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Marcia Restiamo Umani, l’ideatore John Mpaliza a TPI: “Da Trento a Lampedusa e poi a Roma, la nostra marcia per dire al governo: siamo stanchi di questo odio”

Il 20 giugno parte da Trento la marcia organizzata dall'attivista italiano di origine congolese John Mpaliza, che arriverà a Roma passando da San Ferdinando e Lampedusa

Di Anna Ditta
Pubblicato il 31 Mag. 2019 alle 17:24 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:36
Immagine di copertina

Marcia “Restiamo Umani” John Mpaliza

Non si può certo dire che John Mpaliza abbia iniziato adesso il suo cammino per i diritti. Forse ha iniziato una decina di anni fa, quando organizzò in Italia la prima marcia per la pace nella Repubblica Democratica del Congo. O forse nel 1991, quando dovette lasciare il paese in cui era nato per fuggire dall’allora regime del presidente Mobutu.

Ma probabilmente quel cammino è iniziato ancora qualche anno prima, quando John manifestava in Congo insieme ai suoi colleghi di università. Molti di loro – racconta – non li ha più ritrovati quando è tornato nel suo paese d’origine.

Per la prima volta, però, dopo tutti questi anni, John Mpaliza ha deciso di organizzare la sua marcia per la pace non più mettendo al centro l’Africa e il Congo, come aveva fatto tante volte, denunciando i legami tra estrazione mineraria da parte dei paesi occidentali e i conflitti in atto nel paese.

Stavolta ha deciso di parlare di una questione che riguarda ancora più da vicino gli italiani.

“Ho sempre marciato per la pace in Africa e in Congo”, racconta John Mpaliza in un’intervista a TPI. “Ma stavolta mi sono detto, da cittadino italiano ed europeo, è possibile che qui si stiano distruggendo i valori fondamentali della società, e noi stiamo a guardare e basta? Proviamo a fare qualcosa per tutti i cittadini che vivono nel territorio italiano, per dire basta all’odio e alla paura”.

Così John ha scelto di denominare la marcia con l’espressione utilizzata dall’attivista e giornalista Vittorio Arrigoni: “Restiamo umani”, dopo essere entrato in contatto con la madre di Arrigoni stesso. (N.B. Questo motto è stato utilizzato anche della “Rete Restiamo Umani”, che però non è direttamente coinvolta nell’organizzazione della marcia).

Marcia “Restiamo Umani”: organizzazione e tappe

La Marcia “Restiamo Umani” partirà il 20 giugno 2019 da Trento e arriverà a Roma il 19 ottobre, passando anche per Torino, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Lampedusa (qui i dettagli del progetto).

La data di partenza coincide con la Giornata mondiale del rifugiato, un riferimento simbolico legato alle stragi nel Mediterraneo, contro la politica dei porti chiusi e il decreto sicurezza che, come sottolinea John, “stanno distruggendo il sistema di accoglienza, sia quella degli Sprar sia quella messa in atto dai singoli cittadini”.

Dopo 4 mesi e quasi 3mila chilometri, il momento conclusivo della marcia si svolgerà invece in Piazza San Pietro, dove i partecipanti sperano di riuscire a consegnare una lettera aperta a Papa Francesco, recentemente vittima di attacchi per essersi espresso a sostegno dei migranti e dei più deboli.

“Vogliamo sostenere Papa Francesco, chiedergli di continuare a fare quello che sta facendo e di fare ancora di più”, spiega John. “Faremo avere la nostra lettera anche al presidente Mattarella, che è garante della Costituzione. Sarà indirizzata anche all’Unione africana, perché quelli che stanno morendo nel mare sono i loro figli e le loro figlie e loro non stanno facendo nulla”.

Gran parte dei partecipanti si alterneranno nella marcia. Si muoveranno a piedi, usando i mezzi di trasporto solo per il trasferimento da Reggio Emilia a Torino e da Monterotondo in Sicilia.

