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Luca Attanasio, la difesa del Pam: “La strada era sicura”. Ma 10 giorni prima l’Onu usò i blindati

Zakia Seddiki accusa il Programma alimentare mondiale (Pam), l’agenzia Onu che aveva invitato l'ambasciatore italiano a visitare una scuola, di non aver provveduto alle misure di sicurezza: "Il Pam non ha fatto quello che va fatto per una zona a rischio. Questa volta ci siamo fidati, tutti, di un'istituzione come l'Onu". La difesa del programma alimentare: "La strada era considerata sicura", ma 10 giorni prima la delegazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu viaggiava con i blindati

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 27 Feb. 2021 alle 18:30 Aggiornato il 27 Feb. 2021 alle 18:36
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Credits: Ansa

Zakia Seddiki, la moglie dell’ambasciatore Luca Attanasio: “Pam (Onu) non organizzò protezione in modo opportuno”. La difesa del Pam: “La strada era sicura”. Ma 10 giorni prima l’Onu usò i blindati

Zakia Seddiki, la moglie di Luca Attanasio ucciso in un agguato nella Repubblica democratica del Congo, accusa il Programma alimentare mondiale (Pam), l’agenzia Onu che aveva invitato l’ambasciatore italiano a visitare una scuola, di non aver provveduto alle misure di sicurezza nonostante avesse dato piene garanzie in proposito ad Attanasio.

“Il Pam non ha organizzato la protezione in modo opportuno. Non hanno fatto quello che va fatto per una zona a rischio. Sicuramente dentro il Pam qualcuno sapeva che la scorta non era efficace”, dice Zakia Seddiki nell’intervista al Corriere della Sera. Attanasio “è stato tradito nel senso che chi ha organizzato sapeva che la sicurezza non era nella misura adeguata per proteggere lui e le persone con lui”, ha insistito Seddiki, affermando che l’ambasciatore “è stato invitato dal Programma alimentare mondiale per una visita su un progetto del Pam per le scuole. Era previsto che organizzassero tutto loro“.

“Non è che il Pam sia una piccola organizzazione. Hanno detto ce ne occupiamo noi ed è giusto fidarsi di un’organizzazione così grande, soprattutto parlando di questo – ha aggiunto – Luca non ha mai fatto un passo fuori dalla residenza o dall’ambasciata senza la sua scorta e senza i controlli della sicurezza. Si è fidato“.

L’agguato costato la vita all’ambasciatore Luca Attanasio, al carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e all’autista congolese, Mustapha Milambo, è avvenuto mentre i tre viaggiavano assieme al vice direttore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, Rocco Leone, e ad altre tre persone, a pochi chilometri fuori da Goma, verso Rutshuru, per andare a visitare progetti del Pam. Il console Russo, quel giorno, era invece rimasto a Goma.

La difesa del programma alimentare: “La strada era considerata sicura”

Il Programma alimentare mondiale (Pam), l’agenzia Onu che aveva invitato Luca Attanasio a visitare la scuola, si difende dalle accuse. Greg Barrow, vicedirettore della comunicazione del Programma alimentare mondiale, ha difeso l’operato dell’organizzazione che ospitava l’ambasciatore italiano: “La strada da Goma era considerata sicura, se ci fosse stato qualche dubbio avremmo preso altre misure. I protocolli sono stati seguiti”. Quindi ha aggiunto: “La nostra valutazione è stata che fosse “verde”, e non fosse necessaria una scorta armata o un veicolo blindato“.

Barrow poi ha spiegato: “La responsabilità in casi come questo è inevitabilmente condivisa. Non voglio puntare il dito contro il Congo, se sia responsabile della sicurezza all’interno dei suoi confini, o se sia primariamente responsabilità dell’Onu o del Pam, o di qualsiasi ospite che viaggi con il Pam. Questo è un giudizio che non sono in grado di formulare”.

Ma 10 giorni prima la delegazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu viaggiava con i blindati

Soltanto dieci giorni prima dell’agguato al convoglio sul quale viaggiava l’ambasciatore Luca Attanasio, però, una delegazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu guidata dal diplomatico belga Axel Kenes aveva visitato le stesse zone atterrando a Goma, con una rete difensiva della missione Monusco (la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo), molto più solida. Ci si chiede perché queste misure erano state giudicate necessarie per il viaggio della delegazione del Consiglio di Sicurezza Onu avvenuto dall’11 al 13 febbraio, ma superflue per quello del 22, in cui invece è stato assalito il convoglio del Pam di Attanasio.

Kinshasa fu avvertita del viaggio di Luca Attanasio a Goma

È stata poi smentita la difesa del governo locale, secondo cui non era stato informato del viaggio di Luca Attanasio e quindi non poteva proteggerlo. Con una nota verbale dell’Ambasciata italiana a Kinshasa, datata 15 febbraio 2021, il ministero degli Esteri della Repubblica Democratica del Congo era stato informato della visita a Goma e a Bukavu dell’ambasciatore Luca Attanasio, del console Alfredo Bruno Russo e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Una fotografia della nota timbrata, che riporta il numero di protocollo 219, è stata inviata a InfoAfrica/AGI da un corrispondente sul posto.

Luca Attanasio
Il 15 febbraio l’ambasciata italiana a Kinshasa informò con la nota verbale Prot. n. 219 il ministero degli Esteri del Congo dell’imminente viaggio nella regione di Goma dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, e che il viaggio si sarebbe svolto dal 19 al 24 febbraio. Del documento, che circola sui social media, è stata confermata all’ANSA l’autenticità da fonti qualificate, 27 febbraio 2021.

L’oggetto del documento è la richiesta dell’accesso al salone dell’aeroporto di Ndjili (Kinshasa) in previsione del volo per Goma con il volo Unhas delle ore 9 del 19 febbraio e del ritorno per Kinshasa con lo stesso volo in arrivo alle 15.20 del 24 febbraio. È precisato che l’oggetto dello spostamento è la visita alle comunità italiane a Goma e a Bukavu. Il giorno dell’agguato, ad opera di individui armati non ancora identificati, il responsabile della polizia, il Commissario Aba Van Ang, disse che né la polizia né l’esercito erano stati avvertiti del viaggio dell’ambasciatore.

Sul caso sono in corso tre inchieste (delle autorità italiane, congolesi e delle Nazioni Unite). E la Farnesina ha fatto sapere che “il Dipartimento per la Sicurezza Onu ha formalmente comunicato di avere avviato un’indagine – insieme a Pam e la missione di peacekeeping in Repubblica democratica del Congo Monusco – sui fatti e che tale indagine dovrebbe concludersi il 9 marzo prossimo“.

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