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Ragazzo ucciso a Roma, spunta la pista della droga: due 21enni di San Basilio fermati per la morte di Luca Sacchi

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"Gli accertamenti che l'autorità giudiziaria disvelerà quando riterrà opportuno non ci raccontano la storia di due poveri ragazzi scippati".

Roma, Luca Sacchi ucciso: spunta la pista della droga

Potrebbe esserci uno scambio di droga finito male dietro all’omicidio di Luca Sacchi, il ragazzo ucciso a Roma la notta del 23 ottobre. La svolta nelle indagini è arrivata oggi, 25 ottobre, dopo il fermo di due 21enni romani, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino. A denunciare il possibile coinvolgimento del figlio è stata la madre di uno dei due sospettati. Entrambi vivono nella zona di San Basilio, a Roma.

Secondo una prima ricostruzione la vittima, Luca Sacchi, e la fidanzata, Anastasiya Kylemnyk, la sera dell’omicidio volevano acquistare droga ma poi le cose sono degenerate fino al tragico epilogo.

Dai primi accertamenti, pare che i due sospettati, notando che nello zainetto della donna c’erano parecchi soldi, si sono offerti di procurare lo stupefacente per poi ritornare armati di pistola e rapinare la ragazza. Alla reazione di Luca hanno poi sparato in testa al giovane, che è morto poche ore dopo in ospedale.

Che i due abbiano colpito la ragazza però pare sia stato accertato. Avevano gettato la mazza usata per colpire la ragazza nei campi vicino al Grande Raccordo Anulare. E lì nei pressi dell’uscita per Casal monastero polizia e carabinieri l’hanno trovata e sequestrata.

I due sono poi fuggiti su una Smart, ma sono stati “traditi” dalla madre di uno dei due. La donna si sarebbe presentata alle forze dell’ordine avvisando che il figlio poteva essere implicato nell’omicidio di Luca Sacchi. È quanto si è appreso da fonti investigative, che hanno fatto sapere anche che i due sono accusati adesso di concorso in omicidio.

La donna avrebbe detto: “Ha fatto una cazzata”. Solo successivamente polizia e carabinieri del Nucleo Investigativo hanno sviluppato l’informazione arrivando ai due sospettati.

Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due fermati per l’omicidio di Luca Sacchi, si stavano nascondendo. Lo hanno riferito il capo della Squadra Mobile di Roma Luigi Silipo e il colonnello Mario Conio, comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Roma. Uno è stato rintracciato in un residence mentre l’altro in una casa.  Sono entrambi del quartiere San Basilio.

Chi sono i due ragazzi di San Basilio fermati

Paolo Pirino su Fb, tra armi, tatuaggi e Scarface

Gli investigatori: “È stata un’indagine lampo”

“È stata un’indagine lampo”. Lo ha detto il dirigente della Squadra Mobile di Roma, Luigi Silipo, dopo il fermo dei due presunti responsabili della morte di Luca Sacchi. “Non si sono assolutamente costituiti – hanno detto gli investigatori – sono stati raccolti elementi e poi sono stati catturati fuori dal domicilio, in luoghi dove si nascondevano. Hanno usufruito di legami familiari e di conoscenze”.

Uno dei due è stato rintracciato in un residence ed entrambi “non hanno opposto resistenza”.

Il colonnello Mario Conio, comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Roma ha sottolineato: “Si è subito lavorato in piena coordinazione e sinergia tra Questura e comando provinciale dei carabinieri di Roma”.

L’auto con cui si sono dati alla fuga è stata sequestrata. Mentre non è stata ancora ritrovata la pistola, forse una calibro 38, utilizzata per l’omicidio di Luca Sacchi.

Dopo il fermo dei presunti responsabili, le indagini di polizia e carabinieri vanno avanti. I due, uno in auto della polizia e l’altro dei carabinieri, vengono ora portati nel carcere di Regina Coeli.

Ai due si è arrivati, oltre alla testimonianza della madre di uno dei due, anche grazie a una serie di testimoni che hanno fornito elementi determinati per individuare e rintracciare i presunti autori dell’omicidio.

Il capo della polizia di Gabrielli: Non sono due poveri ragazzi scippati”

“Gli accertamenti che l’autorità giudiziaria disvelerà quando riterrà opportuno non ci raccontano la storia di due poveri ragazzi scippati”. Lo ha detto il capo della polizia Franco Gabrielli.

E ha aggiunto: “Lo dico tenendo sempre ben presente, non vorrei essere equivocato su questo, che stiamo parlando della morte di un ragazzo di 24 anni”.

“Sono soddisfatto – ha proseguito – della risposta delle forze di polizia, che hanno agito in maniera sinergica, senza gelosie. E non posso non notare, con un certo sollievo – ha sottolineato il capo della Polizia – che questa vicenda, sotto il profilo dell’accertamento della verità, ha visto coinvolta la stessa famiglia di uno degli autori dell’efferato gesto”.

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La fidanzata: “La droga? Non c’entra niente!”

“La droga? Non centra niente. Luca era lì per guardare il fratellino piccolo che si trovava nel pub”. A parlare ai microfoni del Tg1 è Anastasia Kylemnyk, la fidanzata di Luca Sacchi, smentendo le indiscrezioni sulla pista della droga.

“Luca non ha mai incontrato gli spacciatori – ha aggiunto Anastasia -. Non ho visto e sentito nulla. Ho sentito solo la voce di un ragazzo romano e giovane. Mi ha detto ‘dammi sto zaino’. E Luca mi ha protetto come ha sempre fatto: l’ha messo a terra e forse per questo si sono spaventati”.

Cosa è successo la notte dell’omicidio

L’aggressione è avvenuta davanti al locale John Cabot, nella zona di Colli Albani, Roma est. Attorno alle 23,30, sarebbero stati avvicinati alle spalle da due uomini che hanno colpito la fidanzata di Luca Sacchi, Anastasiya Kylemnyk, alla testa e le avrebbero strappato lo zaino.

A quel punto Luca, un personal trainer amante delle arti marziali, li ha rincorsi e li ha affrontati. È stata questione di pochi attimi e uno dei due ha estratto la pistola, probabilmente un revolver, premendo il grilletto. Questa, almeno, la ricostruzione circolata a poche ore dall’omicidio del ragazzo.

Le indagini successive, invece, si stanno sviluppando anche attorno a un’altra ipotesi: uno scambio di droga tra i ragazzi coinvolti.

Luca è stato centrato alla testa da un proiettile. Nonostante un delicatissimo intervento chirurgico a cui è stato sottoposto in nottata, è morto ieri mattina, 24 ottobre, all’ospedale San Giovanni di Roma. I genitori, che sono stati accanto a lui per tutto il giorno, hanno dato il consenso per la donazione degli organi.

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