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Home » Cronaca

Chi era Marcello Natali, il medico di Codogno ucciso dal virus

Immagine di copertina
Marcello Natali Credits: Facebook

Storia di Marcello Natali, il medico di Codogno morto a causa del Coronavirus

Marcello è morto mercoledì, aveva contratto il Coronavirus con tutta probabilità visitando: era medico di famiglia a Codogno, ma era nato e cresciuto a San Giorgio, dove il papà Mario ero uno dei medici storici del ‘paese’, oggi 9000 abitanti a circa 25 chilometri da Medicina, già dichiarata ‘zona rossa’ per il Coronavirus. (Qui l’intervista:  la moglie del medico di Codogno a TPI: “Mio marito un eroe, ha sopportato di tutto”

Marcello non aveva patologie pregresse: è stato prima ricoverato a Cremona, poi, con l’aggravarsi del quadro clinico era stato trasferito a Milano. Al sindaco di San Giorgio la notizia del ricovero era arrivata invece solo domenica da un amico comune. Marcello se n’era andato ormai tanti anni fa dal ‘paese’, “ma – racconta il sindaco – qualche volta veniva, i figli studiavano a Bologna, facevamo le cene assieme, quello del ’63  è ancora un gruppo molto unito”.

 

Il medico lascia la moglie Tiziana e due figli, di cui una ragazza di 24 anni che frequenta l’università a Bologna. Ora a piangerlo ci sono anche i vecchi compagni della 3°A del liceo classico San Luigi. Tra loro, l’odontoiatra Domenico Lo Bianco: “Con Marcello ho frequentato medie e liceo, eravamo compagni di banco – racconta –. Era una persona piacevole e mite, diligentissimo negli studi, anche se non si tirava certo indietro quando era il momento di uno scherzo o una goliardata. Era una persona buona, mai sopra le righe, pronta ad aiutare tutti. La notizia della sua morte ci lascia sgomenti: tra ex compagni ci sentiamo in una chat via Whatsapp. Dove il suo humor britannico mancherà moltissimo”.

È stato lo stesso medico ad annunciare agli amici con un messaggio, mercoledì, di essere risultato positivo al Coronavirus. “È stata l’ultima volta che ci ha scritto – riferisce l’amico Lo Bianco –. Lo avevamo visto l’ultima volta poche settimane fa. Siamo stati vicini alla sua famiglia, sempre sperando per il meglio, e ora lo siamo ancora di più. Nutrivamo per Marcello un grande affetto”. È proprio sull’indole disponibile e generosa del dottor Natali che pone l’accento anche la sua collega nel Lodigiano, la dottoressa Martina Scarabelli. “È stato il mio tutor in Medicina generale e anche dopo si prodigava per noi colleghi, soprattutto i più giovani – racconta commossa –. Stava bene, ma l’11 marzo ha iniziato ad accusare tosse, febbre, difficoltà ha respirare: ha capito subito cosa stava succedendo”.

Del resto, nei giorni frenetici dal 23 febbraio in poi Natali visitava “decine di persone al giorno, anche a domicilio – prosegue la collega –. Aveva lo studio a Codogno, ma quando gli altri colleghi sono andati in quarantena o si sono ammalati lui ha aperto le porte anche a tutti i loro pazienti, per non lasciarli senza medico in un momento così difficile. Non si è mai risparmiato, nonostante non avessimo protezioni adeguate. Lui c’era sempre, metteva sempre i suoi pazienti al primo posto. Aveva fatto un giuramento e l’ha mantenuto fino alla fine, pagandolo il prezzo più alto di tutti”.

Leggi anche:

1. Strade affollate e tutto aperto: quel 7 marzo a Bergamo, video-reportage alla vigilia dell’inferno (di S. Lucarelli) / 2. Bergamo, quelle bare di chiunque che dovranno essere i funerali di tutti / 3. Coronavirus, Ricciardi (OMS) a TPI: ”Perché così tanti morti in Italia? Il punto è la codifica del decesso: solo per una minoranza il virus è la vera causa”

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