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Porta a casa gli strumenti chirurgici per giochi erotici: medico condannato

Porta a casa gli strumenti chirurgici per giochi erotici: medico condannato

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 17 Apr. 2019 alle 07:53
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Immagine di copertina

Tutto è iniziato cinque anni fa, nel 2014. Protagonisti della vicenda sono un medico e un addetto di una lavanderia di Ponsacco, comune di provincia di Pisa. Proprio quest’ultimo, alle prese con un camice del primo, si ritrova in mano una chiavetta usb.

Non sapendo a chi appartenesse il dispositivo, l’uomo ha infilato la chiavetta nel pc e ha sbirciato tra i file contenuti. Dentro non ha trovato esattamente quello che si aspettava. Infatti nel dispositivo del medico, 50 anni, c’erano una serie di foto decisamente particolari.

L’addetto alla lavanderia si è trovato davanti degli scatti inequivocabili: nelle foto si vedeva il medico utilizzare alcuni strumenti chirurgici per giochi erotici – oltre che per le attività ambulatoriali ortodosse.

Subito l’addetto alle pulizie ha denunciato il fatto. L’indagine è scattata e i carabinieri hanno condotto una perquisizione a casa del medico, trovandolo in possesso di strumentazione utilizzata per micro operazioni al naso e di proprietà della Azienda ospedaliera universitaria pisana.

Le prove evidenti hanno portato la procura ad accusare l’uomo di peculato. Anche l’amica del medico che compariva nelle foto in questione finisce nel mirino della legge, ma la sua posizione è stata archiviata.

La Cassazione oggi ha rigettato il ricordo del medico e l’ha condannato anche al pagamento di duemila euro in favore della cassa delle ammende, oltre alla refusione delle spese di giudizio all’Azienda ospedaliera per 3500 euro.

Il medico 50enne si era difeso davanti ai giudici lamentando “di avere, la Corte d’appello omesso di valutare elementi dimostrativi della presa in consegna del materiale sanitario da parte del medico per ragioni di custodia dovute a pregressi furti o smarrimenti in vista di un successivo utilizzo in ambito ospedaliero”.

La Cassazione, invece, ha ritenuto “inverosimile la spiegazione fornita dall’imputato in merito al trasferimento dei dispositivi chirurgici per ragioni di custodia: versione difensiva smentita dall’utilizzo di tali strumenti per uso privato”. Questione chiusa. Ora si capirà se ci sarà anche una conseguenza disciplinare per il medico.

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