affetta da una patologia autoimmune. Sua figlia Giuseppina oggi chiede giustizia, ma il processo è diventato un vero e proprio percorso a ostacoli

Di Anna Ditta
Pubblicato il 11 Dic. 2020 alle 07:16 Aggiornato il 11 Dic. 2020 alle 10:13
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Immagine di copertina
Antonia Contillo, morta il 13 febbraio 2005 nell'ospedale di Matera. Grafica di Emanuele Fucecchi

“Quando è morta mia madre nessuno in ospedale mi ha convocata, nessuno mi ha chiesto scusa. Eppure nella sua cartella clinica è scritto nero su bianco che è morta per la legionella. L’aveva contratta in ospedale. Già altre persone erano morte per lo stesso motivo in quella struttura, e ad un controllo di pochi giorni prima avevano trovato quel batterio proprio nella stanza in cui sarebbe stata ricoverata mia madre. Ciononostante l’hanno messa lì, e la sua non era neanche un’urgenza, ma un ricovero programmato. Che fosse morta per la legionella noi l’abbiamo saputo solo un anno dopo, quando un amico di famiglia ci ha consigliato di ritirare la cartella clinica”. A raccontare questa storia a TPI è Giuseppina Solimine, una delle figlie di Antonia Contillo, morta il 13 febbraio 2005 nell’ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera poco dopo aver compiuto 61 anni.

Il racconto di Giuseppina arriva a pochi giorni dallo scandalo sulla legionella killer al Policlinico di Bari, che ha portato all’interdizione di tre dirigenti dell’ospedale pugliese. Anche Antonia era pugliese: viveva a Sant’Agata di Puglia, in provincia di Foggia, ma il suo dramma è accaduto in Basilicata, e precisamente a Matera. Quasi 16 anni dopo, sul caso di Antonia Contillo non è ancora stata fatta giustizia e si è in attesa di una sentenza della Corte d’Appello di Potenza che dovrebbe stabilire chi è il soggetto contro il quale le figlie della donna possono chiedere il risarcimento per le eventuali responsabilità, se la gestione liquidatoria dell’Asl n. 4 di Matera (poi soppressa) o alla nuova Asm (Azienda Sanitaria Matera) che ha preso il suo posto.

Ma la vicenda giudiziaria sulla madre di Giuseppina non è l’unica questione che rimane aperta. “Quante altre persone sono morte a causa della legionella in quel reparto?”, si chiede la donna ancora oggi. “Nonostante le nostre ripetute richieste, nonostante un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Marco Pellegrini ad agosto 2019 sul tema e nonostante il sollecito al ministero da parte della presidenza della Repubblica, finora il ministero della Salute non ci ha dato nessuna risposta. Anche la richiesta di accesso agli atti presentata dal consigliere regionale Gianni Perrino al dipartimento regionale competente a febbraio 2020 (e sollecitata a giugno) è caduta nel vuoto”.

A TPI l’assessore alla Salute della Regione Basilicata, Rocco Leone, interpellato sul caso, commenta: “Da rappresentante delle istituzioni, la mia speranza è che su questa vicenda, oggetto peraltro di un procedimento dinanzi alla Corte d’Appello di Potenza, emergano tutti gli elementi necessari a stabilire la verità. Lo dobbiamo alla persona scomparsa e ai suoi familiari”. Un auspicio che arriva dopo anni di silenzio da parte delle autorità sanitarie regionali e dopo che la gestione liquidatoria dell’Asl di Matera, nel 2018, ha rifiutato – senza ammettere le proprie responsabilità – una proposta conciliativa avanzata dal giudice e accettata invece dalle eredi di Antonia Contillo.

Uccisa dalla legionella in ospedale: la storia di Antonia Contillo

Antonia Contillo, 61 anni, viene ricoverata nell’ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera il 24 gennaio 2005: si tratta di un ricovero programmato, per eseguire i controlli necessari all’inizio di una nuova terapia per la malattia autoimmune di cui soffre la donna. È affetta infatti da crioglobulinemia, una patologia scaturita dall’epatite C, che aveva contratto durante una trasfusione.

