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Al via la nuova missione di Medici Senza Frontiere nel Mediterraneo: la nave Ocean Vikings riparte da Marsiglia

La Ong medico umanitaria annuncia in un comunicato l'inizio della nuova missione in mare

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 1 Ago. 2019 alle 22:43 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:24
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Immagine di copertina
Mikele Telaro, Medici Senza Frontiere (Msf) Credits: Msf

Medici Senza Frontiere riparte da Marsiglia con la nuova missione a bordo di Ocean Vikings

Medici Senza Frontiere (Msf) e Sos Mediterranée lanciano la nuova missione umanitaria a bordo della nave Ocean Vikings, che riparte oggi da Marsiglia per raggiungere le acque del Mediterraneo centrale.

Lo fanno sapere le Ong in un comunicato diffuso oggi, lunedì 5 agosto 2019. L’arrivo nell’area di ricerca e soccorso, nelle acque internazionali tra la Libia e l’Italia, è previsto intorno a giovedì 8 agosto.

“Il tragico naufragio del 25 luglio ha portato a 576 il numero di morti conclamati quest’anno nel Mediterraneo centrale, ed è l’ennesima dimostrazione che rifugiati e migranti continuano a rischiare la vita in mare mentre il sistema di ricerca e soccorso, ormai totalmente smantellato, non è in grado di salvarli. Dall’inizio dell’anno più di 9.500 persone hanno tentato la traversata, oltre 4.600 sono state intercettate e riportate alla detenzione arbitraria in Libia, un paese in guerra, in violazione del diritto internazionale” si legge nel comunicato.

“Queste morti e sofferenze in mare e in Libia sono evitabili e mentre gli Stati continuano a evitare le proprie responsabilità e i propri obblighi di soccorso, noi faremo del nostro meglio per continuare a salvare vite” dice la presidente di Msf, dott.ssa Claudia Lodesani.

La Ocean Vikings è una nave di rifornimento norvegese originariamente concepita per effettuare soccorsi, come Nave per la Risposta e il Soccorso di Emergenza, che resta in standby in mare pronta a soccorrere il personale delle piattaforme petrolifere e a intervenire in caso di incidenti che coinvolgono un numero elevato di persone.

Durante la conferenza stampa di presentazione della nuova nave umanitaria, organizzata a Parigi il 22 luglio scorso, i membri delle due Ong avevano fatto sapere che il fatto che la nave fosse ben equipaggiata, non significava che era disposta a restare in mare più del necessario.

“L’equipaggio è robusto per stare in mare un certo numero di giorni, ma lo sbarco deve avvenire il prima possibile”, ha dichiarato un rappresentante di Sos Mediterrané, sottolineando l’intenzione di spingere i governi europei a dar loro un porto sicuro negli stati costieri “non a 1500 metri dalla zona di stress”, come avvenuto a giugno del 2018, quando la nave Aquarius, operata dalle due Ong, si era ritrovata a dover navigare fino a Valencia per far sbarcare le persone salvate davanti alle coste della Libia.

Oggi la Ong fa sapere di aver già scritto alle autorità italiane competenti per annunciare la partenza della nave e avviare i contatti necessari, in ottica di trasparenza e di una “auspicata collaborazione per il regolare svolgimento delle attività di ricerca e soccorso”, scrive la Ong.

L’episodio della nave Aquarius dell’11 giugno 2018 aveva sancito l’inizio della politica dei porti chiusi del vicepremier Matteo Salvini, che in quell’occasione aveva vietato a 630 migranti di approdare sulle coste della Sicilia.

“La Libia è finita”: il lungo viaggio di Aquarius raccontato dai soccorritori appena sbarcati a Valencia

Da allora, il numero di navi umanitarie presenti  in mare si è ridotto, e quelle che si avventurano nelle acque del Mediterraneo per salvare le persone in fuga sono ostacolate nella missione di portare i migranti in salvo in breve tempo.

Msf decide di tornare in mare perché il peggioramento del conflitto in Libia, l’aumento del tasso di mortalità nel Mediterraneo e le condizioni del mare più favorevoli, fanno aumentare le partenze e incrementano le probabilità che i migranti perdano la vita in mare senza che nessuno se ne accorga.

A bordo della nave c’è un team di nove operatori di Msf che si occuperanno dell’assistenza medica delle persone soccorse. Il coordinatore medico è l’italiano Luca Pigozzi, di Msf.

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