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Esclusivo: Italia malata, tra malformazioni nei bambini e pesticidi. Nel Nord ci sono tante piccole Ilva: ecco quali

Dalla Toscana all'Emilia Romagna, passando per la Lombardia: nel nostro paese sono diversi i territori che superano il limite massimo del 2 per cento per le malformazioni congenite. E le ragioni vanno ricercate nei (troppi) disastri ambientali. TPI pubblica i dati inediti

Di Pietro Mecarozzi
Pubblicato il 4 Ago. 2020 alle 11:47
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Immagine di copertina

Gli agenti inquinanti sono depositi di materiale radioattivo, centrali a biomasse o biogas, cartiere e pesticidi nelle acque sopra i limiti consentiti. Lo scotto da pagare per la loro presenza, invece, sono percentuali inquietanti di neonati con malformazioni congenite. È questo il quadro descritto dai dati inediti – di cui TPI può dar conto – messi a disposizione dalle Ats di Milano, Bergamo, Val Padana, Insubria, Pavia e dalle Fondazione Toscana Gabriele Monasterio e il Registro Toscano Difetti Congeniti. Dati che sono stati elaborati da Alberto Zolezzi, medico pneumologo, parlamentare del M5S e componente della commissione Ambiente, e dalla sua equipe scientifica.

La regione Toscana, assieme a molti altri comuni dell’Emilia Romagna e alle principali province della Lombardia (tra cui Bergamo, Lodi e Milano) si scoprono culle velenose in grado di inficiare la salute delle popolazioni locali e, di conseguenza, dei futuri nascituri. “È bene ricordare che secondo il Network Europeo dei Registri delle Malformazioni Congenite (Eurocat), accreditato dall’International Clearinghouse for Births Defects Surveillance and Research dal 1995, il limite massimo su un territorio per le malformazioni congenite è il 2 per cento. Limite massimo che in Pianura Padana ed Emilia-Romagna è abbondantemente superato in moltissimi Comuni”, svela Zolezzi.

Toscana

Nel caso dell’area circostante la frazione Barberino Val d’Elsa, nella città metropolitana di Firenze, per esempio, dal 2012 al 2017, la presenza di pesticidi – più volte segnalata dall’Isde (l’Associazione Medici per l’Ambiente) – come il Boscalid, il Dimetomorf o il Fluopicolide (fungicidi usati in certi tipi di colture e per controllare malattie come la peronospora della patata) nella Diga Migliorini, ovvero la principale fonte di approvvigionamento di acqua potabile del paese, ha reso la zona un fenomeno clinico. Il numero di neonati affetti da malformazioni, infatti, oscilla attorno al 10 per cento del totale delle nascite. Per intenderci: un bambino su dieci a Barberino Val d’Elsa potrebbe nascere con malformazioni congenite più o meno gravi.

Un bilancio allarmante visti i soli 4mila abitanti risiedenti nel paese, che aggregato ai bollettini sanitari dei limitrofi San Gimignano, Tavernelle Val di Pesa e Colle Val d’Elsa completano uno spaccato che lascia poco spazio all’immaginazione. “La situazione è drammatica, in vista anche della letteratura scientifica che riguarda l’esposizione cronica ai pesticidi”, afferma Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo, nonché rappresentante Isde. “Assorbendoli dall’acqua, dagli alimenti e dal contatto, siamo giunti oggi a parlare di esposoma, ovvero il fenomeno per cui entriamo in contatto con questi elementi sin dalla nascita. Il risultato è la diminuzione dei meccanismi di riparazione dei danni al Dna, che si traduce in più vulnerabilità alle malattie tumorali, a quelle neurologiche, degenerative e per i bambini in un rischio triplicato di autismo”.

