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Manduria, la baby gang in stile “Arancia Meccanica”: i video dei raid contro i disabili del paese

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 27 Giu. 2019 alle 12:38 Aggiornato il 12 Nov. 2019 alle 09:55
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“Una storia agghiacciante”. Così l’ha definita il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo. Dopo gli arresti del 30 aprile, ieri, mercoledì 26 giugno, altri nove ragazzi, di cui otto minori tra i 15 e i 17 anni, sono stati arrestati a Manduria con l’accusa di aver torturato due disabili del paese.

Una seconda baby gang, che tormentava i due, picchiandoli anche in modo violento: come mostrano le foto e i video recuperati dalle forze dell’ordine, i giovani agivano con i volti camuffati con maschere e passamontagna e facevano irruzione nelle case dei due, sfondando la porta.

Una delle due vittime delle aggressioni, Antonio Cosimo Stano, 65 anni, è morto il 23 aprile scorso, alcuni giorni dopo l’ennesimo pestaggio. Alcuni giorni dopo erano stati arrestati otto ragazzi, di cui sei minori (a cui però non viene contestato l’omicidio preterintenzionale).

Ora emergono nuovi particolari: in paese era attiva una seconda baby gang. I nove arrestati ieri sono accusati di tortura, lesioni, danneggiamento e violazione di domicilio aggravati.

Oltre a Stano, a fare le spese delle aggressioni era un 53enne disabile, anche lui residente a Manduria. In particolare, ai ragazzi viene contestato un episodio del primo aprile.

La Polizia ha diffuso un video agghiacciante che mostra l’assalto  alla casa di Stano in stile Arancia meccanica” e una foto di gruppo, estrapolata da una chat di Whatsapp, davanti alla casa del 65enne.

Manduria baby gang

Nella chat sono stati trovati anche messaggi come “…Cè carnevali …lu pacciu è impacciuto lu triplu” (che carnevale, il pazzo è impazzito il triplo). Dall’ascolto di altre testimonianze sono emersi altri violenti assalti alla casa di Stano e scene di sopraffazione e violenza, il tutto al solo scopo di procurarsi materiale da far girare su Whatsapp per quello che viene definito dal Gip che ha emesso le misure cautelari un “malvagio divertimento”.

“Con amarezza commentiamo il secondo atto di una storia agghiacciante”, ha osservato il procuratore Capristo, “perché attraverso un’attenta e scrupolosa verifica tecnica sui telefonini immediatamente sequestrati dalla Polizia agli inizi di questa indagine, siamo riusciti a individuare addirittura un secondo gruppo di minorenni che aveva questo amarissimo, disgustoso atteggiamento nei confronti di persone con minorata difesa”.

“Ci vuole però un’azione sinergica”, ha aggiunto il magistrato. “Mi rivolgo alle istituzioni ufficiali, ma anche alle scuole, ai servizi sociali e soprattutto alla famiglia”.

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