Nelle diverse tappe, saranno le città stesse a dettare l’agenda. Le associazioni locali attive nel sociale organizzeranno infatti degli incontri pubblici per discutere di vari temi, dal caporalato all’accoglienza dei migranti e molto altro ancora.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

“In Sicilia stiamo pensando ad una passeggiata simbolica a Lampedusa e una conferenza. Da Palermo torneremo verso Reggio Calabria, saremo a Riace e anche a San Ferdinando”, spiega John.

Tra il 1993 e il 1996, subito dopo essere arrivato in Italia, anche lui ha lavorato a Rosarno e in Puglia, dove raccoglieva arance e pomodori (“Conosco il male che c’è lì, vogliamo dar voce a chi in quei posti lotta”, dice). Solo anni dopo ha potuto riprendere gli studi interrotti e laurearsi in ingegneria informatica a Parma, per poi lavorare 12 anni presso il comune di Reggio Emilia.

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John Mpaliza: “Ecco com’è nata l’idea della Marcia Restiamo Umani”

La molla che ha fatto scattare l’idea della Marcia “Restiamo Umani” è nata alcuni mesi fa, il giorno in cui John ha assistito a un brutto episodio su un treno partito da Trento, la città in cui vive, e diretto a Reggio Emilia, dove ha vissuto per vent’anni.

“Il capotreno stava strattonando un viaggiatore, un signore africano sub-sahariano nero, accusandolo ad alta voce di non aver fatto il biglietto”, racconta John. “Mi sono guardato intorno nel vagone. Nessuno tentava di mediare, anzi, ho visto sulla faccia della gente una certa rabbia e un senso accusatorio, avevano quasi la bava alla bocca”.

John ha cercato di capire cosa stesse succedendo. Il passeggero gli ha detto che aveva dato al controllore la sua tessera a scalare, che aveva convalidato prima della partenza e che avrebbe dovuto passare alla macchinetta in stazione alla fine della corsa per scalare il costo del viaggio, ma il capotreno pretendeva un biglietto cartaceo, e non gli aveva più restituito la sua tessera.

Quando John va a chiedere conto al controllore, questi gli restituisce la tessera del passeggero. Alla domanda se avesse controllato se il titolo di viaggio fosse stato convalidato, il capotreno risponde che non aveva la macchinetta per controllare.

“A quel punto ho parlato ai passeggeri del vagone”, prosegue John, “ho detto: vedete cosa sta succedendo? Ci stanno mettendo gli uni contro gli altri. Voi non sapete veramente cosa sta succedendo ma vi siete messi dalla parte del controllore. Nessuno di voi è intervenuto”.

“Chi ci sta governando oggi”, ha continuato, “ci sta portando alla distruzione totale, all’odio verso il diverso, verso il debole, che non è soltanto l’immigrato, è anche il rom o l’italiano senza lavoro”.

Quel giorno John ha deciso che avrebbe dovuto far qualcosa. Così è nata l’idea della marcia.

John Mpaliza: “La nostra Marcia è un messaggio per la politica”

Per John Mpaliza la Marcia “Restiamo Umani” è un chiaro messaggio rivolto alla politica.

“Questa marcia dice a chi ci sta governando che siamo stanchi di questo clima di odio e che loro non ci fanno paura”, dice. Ma il messaggio della marcia è rivolto anche alle forze politiche di opposizione e a chi ha governato in passato: “Devono svegliarsi, perché sono in qualche modo corresponsabili di questa situazione”.

“Bisogna far capire alla gente che gli xenofobi razzisti non sono la maggioranza”, sostiene John, “forse stanno cercando di diventarlo, ed è questo che noi dobbiamo cercare di arginare, facendoci vedere, uscendo per strada, e sedendoci a confrontarci, per capire cosa fare”.

“Siamo in tanti a pensare in un altro modo”, prosegue John, “a pensare che ci si possa sedere a riflettere e continuare a lavorare per maggiore inclusione e accoglienza, per gestire meglio l’immigrazione, un fenomeno che nessuno può arrestare, e per i diritti umani e civili per tutti e per la pace”.

Informazioni utili: Qui le tappe e le date della marcia. Qui il crowdfunding legato alla marcia (il ricavato, al netto delle spese, andrà a progetti in Mozambico, paese colpito dall’uragano Idai).

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