Casi estremi che, per il momento, non coinvolgono in toto la Toscana, dove tuttavia trovano cittadinanza delle realtà in condizioni critiche, aggravate da disposizioni alquanto anomali in materia ambientale. Su tutte, c’è proprio il decreto riguardante le disposizioni relative per l’impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti pubblicato il 30 luglio 2018, con cui si è autorizzato in tutta la Regione, nell’area di salvaguardia di captazioni di acque sotterranee destinate al consumo umano, l’utilizzo di ben 29 pesticidi di pessimo profilo ambientale, compreso il Clorpirifos e il Glifosate e altri cinque nemmeno più autorizzati dall’Unione europea.

La provincia lucchese è caratterizzata da numerose centrali a biomasse e cartiere. Montecarlo, Capannori, Porcari e la stessa Lucca registrano una percentuale di anomalie nelle nascite che varia dal 5 al 7 per cento, per un totale di circa 300 neonati con deformità su 7mila totali. Da Piombino a Pisa la morfologia industriale del territorio vanta invece un mix tossico di cartiere, acciaierie, inceneritori, discariche e depositi di materiale radioattivo. Già segnalati dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in una nota integrata nel report Sentieri, i siti toscani di Livorno e Piombino registrano un eccesso di malformazioni congenite. Si tratta di anomalie a carico del sistema nervoso e degli arti che, rispettivamente, interessano il 4 e il 5 per cento dei nati tra il 2013 e il 2017. Non proprio numeri marginali.

“La malformazione può essere lo specchio di un fattore di pressione vicino nel tempo e nello spazio e con proporzionalità diretta”, spiega Zolezzi. “Non mi sono stupito di trovare incidenze di malformazioni gravi, ma del resto è triste aver visto alcuni comuni con tutti (100 per cento) i bimbi nati nel corso di un anno affetti da malformazione. Credo quindi, anche per quei contesti dove i numeri sono bassi, che sia necessario eseguire ulteriori studi su queste problematiche”.

Lombardia

Nella mappa delle malformazioni salta all’occhio anche la situazione del milanese. In Lombardia, secondo i campionamenti dell’Ispra, di 320 punti di prelievo su fiumi e laghi lombardi, ben 234 (il 73,1 per cento) sono contaminati da pesticidi, appartenenti a 61 sostanze tra principi attivi e molecole ancora attive derivanti dalla loro parziale degradazione. Pesticidi anche nelle acque sotterranee: su 474 punti di monitoraggio della falda, ne sono stati trovati inquinati ben 125, oltre il 26 per cento. Nella maggior parte dei casi, i referti analitici riportano livelli di contaminazione superiori agli Standard di Qualità Ambientale.

La Lombardia sconta gli effetti della massiccia industrializzazione ma anche quelli di un’agricoltura che negli ultimi decenni ha visto moltiplicarsi l’uso di sostanze chimiche. È così nei comuni di Rho, Bollate, Lainate e gli altri che fanno parte della cintura nord di Milano, costellati di inceneritori, acciaierie (tra cui quella a Caronno Pertusella di proprietà della famiglia Riva, ex patron dell’Ilva)  e falde compromesse. Con il risultato di un tasso di malformazioni congenite che val dal 5 al 6 per cento delle nascite, fino al 7-8 per cento.

Un altro cluster di inquinamento e malformazioni congenite si trova nel mantovano, dove si trova un Sito d’interesse nazionale (Sin), riconosciuto nel polo chimico e nei laghi mantovani. A dimostrazione dell’impatto sulla salute: chi viene concepito nei due Comuni del Sin – Mantova e Virgilio – ha il 25 per cento di probabilità in più di sviluppare malformazioni congenite di un embrione che cresce in pancia nel resto della provincia. “L’area Sin di Mantova ha il record di malformazioni congenite in proporzione ai nati – rivela Zolezzi – non solo rispetto al dato europeo, ma anche rispetto ad altri Sin più impegnativi come Priolo (2,88 per cento) e Gela (4,34 per cento). A Mantova si riscontrano 4,88 per cento dei nati affetti da malattie congenite maggiori, molte del sistema nervoso e del cuore”.