Al momento del ricovero, come evidenzia la perizia stilata nel 2016 da Mario Marseglia, consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice del tribunale di Matera, le analisi della paziente non mostrano nulla di strano, a parte le patologie già note di cui soffriva. Nella perizia si legge infatti che “i primi gg. di ricovero, come attesta ineccepibilmente la documentazione clinica e in particolare il diario clinico riportato in cartella, sono caratterizzati dall’assenza completa di qualsiasi sintomatologia riconducibile a patologie infettive sistemiche e in particolare dell’apparato respiratorio”.

Un estratto della perizia del Ctu del 2016

Antonia comincia a manifestare i primi sintomi a circa una settimana dal ricovero, quando inizia ad avere la febbre. Ma le sue condizioni precipitano l’11 febbraio e degenerano in 72 ore, portando alla morte della paziente. In proposito, il Ctu scrive che “appare incontestabile che il decesso della Contillo fu provocato da una infezione polmonare grave da Legionella pneumophila come dimostra l’esame delle urine con la ricerca dell’antigene specifico eseguito in data 13.02.2005 in Rianimazione”. Nelle sue conclusioni, inoltre, il Ctu sottolinea che l’infezione è stata “contratta durante il ricovero presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale di Matera”. Sottolinea inoltre che alla morte ha contribuito “una significativa compromissione delle difese immunitarie”, della paziente, una compromissione “giustificata e prevedibile per le numerose patologie croniche invalidanti da cui la paziente era affetta”.

Un estratto della perizia del Ctu del 2016

Nella perizia, di cui TPI pubblica in esclusiva alcuni stralci, si legge inoltre che “negli anni precedenti lo stesso nosocomio e lo stesso Reparto erano già stati interessati da altri episodi analoghi di Legionellosi con esito fatale” e si sottolineano “profili di comportamento omissivi e negligente” per le “Autorità Sanitarie responsabili della sicurezza e della efficienza dell’intera struttura sanitaria ospedaliera”. Sebbene queste abbiano infatti messo in atto sanificazioni periodiche per evitare il rischio contagio, il consulente evidenzia “incongruenze e anomalie” che si rivelano “determinanti” per la ricostruzione della vicenda e la “definizione delle eventuali responsabilità”.

Dai documenti risulta infatti che un trattamento di sanificazione per la legionella era stato messo in atto il 17 dicembre 2004 e che in un controllo eseguito il successivo 19 gennaio, proprio nella stanza che di lì a 5 giorni avrebbe ospitato la paziente, era emersa ancora una volta la presenza di legionella negli impianti idrici del Reparto. “Neanche a farlo apposta, il controllo era stato fatto nella camera di mia madre, ed era stato trovato questo batterio”, racconta Giuseppina. “Senza aver fatto nessun altro trattamento, una settimana dopo hanno ricoverato mia madre in quella stanza. Lei è morta il 13 febbraio. Per almeno due mesi, quindi, la legionella è stata attiva nel reparto”. Infine, il successivo trattamento contro il batterio non è avvenuto subito, ma solo il 19 febbraio, vale a dire 6 giorni dopo la morte della paziente.

Un estratto della perizia del Ctu del 2016

La vicenda giudiziaria

Mia madre è stata uccisa due volte, dalla malasanità e dalla giustizia“, sostiene Giuseppina, che nel 2012 ha avviato, insieme alle sue sorelle, un procedimento penale dinanzi al Tribunale di Matera contro l’Asm. Un processo che si è rivelato tuttavia un vero e proprio percorso a ostacoli. “Ancora oggi non si capisce chi sia il legittimato passivo, se l’ex Asl n. 4 di Matera o la nuova Asm. Per ora ci sono state solo sentenze parziali e il procedimento è aperto dinanzi la Corte d’Appello di Potenza”.

“Da cittadina mi chiedo come sia possibile che ancora non riusciamo ad avere giustizia dopo 16 anni, solo perché non si sa ancora chi debba pagare”, è lo sfogo di Giuseppina. “Cosa possono interessarmi gli avvicendamenti societari visto che i dirigenti sanitari sono sempre gli stessi? Quando vado in udienza c’è sempre la stessa persona fisica, in un caso o nell’altro. La trovo una questione assurda. Non penso sia un procedimento che devo fare a mie spese, penso debba farlo lo Stato. La Regione Basilicata dovrebbe liquidarmi e poi rivalersi nei confronti dell’organo che ha sbagliato, ma di certo non devo subire io questo danno. In ogni caso, andrò avanti fino alla Corte di Strasburgo, continuerò a combattere questa battaglia finché avrò vita”.

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