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Storia di Lorena, ex suora con una malattia degenerativa “non può rivedere suo fratello per colpa della burocrazia”

TPI DENUNCIA (di V. Di Benedetto Montaccini): Lorena è gravemente ammalata e ha un unico desiderio, rivedere suo fratello. Questa possibilità le viene negata a causa di problemi burocratici e di un visto per motivi familiari che non arriva da mesi. Per il marito Luca Stella sta diventando una vera Odissea

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 15 Nov. 2019 alle 12:47 Aggiornato il 15 Nov. 2019 alle 13:05
Immagine di copertina
Lorena e suo marito Luca Stella

Storia di Lorena, ex suora gravemente malata non riesce a vedere suo fratello

Lorena è gravemente malata. Ed è un visto turistico non concesso a separarla dalla possibilità di riabbracciare suo fratello che non vede da 10 anni. A Nogara, in provincia di Verona, è durata appena qualche mese la felicità per Lorena Yap, ex suora 47enne di origini filippine che da alcuni anni combatte contro la sclerosi multipla, una terribile malattia neurodegenerativa, e di suo marito Luca Stella che con amore e dedizione la assiste nelle sue difficoltà.

Felicità infranta

La gioia di aver potuto comprare, lo scorso giugno, un furgone Renault Kangoo attrezzato per il trasporto della donna, finanziato con una gara di solidarietà indetta da amici della coppia, è stata infatti soppiantata dalla tristezza.

Tutto ciò a causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute della 47enne, a cui si sono aggiunte negli ultimi giorni anche le difficoltà create dalla burocrazia, che ha negato al 42enne Jerome Yap, uno dei sette fratelli di Lorena, il visto per entrare in Italia ed accudire la sorella.

“Purtroppo”, evidenzia sconsolato il marito Luca ai microfoni di TPI “la sclerosi si è diffusa anche agli arti superiori, costringendo Lorena a rimanere sempre a letto”. “Avevamo pensato”, prosegue il 52enne, autista delle spazzatrici di Esacom, “di regalare a Lorena un viaggio nelle Filippine il prossimo Natale, per consentirle di riabbracciare i familiari che non vede da 10 anni. Tuttavia, visto il peggioramento in atto, abbiamo annullato la trasferta, chiedendo a qualche suo familiare di trasferirsi per alcuni mesi in Italia, allo scopo di assisterla. Il fratello Jerome ha subito dato la sua disponibilità”.

Quindi, Stella e la moglie, appoggiandosi ad un’agenzia, hanno preparato gli incartamenti da spedire all’ambasciata italiana di Manila, capitale delle Filippine, per il rilascio di un visto turistico di 90 giorni a beneficio di Jerome.

La burocrazia non fa riunire la famiglia

Dall’ufficio visti dello stesso ente, però, è arrivata la grande delusione: il permesso è stato negato, soprattutto in relazione alla durata della permanenza prevista in Italia, giudicata eccessiva dalle autorità. “Mia moglie ha presentato una lettera all’ambasciata descrivendo i motivi della visita del fratello, allegando la documentazione dell’Inps ed i certificati di medici specialisti riguardanti la sua grave malattia”, puntualizza Luca.

Inizialmente il rifiuto dell’ambasciata è stato categorico. “Soltanto dopo le mie prime rimostranze – spiega il marito dell’ex suora – mi è giunta una mail dall’ufficio visti in cui ci invitano a ripresentare la pratica allegando ulteriori documenti. Per noi, però, è impossibile assecondare tale richiesta, che comporta un consistente esborso di denaro, oltre a quello già speso per la prima pratica”.

Eppure nel 2015 era giunta in Italia la zia di Lorena sempre per assistere la nipote in vista di un intervento chirurgico alla spina dorsale. Allora avevamo seguito le stesse modalità di oggi e non si era verificato alcun problema. “Addirittura la zia, anziché restare tre mesi si fermò per cinque, dal momento che Lorena non migliorava. Poi, la zia di mia moglie è rientrata nelle Filippine”, dice Luca.

La malattia dell’ex suora Lorena

Nel giugno 2013 Lorena scioglie i voti perpetui e viene affidata dalla Congregazione, autorizzata anche dai suoi genitori. Luca in quel momento diventa il suo tutore legale e inizia a conoscere da vicino la realtà della sclerosi multipla, fatta di sofferenza, medicine,pannoloni e cateteri.

Nel 2015 la donna filippina si aggrava ulteriormente. “La spasticità è quasi totale e riesce a muovere solo mani e testa – spiega Luca – Un tronco completamente rigido. Io la assisto con profonda dedizione, lei mi dispensa un sorriso continuo e mi ringrazia mille volte al giorno”.

Le viene innestata una pompa al baclofen nel midollo spinale all’ospedale Sacro Cuore di Negrar (VR). “Non ci garantiscono l’esito positivo dell’intervento, invece va tutto bene e Lorena, pur avendo perso l’uso delle gambe, riesce a muovere tronco e braccia, aumentando notevolmente la qualità di vita. Siamo sempre insieme, anche se conciliare il mio lavoro con la sua malattia non è semplice, ma Lorena è speciale, carismatica”, racconta con la voce spezzata Luca.

L’appello del marito

Luca Stella, oltre ad inviare un’email di protesta all’ambasciata italiana, ne ha indirizzata una anche al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, così come, nei prossimi giorni, attraverso internet, contatterà la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (Francia). A livello locale, il 52enne si rivolgerà invece al Tribunale dei diritti del malato di Legnago.

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Sul mancato rilascio del visto al cognato, Stella conclude: “Ho presentato all’ambasciata perfino una fidejussione bancaria a copertura del periodo di permanenza di Jerome in Italia. Hanno forse paura che, una volta arrivato, mio cognato non rientri nelle Filippine? Non si tratta di un migrante economico, visto che al suo Paese ha già un lavoro retribuito, bensì del fratello di una persona gravemente malata”.

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