E poi ci sono i casi isolati, come Roncobello e Sorico, dove il tasso di malformazioni è rispettivamente dell’11 per cento e del 25 per cento. “Dovendo attenersi ai regimi di privacy, non è stato possibile scoprire caso per caso il nesso causa-effetto tra le malformazioni e la presenza degli inquinanti. Come nel caso di Roncobello e Sorico”, continua Zolezzi. “Pertanto, l’invito alle autorità sanitarie è quello di superare lo scoglio della privacy interregionale così da stimolare nuove ricerche”.

Emilia-Romagna

In Emilia Romagna, e in particolare nella provincia di Reggio Emilia, negli ultimi anni si è registrata un’impennata di casi”, assicura Zolezzi. Il limite massimo di malformazioni del 2 per cento fissato da Eurocat è superato ampiamente superato: in Emilia-Romagna è del 3,16 per cento, in provincia di Reggio del 3,55 per cento. “L’esposizione della madre e del feto a fattori che provocano notoriamente malformazioni nell’embrione (infettivi, fisici, chimici, patologie materne) causa circa il 9-10 per cento dei difetti, mentre il 65 per cento ha un’eziologia non nota, forse correlata a complesse interazioni tra il gene e l’ambiente”, dice il parlamentare.

I dati in Emilia Romagna dal 2002 al 2016 registrato quindi un incremento del 213 per cento di malformazioni congenite. Nella provincia di Reggio Emilia, invece, quasi il doppio nello stesso arco di tempo: con un aumento di casi del 408 per cento. Allarmante sono anche i numeri della zona piacentina: la presenza di un deposito di rifiuti nucleare a Caorso è infatti accompagnata da un tasso di malformazioni del 4,2 per cento e nel confinante Castelvetro Piacentino del 10,25 per cento.

Il resto della Pianura Padana, nelle province di Ferrara, Cremona, Mantova e Brescia, invece spicca per lo stato clinico delle sue acque dovuto agli allevamenti intensivi (la zona ospita oltre la metà dei suini italiani). Dagli studi di Greenpeace Italia, risulta un livello più alto della media europea per la presenza di farmaci veterinari dovuti agli allevamenti: sono stati rilevati 12 farmaci veterinari e solo nel campionamento della Roggia Savarona circa 11.

“Non è stato possibile monitorare l’intero Paese perché molte regioni, in particolare quelle del Sud, non sono registrano o non mettono a disposizione certi tipi di dati. Anche nel Nord Italia abbiamo riscontrato delle difficoltà, sopratutto nel bresciano”, conclude Zolezzi.

Degno di nota è anche la situazione nel bacino di Verona, Vicenza e Padova, dove circa 350mila persone delle province stanno vivendo una contaminazione da Pfas, o acidi perfluoroacrilici, dopo che quest’ultimo ha inquinato in profondità la seconda falda più grande d’Europa. Ad oggi il maggiore indiziato risulta essere l’azienda chimica Miteni Spa di Trissino: la Procura di Vicenza ha chiesto il rinvio a giudizio per 9 manager, con le accuse di avvelenamento delle acque e disastro innominato. Nel dossier risultano tre le province coinvolte, 350mila persone contaminate destinate a diventare 800mila, oltre 80 Comuni interessati, 700 chilometri quadrati di territorio compromesso, 95mila cittadini sottoposti a biomonitoraggio di cui 6 su 10 vengono inviati a fare visite specialistiche. “L’elevata presenza di Pfas all’interno della circolazione fetale in donne in gravidanza potrebbe determinare anomalie nello sviluppo del feto. Queste sostanze chimiche intaccano lo sviluppo antropometrico nell’uomo, modificandone gli equilibri e la crescita degli arti”, dice Carlo Foresta, professore di Endocrinologia presso l’Università di Padova ed esperto di Pfas.

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