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Locatelli: “In Lombardia il virus circolava già prima di Codogno, avevamo avvertito i politici”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 17 Giu. 2020 alle 08:59 Aggiornato il 17 Giu. 2020 alle 09:04
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Immagine di copertina
Il presidente del CSS Franco Locatelli Credits: ANSA

“In Lombardia il virus circolava molto prima di Codogno. Noi medici e scienziati parlavamo dei pericoli del focolaio lombardo già a febbraio e avevamo avvertito subito la politica su Alzano e Nembro”. Lo ha detto il presidente del Consiglio superiore della Sanità, Franco Locatelli, in una intervista rilasciata al Mattino oggi, mercoledì 17 giugno.

“Noi abbiamo sollevato l’attenzione – continua il medico – sulle aree dove c’era il numero maggiore di casi e sono state fatte, con una tempistica stringente e non perdendo assolutamente tempo, tutte le analisi che hanno permesso al decisore politico di fare le scelte del caso”, il riferimento è alla mancata istituzione di una zona rossa che comprendesse Alzano Lombardo e Nembro su cui TPI ha portato avanti un’inchiesta giornalistica in più parti e su cui la Procura di Bergamo sta indagando.

Sulla Lombardia Locatelli ha aggiunto: “È la regione in cui il virus ha avuto la maggiore diffusione, ma è anche un territorio con una densità di popolazione marcatamente elevata. Un italiano su sei abita in Lombardia. E tra i nuovi positivi molti non sono sintomatici, ma soggetti che sono risultati positivi al test sierologico e per questo sottoposti al tampone. Mettendo insieme questi elementi, si spiega il dato della Lombardia, che ha comunque una riduzione dei casi; è chiaro che dove c’è stata maggiore circolazione, servirà più tempo, ci auspichiamo una progressiva riduzione del numero dei casi”.

Differenze tra Regioni

Locatelli ha anche spiegato che “la maggior parte delle regioni ha un numero di nuovi casi sotto a dieci, evidentemente le riaperture non hanno portato fuori controllo la diffusione della contagiosità. Questo è importante, deve essere una incentivazione a mantenere comportamenti responsabili. Le tendenze di declino delle curve epidemiche sono sempre meno ripide di quelle delle curve di ascesa. Non sono delle curve gaussiane, il ramo ascendente è sempre più ripido di quello discendente”.

Seconda ondata?

Su una seconda ondata del virus il presidente del CSS è molto cauto: “Sono i mesi in cui circolano di più i virus respiratori. Però dire se ci sarà una seconda ondata e quanto sarà importante è una predizione da indovini, non una previsione medico-scientifica. Se mai ci sarà, non credo che avrà minimamente l’impatto che abbiamo vissuto tra febbraio e marzo”.

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