Maternità, la fotografia di Save The Children: in Italia lavora solo una madre su due con figli piccoli
L’undicesima edizione del rapporto "Le Equilibriste” racconta come nel nostro Paese l'accesso al lavoro per le donne con figli è sempre più difficile
Diventare madri in Italia nel 2026 somiglia sempre di più a un percorso a ostacoli, dove il traguardo della stabilità lavorativa sembra allontanarsi proprio nel momento del bisogno. A scattare l’allarmante fotografia è l’undicesima edizione del rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, pubblicato oggi da Save the Children.
I dati raccontano un Paese in cui conciliare carriera e famiglia non è ancora una realtà consolidata, ma una sfida quotidiana che penalizza pesantemente le donne. Per la prima volta, si registra un peggioramento della situazione lavorativa delle madri in tutte le regioni italiane, con un tasso di occupazione per le donne con figli in età prescolare che crolla al 58,2%.
La “tassa” sulla maternità
Il rapporto evidenzia un divario di genere profondo e persistente. Mentre la genitorialità sembra favorire l’occupazione maschile (i padri con figli minorenni lavorano nel 92,8% dei casi), per le donne accade l’esatto contrario. Se tra le donne senza figli lavora il 68,7%, la percentuale scende drasticamente con l’arrivo dei bambini.
La cosiddetta “penalizzazione della maternità” è stimata al 33%. Questo dato si traduce non solo in una difficoltà di accesso al mercato, ma anche in un crollo dei salari: nel settore privato, una neomamma può arrivare a perdere fino al 30% della retribuzione dopo il parto.
“Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialità in modo sproporzionato sulle donne”, ha dichiarato Antonella Inverno, Responsabile Ricerca di Save the Children. “Nel 2026 dobbiamo registrare un peggioramento: aumentano le dimissioni e molte giovani madri finiscono nel limbo dei NEET, senza studio né lavoro”.
La geografia della maternità
L’Italia non è unita quando si parla di diritti delle madri. Il Mothers’ Index, elaborato con l’ISTAT, stila una classifica delle regioni più “amiche delle madri” basata su sette parametri (lavoro, salute, servizi, ecc.). Il podio vede in testa l’Emilia-Romagna, che si conferma la regione più virtuosa, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta. Fanalino di coda invece la Sicilia, che occupa l’ultimo posto della classifica, preceduta da Puglia e Basilicata.
Il divario Nord-Sud resta drammatico: se al Settentrione lavora il 73,1% delle madri con figli minori, nel Meridione la quota precipita al 45,7%. Un dato che evidenzia come il supporto territoriale e i servizi per l’infanzia siano ancora insufficienti in vaste aree del Paese.
Inverno demografico e fuga delle giovani
I numeri sulla natalità continuano a segnare record negativi. Nel 2025 le nascite sono state appena 355 mila (-3,9% in un anno), con un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, ben lontano dalla media europea. L’età media al parto è salita a 32,7 anni, anche perché le giovani donne (under 35) si trovano davanti a una scelta obbligata: restare e rinunciare, o partire. Negli ultimi dieci anni, le giovani donne che si sono trasferite all’estero sono aumentate del 125%. Particolarmente grave è la situazione delle madri giovanissime (15-29 anni): il 60,9% di loro non studia e non lavora (NEET). Un dato che contrasta con il desiderio di genitorialità espresso dall’81,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, un sogno che però si scontra con l’assenza di condizioni adeguate.
Possibili soluzioni
Save the Children non si limita alla denuncia, ma indica una strada per invertire la rotta. Secondo la Direttrice Affari Pubblici, Giorgia D’Errico, è necessario passare da interventi “tampone” a politiche strutturali:
- Congedi paritari: Riformare il sistema dei congedi per garantire una reale equità di cura tra padri e madri.
- Servizi 0-6: Potenziare nidi e scuole dell’infanzia, specialmente al Sud dove la presa in carico dei bambini è ferma a percentuali minime (6-7% contro una media nazionale del 18,5%).
- Lavoro stabile: Contrastare il precariato e il part-time involontario che colpisce l’11,7% delle madri lavoratrici.
In un Paese che invecchia e che fatica a sostenere le sue “equilibriste”, il rapporto 2026 suona come l’ultimo avviso: senza un sostegno concreto alla maternità, il declino demografico e sociale rischia di diventare irreversibile.