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“La Libia è finita”: il lungo viaggio di Aquarius raccontato dai soccorritori appena sbarcati a Valencia

Immagine di copertina
La nave Aquarius arriva a Valencia. Credit: Daniel Duart/dpa

Il racconto della giornata dello sbarco dell'Aquarius a Valencia da parte dell'inviata Marta Vigneri

da Valencia, reportage di Marta Vigneri – “È troppo bella!” esclama Marie, una volontaria francese di SOS Mediterranee quando vede arrivare la nave Aquarius al porto di Valencia alle 10.50 circa di oggi, domenica 17 giugno.

È la prima volta che guarda Aquarius da fuori, perché normalmente ci lavora sopra, ed è abituata a vedere i migranti scendere nel molo di Catania mentre è ancora a bordo.

“So quello che hanno passato e perciò questo è un momento unico ed emozionante”. Un parasole le copre il viso, ma si intravedono gli occhi lucidi.

Come lei, altri volontari di SOS Mediterranee, membri della Croce Rossa Spagnola, personale di MSF arrivato da quattro diversi paesi europei oltre alla Spagna – Francia, Olanda, Italia, Regno Unito – e più di 680 giornalisti hanno assistito in silenzio all’arrivo dei passeggeri dell’Aquarius, a cui otto giorni fa era stato vietato l’accesso al porto di Catania.

Si sentono le loro urla arrivare dalla nave fino al molo, così forti da fare capolino tra il rumore degli elicotteri della polizia che ci vola sopra.

Sono le grida di gioia di chi ha realizzato di essere arrivato a terra dopo giorni in cui la terra poteva solo guardarla da lontano.

Nel mezzo del mar Mediterraneo, dove sono rimasti sospesi per più di 24 ore in attesa che la Guardia Costiera italiana indicasse dove dirigersi tra domenica e lunedì scorso, osservavano le coste della Sicilia senza poterle avvicinare.

Mentre entravano nelle acque spagnole, guardavano le isole Baleari e chiedevano “È questo il paese che ci ospiterà, siamo arrivati?”, ma la risposta era ancora negativa.

Oggi invece no, i volontari a bordo della nave hanno potuto finalmente confermare loro che quella terra che vedevano da lontano era anche quella dove sarebbero sbarcati.

Un applauso liberatorio esplode quando la barca giunge nel porto.

“Oggi è un giorno per essere felici e orgogliosi di sapere che questi ragazzi sono arrivati qui. Non c’è spagnolo che può non sorridere”, dichiara Padre Angel, presidente e fondatore della ong Messaggeri per la pace.

Richiama le parole di Papa Francesco, che aveva definito il trattamento riservato a questi migranti “una vergogna”.

Tutta la comunità valenciana è stata coinvolta nel supporto delle operazioni, dalla Polizia alla guarda civil, dalla Croce Rossa ai cittadini volenterosi di dare aiuto.

L’operazione “Esperanza nel Mediterraneo”, organizzata per l’accoglienza dell’Aquarius, era un dispositivo pensato già da tre anni, quando il comune e la regione di Valencia avevano offerto proprie imbarcazioni – quelle della compagnia traghetti Balearia – per soccorrere dei migranti naufragati nel Mediterraneo e accoglierli nel proprio porto, ma il governo di Rajoy si era rifiutato.

Per questo l’arrivo dei 630 migranti rappresenta un riscatto per Valencia. “Questo è un momento di svolta”, dichiara l’Assessore alla Mobilità e agli spazi pubblici e vice sindaco della città, Giuseppe Grezzi, un italiano naturalizzato spagnolo. “Le scuole di lingua non smettevano di chiamarci e di chiedere se avevamo bisogno di traduttori”, racconta.

Per alcuni però, quello che si respira al porto è un entusiasmo amaro. “Una settimana di viaggio nelle condizioni di mare che abbiamo visto si poteva risparmiare”, dichiara Claudia Lodesani

, presidente di MSF Italia arrivata a Valencia ieri sera per dare una mano ai colleghi spagnoli.

“Secondo noi i porti più vicini e sicuri rimangono Malta e l’Italia, e tra l’altro portare due navi italiane fino alle coste della Spagna, oltre che difficile per i migranti, non è sostenibile nemmeno per l’Italia”.

Anche per Francois Xavier, infermiere che ha trascorso l’intera settimana con i migranti a bordo dell’Aquarius, è stato un viaggio troppo difficile per tutti.

“La loro preoccupazione principale è che stessimo tornando in Libia. Infatti l’unico modo di consolarli nei momenti di sconforto era ripetergli all’infinito: la Libia è finita, lì non ti ci portiamo più”.

L’episodio nella nave Aquarius desta insieme preoccupazione e speranza.

La preoccupazione è che abbia rappresentato un precedente pericoloso per le operazioni di ricerca e salvataggio in mare, che destabilizza il modo di operare delle ong.

La speranza invece è che sia stato un punto di svolta per quanto riguarda la gestione del fenomeno migratorio a livello europeo, e che chi ha partecipato allo sbarco della nave verso un porto sicuro, dalla società civile al governo di Sanchez, continui a mobilitarsi perché ci sia una presa in carico di responsabilità condivisa, che non comporti la perdita di vite in mare.

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